Salute&Benessere: Perché la Sicilia è zona Arancione?

La puntata di questa settimana della rubrica di grande successo “Salute&Benessere” non poteva non essere dedicata alla suddivisione in tre zone dell’Italia nell’ultimo Dpcm governativo varato per fronteggiare il contagio del Covid e in vigore dal 5 novembre. Perché la Sicilia è stata inserita, non senza polemiche e proteste istituzionali, nella zona Arancione? Quali sono le differenze con altre regioni, in particolare quelle a più alto indice di contagio ma inserite nella zona Gialla? Risponde ai quesiti la dottoressa ISABELLA SALVIA, nutrizionista con studio in Torrenova ed esperta di medicina in generale…

Da questa settimana abbiamo appreso che la Sicilia è arancione. Con il nuovo DPCM, infatti, avremo nuove restrizioni a livello regionale, con la divisione del nostro Paese in aree colorare di rischio (dal giallo al rosso) con misure restrittive progressive. Le singole regioni italiane rientreranno in determinate aree in base all’indice di rischio che emerge dai dati che arrivano dal territorio in questione e dal monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità (www.iss.it).

Quello che tutti si chiedono, ovviamente, è come calcolare questo indice. Questo dato, dal quale di fatto dipendono le restrizioni e le maggiori libertà per noi cittadini, si basa su 21 criteri. È un calcolo quasi matematico o comunque decisamente scientifico. Lascia poco spazio all’interpretazione e all’immaginazione e porta in primo piano i numeri. Possiamo dire che sia un sistema abbastanza democratico. L’indice di rischio delle regioni viene calcolato in base ai 21 criteri, previsti espressamente da un Decreto del Ministro della Salute datato 30 aprile 2020, quando l’Italia si apprestava ad entrare nella Fase 2 dell’emergenza coronavirus. Andiamo, quindi, a rivedere i parametri di calcolo dei 21 indicatori riportati nel citato decreto. Sono suddivisi in tre gruppi.

Ci sono gli indicatori di processo sulla capacità di monitoraggio, ovvero numero di:

  1. casi sintomatici notificati per mese in cui è indicata la data inizio sintomi/totale di casi sintomatici notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo;
  2. casi notificati per mese con storia di ricovero in ospedale (in reparti diversi dalla Terapia Intensiva – TI) in cui è indicata la data di ricovero/totale di casi con storia di ricovero in ospedale (in reparti diversi dalla TI) notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo;
  3. casi notificati per mese con storia di trasferimento/ricovero in reparto di TI in cui è indicata la data di trasferimento o ricovero in Tl/totale di casi con storia di trasferimento/ricovero in terapia intensiva notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo;
  4. casi notificati per mese in cui è riportato il comune di domicilio o residenza/totale di casi notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo;
  5. checklist somministrate settimanalmente a strutture residenziali sociosanitarie (opzionale);
  6. strutture residenziali sociosanitarie rispondenti alla checklist settimanalmente con almeno una criticità riscontrata (opzionale).

Ci sono poi gli indicatori di processo sulla capacità di accertamento diagnostico, indagine e di gestione dei contatti, in particolare:

  1. percentuale di tamponi positivi escludendo per quanto possibile tutte le attività di screening e il “re-testing” degli stessi soggetti, complessivamente e per macro-setting (territoriale, PS/Ospedale, altro) per mese;
  2. Tempo tra data inizio sintomi e data di diagnosi;
  3. Tempo tra data inizio sintomi e data di isolamento (opzionale);
  4. Numero, tipologia di figure professionali e tempo/persona dedicate in ciascun servizio territoriale al contact-tracing;
  5. Numero, tipologia di figure professionali e tempo/persona dedicate in ciascun servizi territoriale alle attività di prelievo/invio ai laboratori di riferimento e monitoraggio dei contatti stretti e dei casi posti rispettivamente in quarantena e isolamento;
  6. Numero di casi confermati di infezione nella regione per cui sia stata effettuata una regolare indagine epidemiologica con ricerca dei contatti stretti/totale di nuovi casi di infezione confermati.

Ci sono poi gli indicatori di risultato relativi a stabilità di trasmissione e alla tenuta dei servizi sanitari:

  1. Numero di casi riportati alla Protezione civile negli ultimi 14 giorni;
  2. Rt calcolato sulla base della sorveglianza integrata ISS (si utilizzeranno due indicatori, basati su data inizio sintomi e data di ospedalizzazione);
  3. Numero di casi riportati alla sorveglianza sentinella COVID-net per settimana (opzionale);
  4. Numero di casi per data diagnosi e per data inizio sintomi riportati alla sorveglianza integrata COVID-19 per giorno;
  5. Numero di nuovi focolai di trasmissione (2 o più casi epidemiologicamente collegati tra loro o un aumento inatteso nel numero di casi in un tempo e luogo definito);
  6. Numero di nuovi casi di infezione confermata da SARS-CoV-2 per Regione non associati a catene di trasmissione note;
  7. Numero di accessi al PS con classificazione ICD-9 compatibile con quadri sindromici riconducibili a COVID-19 (opzionale);
  8. Tasso di occupazione dei posti letto totali di T.I. (codice 49) per pazienti COVID-19;
  9. Tasso di occupazione dei posti letto totali di Area Medica per pazienti COVID-19.

Lo so che possono sembrare concetti difficili, ma è importante comprendere che, in tutto il mondo, in questo momento le migliori intelligenze scientifiche sono concentrate sulle migliori cure e sulle sperimentazioni di un possibile vaccino, che non esiste ancora. Per questo motivo, è importante, con l’inizio della stagione invernale, rispettare le regole, così come, ricordare l’importanza di indossare la mascherina, lavarci spesso le mani e mantenere un corretto distanziamento interpersonale.

Eventuali quesiti o temi d’interesse mi potranno essere segnalati su Facebook alla pagina “Dott.ssa Isabella Salvia – Biologa Nutrizionista” o tramite WhatsApp al 320 6556820.

Isabella Salvia

I contenuti di questo articolo hanno esclusive finalità informative e divulgative, non essendo destinati ad offrire consulenza medica/nutrizionale personale. La dottoressa Isabella Salvia consiglia sempre di rivolgersi ad un professionista qualificato della nutrizione (un biologo nutrizionista, un medico dietologo o un dietista) per ricevere un piano alimentare personalizzato, redatto sulla base di una diagnosi individuale, sia per soggetti sani che per le persone affette da patologie accertate.

Edited by, venerdì 6 novembre 2020, ore 16,06. 

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