Gli appalti edili di Mazzarrà Sant’Andrea erano affare del clan locale dei “Mazzarroti”. Per questo i carabinieri, in esecuzione di un provvedimento firmato dal Gip su richiesta della DDA di Messina, hanno arrestato l’ex pentito e già capo del clan dei “Mazzarroti” CARMELO BISOGNANO e due fratelli di Patti: CARMELO e ANTONINO GIARDINA (due in carcere e uno ai domiciliari). Trasferimento fraudolento di valori, aggravato dal metodo e dalla finalità mafiosi, l’accusa contestata. Bisognano aveva perso lo “status” di collaboratore dopo l’arresto nell’operazione “Vecchia maniera”. Il servizio e, in alto, il video dell’operazione diffuso dai carabinieri…
GIUSEPPE LAZZARO
Due in carcere e uno ai domiciliari. Sono tre gli arresti, a seguito del provvedimento cautelare emesso dal Gip del Tribunale di Messina nell’ambito di una indagine coordinata dalla DDA di Messina e delegata ai carabinieri della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto che ha documentato la perdurante operatività di Carmelo Bisognano, sino al 2010 capo del clan dei “Mazzarroti”, già collaboratore di giustizia che, avvalendosi di altri due indagati, i fratelli di Patti Giardina, avrebbe esercitato ingerenze nelle attività economiche ed imprenditoriali nel territorio di Mazzarrà Sant’Andrea, imponendosi nel settore del movimento terra, talvolta con “agganci” negli uffici tecnici dell’Ente comune. I tre arrestati sono:

IN CARCERE: BISOGNANO Carmelo (foto sopra), nato a Mazzarrà Sant’Andrea (ME) il 23.08.1965 e GIARDINA Antonino, nato a Messina il 30 maggio 1989, residente a Patti.
ARRESTI DOMICILIARI: GIARDINA Davide, nato a Patti (ME) il 27 marzo 2003.
I fatti contestati risalgono al luglio 2023 e si sarebbero protratti nel corso del 2024. Il grave quadro indiziario raccolto nei confronti dei tre ha consentito di giungere alla contestazione del delitto di trasferimento fraudolento di valori, aggravato dal metodo e dalla finalità mafiosi.
L’attività investigativa ha accertato l’attribuzione fittizia a un indagato, incensurato, di una impresa edile, in realtà gestita dal pregiudicato mafioso insieme al fratello i quali, prodigandosi per ottenere l’assegnazione di appalti da parte del Comune di Mazzarrà Sant’Andrea, avrebbero lucrato sull’affidamento dei medesimi lavori pubblici. L’esponente della criminalità organizzata mafiosa e l’altro co-indagato 36enne avrebbero di fatto gestito l’impresa fittiziamente intestata al fratello di quest’ultimo (proprio perché incensurato), attraverso una serie di comportamenti indicativi della intestazione fittizia, quali direttive imposte ai dipendenti; interessandosi delle pratiche amministrative funzionali all’esercizio dell’attività; curando la gestione dei mezzi d’opera; occupandosi delle trattative per gli acquisti dei beni strumentali all’esercizio dell’attività di impresa; procedendo alla ripartizione dei profitti, parte dei quali sarebbero giunti all’esponente mafioso anche grazie ad operazioni bancarie su conti correnti esteri, in modo da rendere più difficoltosa la tracciabilità dei passaggi del denaro.
La ricostruzione delle opache operazioni bancarie è stata resa possibile grazie agli strumenti della cooperazione diretta con altri Stati dell’Unione Europea. L’ex collaboratore di giustizia, infatti, servendosi della propria riconosciuta caratura criminale, avrebbe: sostenuto l’impresa, accelerando la definizione di pratiche amministrative pendenti presso gli uffici tecnici del Comune di Mazzarrà Sant’Andrea; perfezionato l’acquisto di mezzi meccanici riducendo le pretese economiche di altri imprenditori; indotto proprietari terrieri ad acconsentire a soluzioni individuate per la cessione di fondi in favore dell’azienda; consentito parcheggio di mezzi dell’azienda, su suoli di sua proprietà.
E’ stato anche individuato il modo con cui una seconda ditta, sottoposta a interdittiva antimafia dal 2020 e di cui è titolare l’indagato 36enne, riceveva risorse pubbliche – alle quali non avrebbe potuto accedere – attraverso trasferimenti di denaro provenienti dalle attività dell’impresa fittiziamente intestata.
Infine, è stata documentata la condotta dell’indagato 59enne che avrebbe operato per individuare e recuperare, con pressioni e intimidazioni, mezzi meccanici, già di proprietà di un’impresa confiscata a lui riferibile, in passato ceduti ad altri imprenditori.
Contestualmente, i carabinieri della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto hanno eseguito il decreto di sequestro preventivo – emesso dal Gip su richiesta della Dda – del capitale sociale e del compendio aziendale di due società edili con sede a Mazzarrà Sant’Andrea, i cui titolari si identificano in due indagati nonché di un impianto di frantumazione di inerti, di 2 terreni e 8 mezzi d’opera nella disponibilità delle due imprese, per un valore complessivo di oltre 500.000 euro. Carmelo Bisognano si era pentito nel dicembre 2010 e, grazie alle sue dichiarazioni, scattò l’operazione “Gotha 1” il 24 giugno 2011. Poi perse lo “status” di collaboratore quando venne arrestato e condannato nell’operazione “Vecchia maniera”.
Edited by, martedì 29 luglio 2025, ore 10,13.