S.Agata Militello: L’omicidio di Benedetto Vinci. Rideterminata a 10 anni e mezzo la condanna per Francesca Picilli

La Corte d’Appello di Reggio Calabria ha rideterminato a 10 anni e 6 mesi di carcere la condanna nei confronti di FRANCESCA PICILLI (foto in alto a sx), di Sant’Agata Militello, accusata dell’omicidio preterintenzionale del fidanzato BENEDETTO VINCI (foto in alto a dx), morto a Sant’Agata Militello nel marzo 2012 e dieci giorni dopo il fatto. In primo grado la giovane fu condannata a 18 anni, poi in appello a 14 anni con l’annullamento della pena con rinvio da parte della Cassazione…

La Corte d’Appello di Reggio Calabria ha rideterminato a 10 anni e 6 mesi di carcere la condanna nei confronti di Francesca Picilli, 34 anni, di Sant’Agata Militello, accusata dell’omicidio preterintenzionale del fidanzato Benedetto Vinci, morto a Sant’Agata Militello nel marzo 2012. In primo grado la giovane fu condannata a 18 anni, poi in appello a 14 anni. Lo scorso 25 maggio la Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza di condanna emessa dalla Corte di Assise di Appello di Messina nel gennaio 2017. Benedetto Vinci, allora 25 enne, mori per i postumi di una coltellata all’addome ricevuta proprio ad opera della ragazza alcuni giorni prima. Francesca Picilli, alla quale sono state riconosciute le attenuanti generiche come avvenuto in appello, è stata difesa dall’avvocato Nino Favazzo. Parti civili costituite la madre del Vinci, Maria Stella Monacò, le sorelle Angela Florinda e Antonina, rappresentate dagli avvocati Giuseppe Mancuso e Alessandro Nespola. Nei loro confronti riconosciuti 110.000 euro di provvisionali.

LA VICENDA

A dare un quadro chiaro di quel che accadde, come riportato nelle motivazioni, fu lo stesso Benedetto Vinci quando venne sentito dai carabinieri il giorno dopo il ferimento all’ospedale di Sant’Agata Militello. “Vinci riferiva agli inquirenti – si legge nelle motivazioni della sentenza di primo grado – di avere incontrato il pomeriggio precedente (3 marzo 2012 ndr) la sua ex fidanzata, Francesca Picilli e di avere con lei trascorso il resto della giornata. Intorno alle 22 si erano recati insieme ad un bar del lungomare di S.Agata Militello dove consumarono due bottiglie di vino e, successivamente, insieme ad un amico comune, si erano recati presso una discoteca di Capo d’Orlando dove vi rimasero sino alle prime ore del mattino. Intorno alle 4,30 si recavano insieme, tutti e tre, presso la sua abitazione (via Campidoglio a Sant’Agata Militello ndr) entrando in casa soltanto Vinci con la ex fidanzata e raggiungendo la camera da letto. Lo stesso Vinci riferì della presenza nell’abitazione anche della sorella la quale, svegliata dalle voci e dall’abbaiare del loro cane, aveva chiesto ai due di desistere dai rumori molesti. Quindi il Vinci e la Picilli continuarono a litigare, secondo la testimonianza della vittima, nonostante l’invito della sorella. Il litigio andava sempre più animandosi e, dopo qualche graffio e uno schiaffo leggero al volto, la situazione sembrava essere tornata alla normalità facendo assumere all’atmosfera un clima di sfida e gioco. Il giovane, prendendo un coltello a serramanico posto sulla scrivania della sua camera, lo brandiva a mò di scherzo verso Francesca, la quale in quel momento era distesa sul letto, chiedendole se tale gesto la spaventasse e dicendole, ridendo:“E se ti graffio io adesso?”. A quel punto Vinci dichiarava di aver gettato il coltello sul letto e di essersi posizionato a cavalcioni sopra Francesca cercando di bloccarle le mani “per evitare reazioni da parte della stessa”. Mentre le bloccava le mani, Vinci le chiedeva se avesse avuto il coraggio di ferirlo e poco dopo la lasciava libera di afferrare il coltello che prima lui stesso aveva gettato sul letto. La Picilli impugnava il coltello e colpiva al petto il Vinci provocandogli una vistosa ferita che sanguinava abbondantemente. Questo, quindi, un passo fondamentale riportato nelle motivazioni della sentenza di primo grado che, poi, inquadrano la Picilli “immobile e in stato di shock” durante i primi soccorsi prestati al Vinci all’ospedale santagatese prima del trasferimento al Cervello di Palermo, dove l’operato dei sanitari – spiegano ancora le motivazioni – da dove Vinci venne dimesso due giorni prima di morire, “non può essere considerato – si legge – causa pre-esistente o sopravvenuta, da sole sufficienti a determinare l’evento della morte di Vinci”. Benedetto Vinci fu dimesso, dieci giorni dopo, nella sua abitazione, il decesso.

         Giuseppe Lazzaro

Edited by, mercoledì 7 novembre 2018, ore 11,33.

 

 

 

 

(Visited 3.462 times, 1 visits today)