Tortorici: Tentata estorsione ai fratelli umbertini. TdR annulla ordinanza per il padre, conferma per il figlio

Ordinanza di custodia cautelare annullata per il padre che torna libero, confermata per il figlio che resta in carcere. Ha deciso così il Tribunale del Riesame di Messina per il ricorso presentato dall’avvocato ALESSANDRO PRUITI CIARELLO per ANTONINO BONTEMPO SCAVO ed il figlio SEBASTIANO (foto in alto da sx), arrestati lo scorso 18 settembre con l’accusa di tentata estorsione in concorso con il metodo mafioso. Presunte vittime due fratelli imprenditori di Castell’Umberto, i RUBINO, con i quali è emerso che padre (soprattutto) e figlio avessero rapporti di conoscenza e frequentazione (lo scrive il TdR)…

Di Giuseppe Lazzaro, da Gazzetta del Sud (edizione di domenica 1 ottobre 2017)

Ordinanza di custodia cautelare annullata per il padre, confermata per il figlio. Il ricorso presentato dall’avvocato Alessandro Pruiti Ciarello, difensore di Antonino Bontempo Scavo ed il figlio Sebastiano, rispettivamente di 52 e 25 anni, di Tortorici, arrestati nel siracusano con l’accusa di tentata estorsione in concorso, aggravata dal metodo mafioso, è stata accolta a metà. Infatti il Tribunale del Riesame di Messina (presidente Antonino Francesco Genovese, giudice estensore Alessia Smedile, giudice Chiara Di Dio Datola) ha, appunto, annullato il provvedimento cautelare nei confronti di Antonino Bontempo Scavo, ordinando la remissione in libertà e confermandolo per il figlio in carcere. L’ordinanza di custodia cautelare, richiesta dalla DDA di Messina, era stata emessa dal Gip di Messina ed eseguita, lo scorso 18 settembre, dai carabinieri della Compagnia di Sant’Agata Militello e della Stazione di Tortorici. Secondo l’accusa, dal gennaio 2016, padre e figlio avevano messo in atto ripetute minacce e intimidazioni nei confronti di due fratelli imprenditori di Castell’Umberto, Giuseppe Salvatore e Andrea Rubino, attivi nel settore dell’agricoltura biologica e commercio di mangimi e cereali. L’inchiesta consentì di dimostrare come i due indagati, sostenuti dalla loro riconosciuta appartenenza – quali esponenti di vertice – alla storica famiglia mafiosa di Tortorici, avessero tentato di coartare la volontà dei commercianti, esercitando pressioni e compiendo minacce implicite al fine di ricevere da loro un’ingente somma di denaro e altre utilità. I due imprenditori avevano da poco aperto un nuovo punto vendita a Mirto quando Bontempo Scavo Antonino si sarebbe presentato in negozio, “chiedendo” l’assunzione del figlio Sebastiano presso una delle loro imprese. A distanza di qualche tempo il ragazzo sarebbe tornato nel locale esigendo dai commercianti “il regalo”. Nel contempo, in diverse occasioni, gli indagati avrebbero prelevato della merce presso l’attività commerciale senza pagare quanto dovuto. Nel provvedimento del TdR si legge, invece, che tra i Rubino e i due Bontempo Scavo c’erano “reciproci rapporti di conoscenza e frequentazione” e che la gravità indiziaria “appare sostenibile con la qualificata probabilità richiesta solo nei confronti dell’indagato Bontempo Scavo Sebastiano, non apparendo, di contro, la condotta contestata al padre Antonino, sussumibile nella fattispecie ascritta”. E che nella richiesta di assunzione, Antonino si è limitato solo alla ricerca di un posto di lavoro per il figlio ma senza alcuna minaccia. Episodio confermato, in sede di indagini, da Andrea Rubino. Antonino Bontempo Scavo, coinvolto nell’ambito dell’operazione “Mare Nostrum”, è stato condannato dalla Corte d’Appello di Messina a 13 anni e 6 mesi di reclusione per associazione di tipo mafioso ed altro. Era uno degli esponenti della cosca facente capo a Cesare Bontempo Scavo, attualmente ristretto al carcere duro (“41 bis”) a seguito di condanna alla pena dell’ergastolo. Antonino Bontempo Scavo, il 13 settembre 1990, tra il territorio di Mirto e Rocca di Caprileone, era rimasto coinvolto in un agguato, nel quale fu ucciso il sodale Armando Craxi. A quei tempi l’arrestato e la vittima, affiliati alla locale criminalità organizzata, erano dediti ad attività di usura ed estorsione nel territorio dei Nebrodi.

Edited by, lunedì 2 ottobre 2017, ore 10,30.

         

 

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