Salute&Benessere: Il gene della magrezza

Dimagrire, che fissazione! Un italiano su tre, a essere benevoli, ha questo chiodo fisso ma un giorno potrebbe anche esserci un gene della magrezza, come spiega la dottoressa ISABELLA SALVIA, nutrizionista con studio in Torrenova ed esperta di medicina in generale, nella settimanale rubrica “Salute&Benessere”. La strada è ancora lunga ma i passi avanti, intanto, sono stati fatti…

Da biologa, credo che l’evoluzione scientifica e la genetica possano in futuro portare sempre più benefici alla nostra salute. La strada è ancora lunga, ma la ricerca sta facendo passi in avanti. Negli ultimi giorni è stato pubblicato uno studio sulla rivista Cell, in cui il direttore del Life Sciences Institute dell’Università canadese della British Columbia (www.ubc.ca) il Dott. Josef Penninger e un team di colleghi internazionali riferiscono la scoperta che un gene chiamato ALK (Anaplastic Lymphoma Kinase) gioca un ruolo nella resistenza all’aumento di peso. La domanda di ricercatori è stata “perché alcune persone possono mangiare quanto vogliono, e rimanere ancora magre?

La maggior parte dei ricercatori studia l’obesità e la genetica dell’obesità. Lo studio ha semplicemente girato l’obiettivo e ha studiato la magrezza, iniziando così un nuovo campo di analisi.

Conosciamo tutti persone, che possono mangiare quello che vogliono, ma semplicemente non prendono peso. Sono una minoranza, circa l’uno per cento della popolazione.

Utilizzando i dati biobancari provenienti dall’Estonia, il team di Penninger, che include ricercatori provenienti da Svizzera, Austria e Australia, ha confrontato la composizione genetica e i profili clinici di oltre 47mila persone sane e di peso normale di età compresa tra 20 e 44 anni. Tra le variazioni genetiche che il team ha scoperto nel gruppo sottile c’era una mutazione nel gene ALK. Il ruolo di ALK nella fisiologia umana è stato in gran parte poco chiaro. Il gene è noto per mutare frequentemente in diversi tipi di cancro, ed è stato identificato come un driver di sviluppo tumorale. Il nuovo lavoro rivela che ALK agisce nel cervello, dove regola il metabolismo integrando e controllando il dispendio energetico.

Quando il team di studiosi ha cancellato il gene ALK nei moscerini e nei topi, entrambi erano resistenti all’obesità indotta dalla dieta. Nonostante consumassero la stessa dieta e avessero lo stesso livello di attività, i topi senza ALK pesavano meno e avevano meno grasso corporeo. Come ALK è altamente espresso nel cervello, il suo potenziale ruolo nella resistenza all’aumento di peso lo rendono un elemento di futura ricerca per gli scienziati che sviluppano terapie per l’obesità. Gli scienziati, nei prossimi anni, si concentrerano sulla comprensione di come i neuroni che esprimono ALK regolano il cervello a livello molecolare e determinano come ALK bilancia il metabolismo per promuovere la magrezza. Sarà importante convalidare i risultati in ulteriori studi più diversificati sulla popolazione umana.

Non possiamo avere illusioni oggi, né credere in prodotti miracolosi, ma seguire la Scienza e la genetica ci consentirà di avere sempre più strumenti utili per contrastare l’obesità, che è una delle cause scatenanti dei principali malattie per l’uomo.

Eventuali quesiti o temi d’interesse mi potranno essere segnalati su Facebook alla pagina “Dott.ssa Isabella Salvia – Biologa Nutrizionista” o tramite WhatsApp al 320 6556820.

Isabella Salvia

I contenuti di questo articolo hanno esclusive finalità informative e divulgative, non essendo destinati ad offrire consulenza medica/nutrizionale personale. La dottoressa Isabella Salvia consiglia sempre di rivolgersi ad un professionista qualificato della nutrizione (un biologo nutrizionista, un medico dietologo o un dietista) per ricevere un piano alimentare personalizzato, redatto sulla base di una diagnosi individuale, sia per soggetti sani che per le persone affette da patologie accertate.

Edited by, venerdì 12 giugno 2020, ore 17,56. 

 

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