Tortorici: Prostituzione minorile, nessuna responsabilità della madre. Si procede per l’archiviazione

Si procede nell’archiviazione per la vicenda legata alla presunta prostituzione minorile che una donna di Tortorici avrebbe fatto praticare alla figlia, oggi di quasi 15 anni. Il tutto secondo una denuncia presentata da una assistente sociale. Determinante, come informa l’avvocato GIACOMO PORTALE (foto in alto), difensore della donna sotto accusa, la seconda fase dell’incidente probatorio dove è stata sentita la ragazza…

Si è svolta, davanti al Gip del tribunale di Messina Gaetano Mastroeni, la seconda fase dell’incidente probatorio dove è stata sentita, con modalità protetta e in un’aula appositamente attrezzata, la ragazza di Tortorici che, secondo l’accusa, sarebbe stata indotta alla prostituzione dalla madre. La minore è stata assistita dall’avvocato Simona Arasi. Il perito nominato dal giudice, dottoressa Daniela Astone, ha accertato, nella prima fase dell’incidente probatorio, la capacità di testimoniare della minore, che ora ha 15 anni. All’udienza hanno presenziato anche l’avvocato Giacomo Portale, difensore della madre della minore e il consulente tecnico Carmelo Genovese. Il giudice ha proceduto ad assumere la testimonianza della minore, che ha risposto adeguatamente e puntualmente, con esito totalmente negativo per l’ipotizzato delitto di induzione alla prostituzione. Secondo l’accusa la madre avrebbe indotto la figlia minore a recarsi presso case private per presunte prestazioni sessuali. L’avvocato Portale ha riferito che il Gip, nella sua esplorazione testimoniale, rispettoso delle norme e dei principi costituzionali, ha eliminato ogni e qualsiasi sospetto, a fronte di una dichiarazione accusatoria, resa da un’assistente sociale che non ha voluto svelare il nominativo di chi le avrebbe riferito i fatti. A questo punto – ha concluso il difensore -, il pm, che ha correttamente chiesto l’incidente probatorio, dovrebbe optare per la richiesta di archiviazione. L’inchiesta scattò alla fine del 2018 e scaturì dalla segnalazione di un’assistente sociale, che riferì inoltre come la fonte di quelle gravissime informazioni desiderasse restare anonima. A distanza di un mese l’assistente sociale, sentita nel corso delle indagini, aggiunse che la fonte anonima non avrebbe avuto conoscenza diretta dei fatti ma che li avrebbe appresi da altre persone.

Giuseppe Lazzaro

Edited by, martedì 3 dicembre 2019, ore 10,33. 

 

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