Rocca di C.: Omicidio Bruno. La Cassazione conferma la condanna a 24 anni e 3 mesi per Oriti

Il punto finale. Ieri sera (come riportato, per i quotidiani odierni, solo dalla Gazzetta del Sud nel pezzo in basso a firma del responsabile di questo sito), la Prima sezione penale della Cassazione ha rigettato i ricorsi, di procura e parte civile, confermando la condanna, a 24 anni e 3 mesi, emessa dalla Corte d’Appello di Messina nel gennaio 2016, nei confronti di SEBASTIAN ORITI (foto in alto a dx). Quindi il giovane è condannato definitivamente per avere ucciso a coltellate a Rocca di Caprileone, la mattina dell’11 febbraio 2013, il meccanico ANDREA OBERDAN BRUNO (foto in alto a sx)…

Di Giuseppe Lazzaro, da Gazzetta del Sud

Foto in alto: l’avvocato Giuseppe Mancuso, ha assistito la madre della vittima come parte civile

E’ definitiva la condanna, a 24 anni e 3 mesi di reclusione, nei confronti di Sebastian Oriti, 23 anni, di Rocca di Caprileone, accusato dell’omicidio del giovane meccanico Andrea Oberdan Bruno, che aveva 24 anni, avvenuto a Rocca la mattina dell’11 febbraio 2013. Ieri sera la Prima sezione penale della Cassazione ha rigettato i due ricorsi che erano stati presentati dopo che, nel gennaio 2016, la Corte d’Appello di Messina aveva rideterminato, appunto a 24 anni e 3 mesi, la condanna rispetto a quella di primo grado: l’ergastolo, come stabilì la Corte d’Assise di Messina nell’aprile 2015. Alla Suprema Corte hanno presentato ricorso la procura, quindi il prof. Gaetano Pecorella per l’imputato (dal giorno dell’omicidio rinchiuso in carcere) chiedendo che l’omicidio fosse dichiarato preterintenzionale (il che avrebbe comportato una riduzione di pena per il suo assistito) e, su istanza, la parte civile, sostenuta dall’avvocato Giuseppe Mancuso nell’interesse della madre della vittima, che aveva chiesto il ripristino della condanna all’ergastolo, anche con un eventuale annullamento della sentenza d’appello con rinvio e ulteriore processo di secondo grado in altra sede. Ipotesi, questa, chiesta anche dal procuratore generale al termine della sua requisitoria. Ma la Prima sezione della Cassazione ha rigettato i ricorsi e confermato, in maniera definitiva, la condanna a 24 anni e 3 mesi per l’Oriti. In appello la pena era stata rideterminata poiché venne esclusa la premeditazione del delitto, accertata invece in primo grado. La sentenza ha confermato il risarcimento alle parti civili costituite: 80.000 euro per Adele Pintabona, madre della vittima, difesa dall’avvocato Giuseppe Mancuso e 20.000 euro per la sorella Lucia, zia della vittima, assistita dall’avvocato Alessandro Nespola sino all’appello.

Foto in alto: il prof. Gaetano Pecorella, in appello (con l’avvocato Decimo Lo Presti) e in Cassazione ha difeso l’imputato

L’OMICIDIO- Il delitto avvenne la mattina del lunedì di carnevale del 2013 quando la sera prima tra i due giovani c’era stata una lite all’interno di una sala da ballo alla scuola “Emanuela Setti Carraro”. Alla base del diverbio, pare con altri episodi avvenuti nei mesi precedenti, una ragazza, sentimentalmente legata all’Oriti ma che aveva in simpatia il Bruno. Verso le 8,30, quando il Bruno stava scendendo le scale della sua abitazione di via Europa per recarsi al lavoro in officina, venne preso alle spalle dall’Oriti che si era nascosto con in mano un coltello da cucina che aveva prelevato da casa. Cinque coltellate vennero sferrate tra l’addome e l’intestino del Bruno che, intanto, uscito dal portone, rimase in una pozza di sangue decedendo due ore dopo mentre veniva operato in chirurgia all’ospedale di Sant’Agata Militello. Oriti, dopo avere gettato a terra il coltello, si avviò verso casa venendo subito arrestato dai carabinieri. L’omicidio ebbe una forte eco nella comunità caprileonese.

Edited by, mercoledì 10 maggio 2017, ore 12,02.

 

(Visited 1.140 times, 1 visits today)