Roma: Confiscati beni, per 170 milioni di euro, all’imprenditore di Gioiosa Marea Pietro Tindaro Mollica

Beni mobili e immobili e partecipazioni a numerose società, per un valore complessivo stimato in circa 170 milioni di euro, sono stati confiscati dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma nei confronti di PIETRO TINDARO MOLLICA, originario di Gioiosa Marea, imprenditore attivo nel settore degli appalti di opere pubbliche su scala nazionale. Foto in alto, d’archivio: l’imprenditore, tra due finanzieri, nel marzo 2015 al momento dell’arresto per l’operazione “Variante inattesa”…

Beni mobili e immobili e partecipazioni a numerose società, per un valore complessivo stimato in circa 170 milioni di euro, sono stati confiscati dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma nei confronti di un noto imprenditore siciliano, Pietro Tindaro Mollica, originario di Gioiosa Marea, attivo nel settore degli appalti di opere pubbliche su scala nazionale, «dedito alla commissione di reati fallimentari e al trasferimento fraudolento di valori», spiegano i finanzieri. Il provvedimento del Tribunale capitolino – Sezione per l’applicazione delle misure di prevenzione -, eseguito dagli specialisti del Gico (Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata) del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma, giunge al termine di complesse indagini di polizia economico-finanziaria, avviate nel febbraio 2015 su delega della Procura della Repubblica della capitale.

Nell’ambito delle indagini «sono state confermate e rafforzate evidenze investigative, in precedenza acquisite nel corso di altra indagine di polizia giudiziaria, in ordine alla esistenza di una struttura delinquenziale – si legge in una nota della Guardia di Finanza – gerarchicamente organizzata e capeggiata da Pietro Tindaro Mollica, imprenditore di origini siciliane che, dietro lo “schermo” di numerose società formalmente amministrate da una vasta platea di prestanome, è riuscito, nell’ultimo ventennio, ad assicurarsi un elevato numero di commesse pubbliche in tutta Italia». In particolare, i finanzieri hanno ricostruito le vicende di mala gestio che hanno condotto al crack del consorzio romano Aedars Scarl, dichiarato fallito con sentenza del Tribunale di Roma del 12 maggio 2015, appurando che, nel corso del decennio 2003-2013, l’ente si era aggiudicato una serie di importanti appalti pubblici su scala nazionale, tra cui spiccano le commesse, poi giunte alla fase esecutiva, indette dall’Ufficio del Commissario Straordinario Delegato per il rischio idrogeologico nella Regione Calabria, dall’Adr-Aeroporti di Roma s.p.a., dall’Anas s.p.a. – Sicilia, dalla Regione Sardegna, dalla Provincia di Reggio Calabria, dalla Provincia di Siracusa, dal Comune di Sessa Aurunca (Caserta), dal Comune di Rosarno (Reggio Calabria) e dal Comune di Ciampino (Roma), per un valore complessivo degli appalti, all’epoca già vinti, pari a circa 120 milioni di euro. In tale ambito, il 10 marzo 2015, il Mollica è stato sottoposto a due distinte misure cautelari personali e portato nel carcere di Regina Coeli a Roma, nell’ambito dell’operazione di polizia denominata “Variante inattesa”. «Nel presente contesto – spiegano i finanzieri – particolare rilevanza è stata attribuita ai documentati stretti rapporti, personali e d’affari intercorsi, nel tempo, tra Mollica Pietro ed alcuni soggetti legati a diverse consorterie malavitose, anche di matrice mafiosa». L’odierno provvedimento del Tribunale, che fa seguito al sequestro di prevenzione del giugno 2015, dispone la confisca dei seguenti beni: patrimonio aziendale e relativi beni di 10 società, con sede a Roma; quote societarie di 4 società, con sede a Roma (2), Venezia e in provincia di Messina; 40 unità immobiliari (11 fabbricati e 29 terreni) ubicate a Roma, Varese e in provincia di Messina; 11 auto/motoveicoli; rapporti bancari/postali/assicurativi/azioni, per un valore complessivo di circa 170 milioni di euro.

        Da www.IlMessaggero.it

Edited by, giovedì 22 giugno 2017, ore 15,27. 

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