Sinagra: Condannato per “Senza tregua”, torna in carcere per scontare altra pena

Stava scontando, ai domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico, la condanna riportata per l’operazione “Senza tregua” e adesso, in ottemperanza di un ordine di espiazione pena, i carabinieri della Stazione di Sinagra hanno arrestato e portato in carcere GIUSEPPE SINAGRA (foto in alto). L’uomo deve scontare la pena di 1 anno, 3 mesi e 14 giorni di reclusione per aver commesso il reato di inosservanza degli obblighi della sorveglianza speciale…

Stava scontando, ai domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico, la condanna riportata per l’operazione “Senza tregua” e adesso, in ottemperanza di un ordine di espiazione pena in regime di carcerazione, emesso dall’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura del Tribunale Ordinario di Patti, i carabinieri della Stazione di Sinagra hanno arrestato e portato in carcere Giuseppe Sinagra, 38 anni. L’uomo deve scontare la pena di 1 anno, 3 mesi e 14 giorni di reclusione per aver commesso il reato di inosservanza degli obblighi della sorveglianza speciale di P.S. con obbligo di soggiorno nel Comune di Sinagra in quanto, nel periodo tra il 2007 e il 2008, ha ripetutamente violato le prescrizioni impostegli continuando a frequentare pregiudicati della zona nebroidea e proseguendo a guidare autovetture pur avendo la patente revocata. Inteso, anche negli ambienti investigativi come “Pippo finestra”, il Sinagra in passato è stato considerato come esponente di rilievo dei clan operanti nella zona fra Sinagra e Brolo (vicini ai Bontempo Scavo di Tortorici) tanto che, nel marzo 2003, fu tratto in arresto, in contrada Crocevia a Ficarra, in flagranza di reato dai carabinieri del Ros di Messina, all’atto di farsi consegnare il “pizzo” dal titolare di una grossa concessionaria di automobili, la Fiat Vinci di Brolo che aveva denunciato dieci anni di pagamenti al racket delle estorsioni prima di ribellarsi. Il 29 novembre 2003, inoltre, il Sinagra era stato colpito da ordine di carcerazione scaturito dall’operazione antimafia “Icaro” (44 arresti), per associazione a delinquere di stampo mafioso, per reati posti in essere dal 2000 al 2003 nel comprensorio nebroideo. Successivamente, nel 2013, i carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Patti e della Stazione di Sinagra, diedero esecuzione all’ordinanza di applicazione del sequestro preventivo dei beni finalizzata alla successiva confisca, emessa dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria a seguito di indagini nell’ambito di un’articolata attività investigativa condotta nei confronti di varie famiglie mafiose, tra cui quella dei “Tortoriciani” e dei “Barcellonesi”. Il provvedimento di sequestro emesso a suo tempo riguardava beni il cui valore complessivo era stato stimato per un importo pari a duecentomila euro ed in particolare: undici terreni agricoli, tre unità immobiliari e un buono postale, rispetto ai quali si rilevava la netta sproporzione tra i redditi dichiarati dall’interessato e le ricchezze dallo stesso accumulate nel tempo. Coinvolto nell’operazione “Senza tregua”, scattata il 30 maggio 2016 ed eseguita dalla polizia del Commissariato di Capo d’Orlando, l’uomo ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato e, il 18 dicembre 2016, è stato condannato, a 6 anni di reclusione con l’accusa di associazione mafiosa finalizzata all’estorsione, dal Gup del tribunale di Messina Monica Marino. Adesso, per la pena che dovrà scontare, Giuseppe Sinagra, dopo avere espletato le formalità di rito, è stato tradotto e rinchiuso presso il carcere di Messina Gazzi.

           Giuseppe Lazzaro

Edited by, sabato 4 marzo 2017, ore 10,32.  

 

 

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