Salute&Benessere: Sindrome dell’ovaio policistico, infertilità e alimentazione

Interessante, come sempre e alquanto delicato per le donne, l’argomento che la nutrizionista ISABELLA SALVIA, con studio in Torrenova ed anche giornalista pubblicista, affronta questa settimana nella rubrica, dalla stessa dottoressa curata, “Salute&Benessere”: sindrome dell’ovaio policistico, infertilità e alimentazione…

In questa settimana vorrei parlarvi di una problematica che interessa il 5-10% della popolazione femminile in età fertile e che, essendo una disfunzione che interessa l’ipotalamo, l’ipofisi, le ovaie, il surrene e il tessuto adiposo, è spesso causa di infertilità.

Mi riferisco alla sindrome dell’ovaio policistico, indicato con l’acronimo PCOS.

Ricordiamo innanzitutto che per avere una diagnosi di PCOS bisogna che siano presenti almeno due delle seguenti condizioni:

  • oligo-ovulazione o anovulazione, quindi probabile infertilità;
  • segni clinici e/o biochimici di iperandrogenismo, come irsutismo, alopecia o acne;
  • cisti multiple alle ovaie visibili all’esame ecografico e non collegabili ad altri disturbi endocrinologici e ginecologici.

Spesso le donne affette da PCOS mostrano iperinsulinismo, insulino-resistenza e obesità viscerale, che alimentano il circolo vizioso dell’iperandrogenismo e, insieme a dislipidemia e ipertensione arteriosa, configurano un quadro di sindrome metabolica.

L’iperandrogenismo, cioè una produzione eccessiva di estrone, innesca un meccanismo che porta a un’eccessiva produzione di gonadotropine (soprattutto l’ormone luteinizzante LH).

Si viene così a creare un incrementato rapporto LH/FSH che causa un’incompleta maturazione follicolare (e quindi anovulazione) e un’iperstimolazione delle cellule tecali ovariche con iperproduzione di androgeni. E’ proprio questo circolo vizioso il responsabile dell’infertilità delle donne con sindrome dell’ovaio policistico.

Poiché uno dei fattori che contribuisce all’iperandrogenismo è l’iperinsulinismo, in quanto l’insulina agisce sull’ovaio sinergicamente all’LH, l’alimentazione, insieme al trattamento farmacologico, riveste un ruolo chiave.

Migliorando l’insulino-resistenza si può ottenere una conseguente evoluzione positiva dei sintomi, come una maggiore regolarità del ciclo mestruale, una riduzione delle manifestazioni fenotipiche caratterizzanti dell’iperandrogenismo (quali irsutismo, alopecia e acne), e una diminuzione dei fattori di rischio cardiovascolare.

Per tale ragione, un piano alimentare adatto e una costante attività fisica sono fondamentali per le pazienti affette da PCOS.

Il Biologo Nutrizionista saprà indicare gli alimenti e le quantità più adatti, impostando un piano alimentare a basso indice glicemico.

L’indice glicemico rispecchia la velocità con cui un dato alimento è in grado di elevare la glicemia nel sangue ed è espresso in termini percentuali rispetto alla velocità con cui la glicemia aumenta all’assunzione di un alimento di riferimento come il glucosio (che ha un indice glicemico 100).

La ragione per cui è importante seguire un’alimentazione a basso indice glicemico è dovuta al picco di secrezione insulinica che ne consegue: un’eccessiva e duratura esposizione dei tessuti all’insulina peggiora la risposta a questo ormone, favorendo l’insulino-resistenza con tutti gli squilibri metabolici che ne conseguono e a cui sono maggiormente predisposte le pazienti con ovaio policistico.

Scontato, a questo punto, che anche il calo peso influenza positivamente il quadro clinico della sindrome dell’ovaio policistico.

Ricordo a tutti che eventuali quesiti o temi d’interesse mi potranno essere segnalati su Facebook alla pagina “Dott.ssa Isabella Salvia – Biologa Nutrizionista” o tramite WhatsApp al 320 6556820.

           Isabella Salvia

I contenuti di questo articolo hanno esclusive finalità informative e divulgative, non essendo destinati ad offrire consulenza medica/nutrizionale personale. La dottoressa Isabella Salvia consiglia sempre di rivolgersi ad un professionista qualificato della nutrizione ( biologo nutrizionista, dietologo o dietista) per ricevere un piano alimentare personalizzato, redatto sulla base di una diagnosi individuale, sia per soggetti sani che per le persone affette da qualsiasi patologia accertata.

Edited by, venerdì 4 agosto 2017, ore 17,28.

 

 

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