San Marco d’Alunzio: Il tentato omicidio della vigilia di Ferragosto. Via al processo, Arcodia ai domiciliari

In apertura del processo il collegio giudicante del tribunale di Patti, accogliendo la richiesta avanzata dai legali della difesa, avvocati GIUSEPPE MANCUSO e ALFREDO MONICI, ha concesso gli arresti domiciliari ad ALFIO ARCODIA (foto in alto), di San Marco d’Alunzio, accusato di tentato omicidio aggravato per avere accoltellato alla gola, alla vigilia di Ferragosto dello scorso anno, un concittadino di 76 anni, ANTONINO NOTARO. Arcodia era tornato in carcere meno di un mese fa…

In apertura del processo il collegio giudicante del tribunale di Patti (presidente Sandro Potestio), accogliendo la richiesta avanzata dai legali della difesa, avvocati Giuseppe Mancuso e Alfredo Monici, ha concesso gli arresti domiciliari ad Alfio Arcodia, 61 anni, di San Marco d’Alunzio, accusato di tentato omicidio aggravato. Lo scorso 12 maggio l’uomo dai domiciliari era tornato in carcere a seguito del provvedimento restrittivo emesso dal giudice del tribunale di Messina in accoglimento dell’appello proposto dal sostituto procuratore di Patti Giorgia Orlando a seguito della sentenza di rigetto sul ricorso in Cassazione presentato dai difensori dell’uomo sulla inadeguatezza della custodia cautelare in carcere.

Il tentato omicidio avvenne, alla vigilia del Ferragosto dello scorso anno, a San Marco d’Alunzio. Allora, dopo quattro giorni di latitanza, il 18 agosto 2016 Alfio Arcodia venne accusato di avere tentato di uccidere il suo concittadino, Antonino Notaro, 76 anni, pensionato e, per questo, si costituì alla caserma dei carabinieri della Stazione aluntina dopo che il Gip del tribunale di Patti aveva firmato l’ordinanza cautelare su richiesta avanzata dal sostituto procuratore di Patti Giorgia Orlando, titolare del fascicolo d’indagine. Contro l’ordinanza i difensori dell’Arcodia proposero ricorso per il riesame al Tribunale della Libertà di Messina che però lo ritenne infondato e lo rigettò. Ma l’Arcodia, con gli avvocati Monici e Mancuso, ha proposto ricorso per Cassazione sostenendo che difettavano tanto le esigenze cautelari quanto i presupposti per la contestazione di tentato omicidio aggravato dai futili motivi. La Suprema Corte annullava l’ordinanza impugnata limitatamente all’aggravante dei futili motivi e all’adeguatezza della misura custodiale in carcere e confermava nel resto la decisione dei giudici di Messina. Nelle more però il Gip del tribunale di Patti ha ritenuto di concedere all’Arcodia gli arresti domiciliari ma il pm Orlando ha impugnato la decisione ritenendo che l’unica misura adeguata fosse quella della custodia in carcere. Il Tribunale del Riesame ha dato ragione al pm ma contro tale decisione i difensori dell’imputato hanno proposto ricorso per Cassazione che adesso l’ha rigettata. Alla vigilia di Ferragosto dello scorso anno, nei pressi del campo sportivo, al culmine di una lite scaturita per una questione di confini di terreni agricoli, l’Arcodia avrebbe sferrato una coltellata alla gola al pensionato Antonino Notaro che, sanguinante, venne trasportato all’ospedale di Sant’Agata Militello e sottoposto ad intervento chirurgico. Arcodia si diede alla macchia per quattro giorni prima di costituirsi alla caserma della Stazione dei carabinieri di San Marco d’Alunzio che lo arrestarono.

            Giuseppe Lazzaro

Edited by, martedì 6 giugno 2017, ore 17,56. 

 

 

 

           

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