Rocca di C.: La tragedia del Norman Atlantic. Tre anni dopo Giuseppe Mancuso ancora disperso

La sorte sembra segnata ma è sempre ufficialmente disperso GIUSEPPE MANCUSO (foto in alto), l’autotrasportatore di Rocca di Caprileone, che si trovava a bordo del traghetto Norman Atlantic, naufragato a causa di un incendio il 28 dicembre 2014 dopo essere partito dalla Grecia. Per questo, a tre anni esatti dall’accaduto, la famiglia e gli amici hanno ricordato il camionista. Intanto la Procura di Bari è prossima alla conclusione delle indagini per l’inchiesta in corso…

Di Giuseppe Lazzaro, da Gazzetta del Sud (pagina Sicilia)

La sorte sembra essere segnata ma, come i sei dispersi della tragedia per l’alluvione di Giampilieri dell’1 ottobre 2009 seppur assommati alle 31 vittime ufficiali, nulla si sa ancora, a distanza di tre anni, dell’autotrasportatore di Rocca di Caprileone Giuseppe Mancuso. Per questo, il 28 dicembre, nel giorno esatto della scomparsa, familiari e amici si sono riuniti ricordando, con un post su Facebook, il congiunto e amico che risulta nell’elenco dei dispersi della tragedia del Norman Alantic. E proprio nelle ore del ricorso alla Procura di Bari, che indaga sulla sciagura, è stata depositata l’ultima informativa utile per la chiusura del fascicolo d’indagine. Allo stato attuale sono diciotto gli indagati, sedici persone fisiche e due società ma altri indagati con ulteriori reati contestati potrebbero presto aggiungersi. Il Norman Atlantic salpò il 27 dicembre 2014 da Igoumenitsa (Grecia) con a bordo, tra gli altri, anche 128 tir, di cui 60 camion-frigo, tra di questi anche il mezzo di Mancuso che doveva tornare a casa per trascorrere con i familiari il Capodanno 2015 dopo avere trascorso fuori, per lavoro, il Natale. Il traghetto avrebbe dovuto seguire la rotta sino a Durazzo (Albania) e, da qui, fare scalo al porto di Ancona. Ma un incendio divampò a bordo dopo poche decine di miglia di navigazione e il bilancio finale è stato di nove morti e una decina di dispersi tra cui, appunto, il Mancuso che, al momento del rogo, telefonò al figlio Calogero (allora assessore, oggi consigliere comunale di Caprileone) avvisando che, in ogni caso, tutto fosse a posto. Quella, però, fu l’ultima telefonata. L’inchiesta istruita dalla Procura di Bari ha accertato che i tir sarebbero stati disposti sui ponti in maniera approssimativa, senza rispettare la distanza fra i mezzi e la disponibilità di prese di corrente, costringendo gli autotrasportatori a tenere i motori accesi. Dopo il rogo, poi, le operazioni di spegnimento delle fiamme sarebbero state attivate troppo tardi, con l’allarme lanciato circa 20 minuti dopo il primo avvistamento di fumo, quando ormai le fiamme avevano raggiunto gli altri ponti senza più possibilità di spegnerle. L’informativa della Guardia Costiera ripercorse le diverse fasi del naufragio, dal rogo intorno alle 3 di notte fino alle operazioni di evacuazione e salvataggio con mare in burrasca, vento e temperature glaciali. Fra le violazioni contestate c’è anche quella relativa alle scialuppe: per salire sulle lance erano state montate passerelle senza sufficienti protezioni che evitassero la caduta in mare. Quasi tutte le vittime sono morte per assideramento seguito da annegamento, tranne un corpo mai identificato, forse un adolescente clandestino, trovato carbonizzato all’interno del relitto il quale, ormeggiato dal febbraio 2015 al porto di Bari, è ancora sottoposto a sequestro probatorio.

Edited by, sabato 30 dicembre 2017, ore 10,56. 

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