Salute&Benessere: Ferro e diabete, esiste un legame?

Argomento alquanto interessante quello trattato in questa settimana dalla dottoressa ISABELLA SALVIA, nutrizionista con studio in Torrenova, giornalista pubblicista, nella rubrica “Salute&Benessere” da lei curata: ferro e diabete, esiste un legame?…

Gli alimenti rappresentano la principale risorsa di ferro per il nostro organismo. Il ferro presente negli alimenti si può trovare in due forme: ferro eme, proveniente dagli alimenti di origine animale (e meglio assorbito) e ferro non eme, presente negli alimenti di origine vegetale. E’ stato dimostrato che il maggior riscontro della forma eme è associato a un maggior consumo di grassi saturi, carne rossa e carne bianca, mentre se ne è riscontrata una minore presenza in chi ha consumato il ferro introdotto dai vegetali.

Studi che hanno valutato l’associazione fra le varie forme di ferro e il rischio diabete hanno portato a dedurre che quella eme può aumentare il rischio di contrarre diabete di tipo 2. Oltre che per il diabete, sono aumentate le evidenze di un’associazione tra ferritina elevata e altre malattie metaboliche, come sovrappeso o obesità, ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia e iperuricemia.

La sindrome da insulino-resistenza e sovraccarico di ferro (IRHIO) è di recente scoperta ed è caratterizzata da un accumulo di ferro a livello epatico non dovuto a fattori genetici o ad alterazioni metaboliche come l’intolleranza glucidica, l’obesità o la dislipidemia. La sindrome IRHIO si associa alla presenza di steatosi epatica con accumulo di ferro da lieve a moderato ed è stato ipotizzato che l’insulino resistenza sia l’elemento patogenetico sottostante alla sindrome. E’ accertato che il ferro danneggia le cellule dei tessuti quando si accumula e questo è dovuto al suo forte potere ossidante. I danni non si esprimono solo a livello epatico, con la comparsa di insulino-resistenza degli epatociti, ma anche a livello pancreatico, con distruzione delle cellule beta e conseguente ridotta produzione di insulina.

La dietoterapia ha un ruolo primario nella prevenzione e nella cura della sindrome, in quanto il ferro è strettamente legato al rischio di diabete di tipo 2, ipertensione e dislipidemia, con incremento del rischio cardiovascolare. Una dieta a basso contenuto di ferro, riducendo i livelli di ferritina, migliora tutte le complicanze associate e in particolar modo l’insulino-resistenza. Recenti studi hanno dimostrato che elevati livelli di ferritina comportano un rischio di diabete addirittura quadruplicato, in quanto i livelli di emoglobina e ferritina sono proporzionali a valori crescenti di glicemia a digiuno.

Il meccanismo fisiopatologico che determina l’insulino-resistenza è dovuto al potere ossidante del ferro, che causa la formazione di radicali liberi con conseguente aumento dello stress ossidativo. Il biologo nutrizionista consiglierà una corretta alimentazione con adeguate quantità di ferro, tenendo conto anche dei diversi fattori che ne condizionano il metabolismo e che favoriscono o inibiscono l’assorbimento di questo nutriente, quali vitamina C, acido citrico, amminoacidi, calcio, fitati e polifenoli.

Ricordo a tutti che eventuali quesiti o temi d’interesse mi potranno essere segnalati su Facebook alla pagina “Dott.ssa Isabella Salvia – Biologa Nutrizionista” o tramite WhatsApp al 320 6556820.

       Isabella Salvia

I contenuti di questo articolo hanno esclusive finalità informative e divulgative, non essendo destinati ad offrire consulenza medica/nutrizionale personale. La dottoressa Isabella Salvia consiglia sempre di rivolgersi ad un professionista qualificato della nutrizione ( biologo nutrizionista, dietologo o dietista) per ricevere un piano alimentare personalizzato, redatto sulla base di una diagnosi individuale, sia per soggetti sani che per le persone affette da qualsiasi patologia accertata.

Edited by, venerdì 3 novembre 2017, ore 18,13.

 

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