Op. “Romanza-Icaro”: La Cassazione conferma 23 condanne e 5 all’ergastolo. I clan di Barcellona e di Tortorici spadroneggiavano sui Nebrodi. Condannati gli esecutori di 5 omicidi. Condanna annullata senza rinvio per un imputato

5 luglio 2012 - (4011) - Scritto da giuseppelazzaro in Cronaca

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28 condanne, 23 più 5 all’ergastolo e un annullamento per ANTONINO RAFFAELE, di Piraino, la cui sentenza di condanna è stata annullata, appunto, ma senza rinvio. E’ definitiva, da parte della Cassazione, la sentenza, emessa dalla Corte d’Appello di Messina (gennaio 2011), nell’ambito del processo noto come “ROMANZA-ICARO”, scaturito dagli omonimi blitz antimafia, messi a segno dalla Dda e dai carabinieri, il 31 marzo 2000 e il 29 novembre 2003, rispettivamente con 31 e 44 arresti. Al setaccio 5 omicidi, numerosi casi di estorsione e tentate estorsioni, minacce e danneggiamenti, racchiusi in un arco di tempo compreso tra la seconda metà degli anni ‘90 e la prima metà del 2000. La seconda sezione penale della Cassazione ha depositato la decisione in nottata. Conclamato il predominio sul territorio provinciale del clan di Barcellona guidato da GIUSEPPE GULLOTTI e dei BONTEMPO SCAVO di Tortorici. Nel dettagliato servizio: la decisione della Cassazione; le motivazioni della Corte d’Appello di Messina, praticamente confermate dalla Suprema Corte; tutta la sentenza con gli imputati e le condanne riportate; i fatti all’origine delle inchieste con in primo piano gli omicidi di MAURIZIO VINCENZO IOPPOLO, CALOGERO MANIACI BRASONE, GIUSEPPE GUIDARA, FABIO COZZUPOLI e CARMELO BERTILONE. Nelle foto tre dei cinque condannati all’ergastolo: in alto i fratelli VINCENZINO (a dx) e CALOGERO (a sx) MIGNACCA, latitanti dal 27 luglio 2008; in basso ROSARIO BONTEMPO SCAVO…

28 condanne, comprese 5 all’ergastolo. E’ definitiva, da parte della Cassazione, la sentenza, emessa dalla Corte d’Appello di Messina, nell’ambito del processo noto come “Romanza-Icaro”, scaturito dagli omonimi blitz antimafia, messi a segno dalla Dda e dai carabinieri, il 31 marzo 2000 e il 29 novembre 2003, rispettivamente con 31 e 44 arresti. Al setaccio cinque omicidi, numerosi casi di estorsione e tentate estorsioni, minacce e danneggiamenti, racchiusi in un arco di tempo compreso tra la seconda metà degli anni ‘90 e la prima metà del 2000. La seconda sezione penale della Cassazione ha depositato la decisione in nottata. Conclamato il predominio sul territorio provinciale del clan di Barcellona guidato da Giuseppe Gullotti e dei Bontempo Scavo di Tortorici. La sentenza registrò 5 ergastoli e 24 condanne. Nella decisione sulla Suprema Corte eliminati alcuni capi di accusa per tre imputati condannati, in ogni caso, all’ergastolo. Sentenza di condanna annullata, senza rinvio, per Antonino Raffaele, di Brolo che, quindi, si può considerare assolto.

      LA SENTENZA D’APPELLO.

Oltre 500 pagine per spiegare le ragioni processuali di 5 ergastoli e 24 condanne inflitte a capi e gregari della mafia tirrenica e dei Nebrodi, quella che ha asfissiato e insanguinato la provincia di Messina nel corso di due momenti storici ben delineati: tra il giugno del 1997 e il febbraio del 2000 (la “Romanza”) e tra il giugno del 1994 e l’aprile del 2003 (la “Icaro”). Ecco le complesse motivazioni della sentenza d’appello del maxi-processo “Romanza-Icaro”, scritte dal presidente della Corte di secondo grado Carmelo Marino, con cui si compie una lunga disamina delle organizzazioni criminali mafiose della provincia e che, sostanzialmente, rappresenta una conferma delle valutazioni giuridico-processuali e anche fattuali, della sentenza di primo grado. La lettura delle dinamiche mafiose degli anni scorsi, successive e per certi versi anche parallele al maxi-processo “Mare Nostrum”, è tanto più interessante se si pensa alla recenti imponenti conferme che sono venute dai neo collaboratori di giustizia, primo tra tutti l’ex boss dei “Mazzarroti” Carmelo Bisognano. Nelle motivazioni c’è, per esempio, la “primizia mafiosa di Gullotti- si legge-, uno dei pochi appartenenti alla mafia della provincia di Messina al quale è stata riconosciuto il lignaggio di membro della Cosa Nostra palermitana”, oppure è richiamato il ruolo processuale giocato dai pentiti Santo Lenzo, Giuseppe Cipriano (deceduto poco tempo fa), Pino Chiofalo e Mario Bontempo Scavo o, ancora, emerge “l’esistenza di un’associazione mafiosa barcellonese, capeggiata da Gullotti Giuseppe che, dopo il declino del clan Chiofalo, sperimentò la ricerca di intese criminali con l’egemone gruppo tortoriciano volte ad un controllo capillare del territorio che consentisse a tutti i gruppi di trarre fonti illecite di sostentamento dalle attività economiche che venivano svolte, evitando inutili quanto dannose interferenze tra gli interessi dei singoli clan”. Ed ecco come hanno valutato tutto giudici e giurati considerando “precedenti giudiziari menzionati”, “propalazioni accusatorie dei collaboratori di giustizia” e “intercettazioni ambientali”: è stata ritenuta “ampiamente dimostrata…la sussistenza di un’associazione criminale facente capo alla famiglia Bontempo Scavo di Tortorici, caratterizzata da una struttura e da un’organizzazione di carattere mafioso oltre che dal perseguimento delle finalità tipiche delle congreghe tipizzate dall’art. 416 bis codice penale, articolata in sottogruppi, ciascuno dei quali era caratterizzato da una certa autonomia nella gestione delle attività criminali nell’ambito di un limitato contesto territoriale ma operava secondo le direttive generali imposte da Bontempo Scavo Cesare, ovvero, nei periodi di detenzione carceraria di questi, dal germano Vincenzo”. Una mafia articolata che sapeva uccidere, minacciare ed esigere denaro in molti modi:”…il resoconto del Lenzo e le intercettazioni ambientali hanno posto in evidenza esempi di intimidazione generica ed indiretta oltre che esempi di intimidazione concreta scaturenti dalla consumazione di specifiche condotte delittuose, quali la collocazione di bottiglie incendiarie, l’incendio di mezzi o la sottrazione degli stessi dai cantieri”. Un vero clima di terrore dove “…spesso le vittime, dopo sporadici avvicinamenti da parte di emissari della consorteria, si sottopongono per anni al pagamento del balzello, accettando anche variazioni nelle modalità di esazione nonché relative all’ammontare della tangente”, in un contesto che faceva cadere molti commercianti e imprenditori in “condizioni di assoggettamento e di omertà”. Ed ecco delineata nelle motivazioni la cosiddetta “struttura organizzativa”:“…è emersa l’esistenza di una struttura verticistica facente capo alla famiglia Bontempo Scavo, quanto al territorio nebroideo e a Gullotti Giuseppe, quanto al territorio ricadente nell’hinterland barcellonese, alla quale sono aggregati diversi nuclei operativi collegati dal comune intento di perseguire profitti illeciti affermando il predominio con metodologie di sopraffazione ed intimidazione…sicuro riscontro, come si è visto, ha trovato l’esistenza dei sottogruppi dei Batanesi, di quello facente capo alla famiglia Mignacca e del clan operante in Brolo, mentre non sono emersi elementi che consentano di ritenere l’autonomia dell’ipotizzato gruppo Carcione, constando - piuttosto - la vicinanza di Carcione al clan facente capo ai fratelli Mignacca”.
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          I PUNTI CHIAVE.

Il pentito PINO CHIOFALO- Le sue dichiarazioni “…almeno sotto il profilo storico dell’evoluzione della cosca dal medesimo diretta…sono in linea con gli esiti processuali di cui si è parlato segnatamente con la ritenuta sussistenza ed operatività nel versante tirrenico di questa provincia di un’associazione mafiosa, articolata in una pluralità di cellule criminali che, negli anni intercorrenti tra il 1981 ed il 1991, ha tratto ingenti profitti dalla illecita compartecipazione agli appalti pubblici cui ha partecipato distribuendoli tra gli associati mediante i responsabili delle varie “’ndrine””.
GIUSEPPE GULLOTTI E BENEDETTO SANTAPAOLA- “Sempre con riferimento alle dichiarazioni rese dal Chiofalo si conviene con l’affermazione contenuta nella sentenza di primo grado, secondo la quale in coincidenza con il summenzionato declino è avvenuto il progressivo allontanamento del clan mafioso dei Bontempo Scavo, rimasta una delle ultime roccaforti del potere chiofaliano sul territorio, dall’originario contesto criminale mafioso ed, al contempo, l’ascesa al potere di Gullotti Giuseppe, quale personaggio imposto dal clan Santapaola alla guida del gruppo criminale barcellonese, in contrapposizione al Chiofalo”.
SANTO LENZO SU GULLOTTI E “SAM” DI SALVO- “È evidente che, secondo il narrato del Lenzo ed in coerenza con quanto riferito dal Chiofalo e dal Cipriano, Gullotti Giuseppe era investito delle funzioni di guida del clan barcellonese mentre, in sua assenza, era Salvatore “Sam” Di Salvo a reggere l’associazione criminale; la conferma della pregnanza del ruolo rivestito dal Di Salvo in seno all’organizzazione criminale barcellonese si appalesa al collaboratore dopo l’arresto del Gullotti…gli incontri avuti [da Lenzo] con il Gullotti e, dopo il suo arresto, con il Di Salvo, sono sintomatici della comune volontà dei gruppi criminali tortoriciano e barcellonese di pervenire a tranquillizzanti intese in ordine alla distribuzione sul territorio degli illeciti interessi”.

    LA SENTENZA: IL QUADRO.

Quattro assoluzioni totali, quelle del barcellonese Nunziato Alosi, di Carmelo Antonino Armenio di Brolo, Salvatore Filippo Sidoti di Gioiosa Marea e Filippo Cardaci di S.Angelo di Brolo, erano state decise in appello. La conferma in toto degli ergastoli decisi in primo grado per i tortoriciani Carmelo e Rosario Bontempo Scavo, per Sergio Antonino Carcione e del carcere a vita disposto per Calogero e Vincenzino Mignacca, i latitanti di Montalbano Elicona ai quali sono stati lievemente ridotti i mesi di isolamento diurno (mentre per Calogero è scattata l’assoluzione per uno degli omicidi contestatigli). Poi la rideterminazione della pena disposta in primo grado, con lievi riduzioni, per tutti gli altri 17 imputati, alcuni di primo piano nel panorama mafioso della criminalità tirrenica e nebroidea. Fu questo, nel gennaio 2011, l’esito del processo d’appello, adesso confermato in Cassazione, dell’operazione “Romanza-Icaro”, le due operazioni dei carabinieri che aggiornarono gli organigrammi delle consorterie mafiose del Longano e dei Nebrodi e che si avvalse, per la “Icaro”, della collaborazione di alcuni pentiti, come quella del brolese Santo Lenzo. La sentenza venne emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Messina (presidente Carmelo Marino, a latere Marisa Salvo) dopo 52 ore di camera di consiglio. Ecco tutto il quadro confermato dalla Cassazione:

NUNZIATO ALOSI, di Barcellona: ASSOLTO (la Pg non ha ricorso in Cassazione);
ANTONINO CARMELO ARMENIO, di Brolo: ASSOLTO (la Pg non ha ricorso in Cassazione);
CARMELO BONTEMPO SCAVO, di Tortorici: ERGASTOLO;
CESARE BONTEMPO SCAVO, di Tortorici (ritenuto il presunto capo dell’omonimo clan, si trova rinchiuso al carcere duro, il “41 bis”, dal febbraio 2001): 14 ANNI e 6 MESI;
ROSARIO BONTEMPO SCAVO, di Tortorici: ERGASTOLO;
ALFIO CAMMARERI, di Frazzanò: 4 ANNI e 6 MESI;
SERGIO ANTONINO CARCIONE, di Tortorici (si trova al “41 bis”): ERGASTOLO;
FILIPPO CARDACI, di S.Angelo di Brolo, imprenditore: ASSOLTO (la Pg non ha ricorso in Cassazione);
MARCELLO COLETTA, di Gioiosa Marea: 9 ANNI;
GIUSEPPE CONDIPODERO MARCHETTA, di Brolo (attualmente recluso nel carcere di Terni dove sta scontando una condanna definitiva a 10 anni per l’operazione “Icaro”): 1 ANNO e 6 MESI in continuazione con una precedente sentenza del 2007;
CARMELO CRINO’, originario di Barcellona, residente a Brolo, imprenditore: 9 ANNI e 6 MESI;
SALVATORE GIGLIA, di Sinagra: 16 ANNI e 6 MESI;
GIUSEPPE GULLOTTI, di Barcellona, 17 ANNI, si trova al “41 bis”;
DIEGO ANTONINO IOPPOLO, di Sinagra, farmacista (condannato anche se con alcune derubricazioni nell’ambito dell’operazione “Black out”): 4 ANNI;
SANTO LENZO, di Brolo (ex-capo del mandamento di Brolo per conto dei BONTEMPO SCAVO, collaboratore di giustizia dal giugno 2002): 10 ANNI e 4 MESI; ha fruito della riduzione di pena essendo pentito;
GIUSEPPE KARRA, originario di Alcara Li Fusi, residente a S.Agata Militello, imprenditore, 4 ANNI;
CALOGERO CARMELO MIGNACCA, di Montalbano Elicona: ERGASTOLO, latitante dal 27 luglio 2008, assolto per l’omicidio-Guidara in quanto era detenuto in carcere;
VINCENZINO MIGNACCA, di Montalbano Elicona (fratello di CALOGERO): ERGASTOLO, latitante dal 27 luglio 2008;
GIOVANNI PINTABONA, di Brolo: 5 ANNI;
ANTONINO RAFFAELE, di Piraino: 3 ANNI e 6 MESI in relazione al reato associativo commesso sino all’11 febbraio 2000 la condanna in appello. Come detto la sentenza è stata ANNULLATA SENZA RINVIO, quindi il Raffaele si può considerare ASSOLTO;
PAOLO SCAFFIDI GENNARINO, di Piraino: 4 ANNI;
SALVATORE FILIPPO SIDOTI, di Gioiosa Marea: ASSOLTO (la Pg non ha ricorso in Cassazione);
GIUSEPPE SINAGRA, di Sinagra, 5 ANNI;
MAURIZIO TESTINI, di Piraino: 8 ANNI e 6 MESI. Dell’uomo non si hanno più notizie dalla fine di aprile del 1997 e, per gli inquirenti, è vittima della lupara bianca anche se il suo cadavere non è mai stato ritrovato.
Fu deciso, in primo grado, il non doversi procedere per ANTONINO CONTIGUGLIA, di Ucria e MASSIMO ROCCHETTA, di Tortorici, perché già in precedenza giudicati.
Gli imputati sono stati difesi dagli avvocati: ANTONINO GIUFFRIDA TAVIANO, ALBERTO GULLINO, LUISELLA MANCUSO, ARMANDO GERACE, FILIPPO CUSMANO, CLAUDIO FARANDA, CARMELO OCCHIUTO, ALESSANDRO PRUITI CIARELLO, SALVATORE GULLINO, TOMMASO AUTRU RYOLO, GIUSEPPE CONDIPODERO, DOMENICO MAGISTRO, ANGELO D’AMICO, FRANCESCO BERTOLONE, ANTONELLA PUGLISI, MARIA ASSUNTA BIONDI, GIUSEPPE MANCUSO, ALESSANDRO NESPOLA, ANTONINO FAVAZZO, DOMENICO PUTRINO, ANTONIO SCAFFIDI DOMIANELLO, FRANCESCO TRACLO’, DECIMO LO PRESTI, GIUSEPPE SERAFINO.

        LE PARTI CIVILI.

Sono state una ventina tra commercianti ed imprenditori vittime delle estorsioni subite. Tra di loro spicca GIUSEPPE VINCI, ex-titolare della omonima concessionaria della “Fiat” di Brolo, che ha ammesso di avere pagato bi-mensilmente la tassa del “pizzo” ai clan dal 1992 al 2003. Inoltre si sono costituiti la Fai (Federazione antiracket italiana) con il presidente GIUSEPPE SCANDURRA, il Comune e l’Acib di Brolo, l’Acis di S.Agata Militello, i familiari di GIUSEPPE GUIDARA e CALOGERO MANIACI BRASONE, due delle vittime degli omicidi oggetto di dibattimento. Sono stati assistiti dagli avvocati FRANCESCO PIZZUTO e GIUSEPPE SOTTILE.  La Corte ha sostanzialmente confermato i risarcimenti in appello: 45.000 euro per la famiglia GUIDARA; 2.500 euro per GIUSEPPE VINCI; 15.000 euro per ANTONINO MANIACI BRASONE; 10.000 euro per la Fai, il Comune di Brolo e l’Acib.

          I FATTI.

L’operazione “Romanza” scattò il 31 marzo 2000 con l’esecuzione di 31 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di capi, gregari ed affiliati delle cosche malavitose dei Nebrodi e barcellonesi. Quasi simile, in alcuni fatti di sangue, il blitz “Icaro” (29 novembre 2003, 44 arresti dei carabinieri del Ros e delle compagnie di Barcellona, Patti, S.Agata Militello e S.Stefano Camastra) che venne portato avanti dall’allora sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Messina EZIO ARCADI ed a firmare le ordinanze fu il Gip di Messina ALFREDO SICURO. Determinanti le dichiarazioni dei pentiti SANTO LENZO, GIOVANNI BRUSCA e ANTONINO GIUFFRE’, l’ex-capo mandamento della famiglia mafiosa di Caccamo, convertitosi al pentimento dopo essere stato arrestato, il 21 aprile 2002, dai carabinieri della compagnia di Termini Imerese. Al setaccio numerosissimi casi di estorsioni, tentate estorsioni, minacce e danneggiamenti avvenuti sui Nebrodi e cinque omicidi. Si tratta di quelli di MAURIZIO VINCENZO IOPPOLO, ucciso da due killer travestiti da monaci nella notte di carnevale fra il 5 ed il 6 febbraio 1994 a S.Angelo di Brolo; GIUSEPPE GUIDARA, assassinato a S.Angelo di Brolo il 29 settembre 1996 la sera della festa patronale in onore di SAN MICHELE ARCANGELO; CALOGERO MANIACI BRASONE, di Piraino, scomparso dal 10 gennaio 1997 e mai più trovato; due altri delitti sono invece oggetto di un’altra tranche della “Icaro”. Sono quelli di FABIO COZZUPOLI, di Capo d’Orlando, ucciso a Montalbano Elicona, in località Polverello, l’8 maggio 1992 e sepolto (il corpo fu rinvenuto l’1 ottobre successivo) e CARMELO BERTILONE, ucciso e mai ritrovato il 16 maggio 1996 a Montalbano Elicona poiché avrebbe insidiato STEFANIA BUGGE’, l’allora fidanzata ed oggi moglie del latitante VINCENZINO MIGNACCA. Nel dettaglio, relativamente ai fatti su esposti, la condanna all’ergastolo è stata inflitta ai fratelli MIGNACCA per l’omicidio di MAURIZIO VINCENZO IOPPOLO, a SERGIO ANTONINO CARCIONE per l’omicidio di GIUSEPPE GUIDARA e a CARMELO BONTEMPO SCAVO per il caso di lupara bianca di CALOGERO MANIACI BRASONE.

             Giuseppe Lazzaro

Edited by, giovedì 5 luglio 2012, ore 12,01.

 

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