Messina: L’omicidio di Lorena Quaranta. Condannato all’ergastolo il fidanzato

La Corte d’Assise di Messina ha condannato all’ergastolo ANTONINO DE PACE, infermiere calabrese, reo confesso dell’uccisione della fidanzata, la giovane studentessa (27 anni) della facoltà di Medicina all’Università di Messina, LORENA QUARANTA, di Favara (AG), avvenuta a Furci Siculo il 31 marzo 2020. Foto in alto la coppia, che conviveva, in un momento felice…

La Corte d’Assise di Messina ha condannato all’ergastolo Antonino De Pace, infermiere calabrese di 29 anni, reo confesso dell’uccisione della fidanzata, la giovane studentessa (27 anni) della facoltà di Medicina all’Università di Messina, Lorena Quaranta, di Favara (Agrigento), avvenuta a Furci Siculo il 31 marzo 2020, in piena fase del primo drammatico lockdown che paralizzò l’Italia intera a causa del Coronavirus. Lo scorso febbraio era stata stabilita l’imputabilità del giovane, che è assistito dall’avvocato Salvatore Silvestro, del foro di Messina, dopo il deposito della perizia che acclarava come non ci fossero elementi tali per configurare un quadro psichiatrico. La Procura di Messina ha contestato all’imputato anche l’aggravante della premeditazione.

Dall’inchiesta, coordinata dal Procuratore capo di Messina Maurizio De Lucia, sono emerse infatti le chat, inviate ai familiari in Calabria, in cui De Pace manifestava l’intenzione di trasferire ai nipoti i risparmi depositati nel proprio conto corrente. Segno, secondo l’accusa, che aveva pianificato follemente l’omicidio della fidanzata ed era certo delle conseguenze che ne sarebbero derivate. Al processo si sono costituiti come parte civile i familiari della vittima, assistiti dall’ avvocato Giuseppe Barba, del foro di Palermo e anche numerose associazioni di tutela per le donne che subiscono violenza o vittime di femminicidi.

Il delitto avvenne a Furci Siculo dove la coppia conviveva. De Pace, dopo aver strangolato Lorena con la quale aveva avuto una violenta lite, chiamò i carabinieri confessando l’omicidio. Poi tentò il suicidio tagliandosi le vene ma procurandosi solo ferite superficiali. Dopo aver colpito Lorena alla fronte con un oggetto, tramortendola, De Pace la immobilizzò e poi la soffocò. La Corte d’Assise in sentenza ha riconosciuto “la sussistenza dell’aggravante della convivenza ed ha invece escluso quelle della premeditazione e dei motivi abietti e futili”.

         Giuseppe Lazzaro

Edited by, giovedì 14 luglio 2022, ore 19,43. 

 

(Visited 550 times, 1 visits today)