Naso: I beni per 7 milioni di euro confiscati all’imprenditore Nunzio Ruggieri

Appartenevano a NUNZIO RUGGIERI, imprenditore 67enne di Naso, i beni confiscati ieri dalla Dia di Messina. Si tratta, comunque, della prosecuzione del provvedimento della Corte d’Appello di Messina che, poco prima di Natale, aveva anche revocato la confisca di altri beni dello stesso imprenditore e del figlio GIUSEPPE…

Giuseppe Lazzaro, da Gazzetta del Sud

E’ una prosecuzione del precedente provvedimento della Corte d’Appello di Messina, prima di Natale – come precisa l’avvocato Decimo Lo Presti, uno dei legali di fiducia -, la confisca dei beni per 7 milioni di euro eseguita dalla Dia all’imprenditore di Naso Nunzio Ruggieri, 67 anni, attivo nel settore della macellazione e commercializzazione di pellame. L’uomo è ritenuto – sulla base delle indagini della Direzione investigativa antimafia e coordinate dalla Dda di Messina – socialmente pericoloso a seguito di vicende giudiziarie per truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, abusivismo finanziario e usura, reato quest’ultimo per il quale è stato condannato con sentenza divenuta irrevocabile nel 2009. L’imprenditore, peraltro, è stato indicato da un collaboratore di giustizia, il brolese Santo Lenzo, come operatore economico vicino ad ambienti mafiosi dei Nebrodi e del gruppo dei Tortoriciani in particolare. Inoltre, pur non avendo formalmente dichiarato redditi sufficienti a giustificare le rilevanti disponibilità economiche, Ruggieri è riuscito ad accrescere il proprio patrimonio personale e imprenditoriale ricorrendo anche all’intestazione di beni a congiunti e parenti. La confisca, disposta dalla Corte d’Appello di Messina, segue il sequestro deciso dalla Sezione misure di prevenzione del tribunale di Messina nel 2020. Nel complesso sono stati oggetto del provvedimento il 50 per cento di una società, il venti per cento del fondo consortile di un consorzio, 17 unità immobiliari (fabbricati e terreni), 20 mezzi personali ed aziendali e vari rapporti finanziari. Poco prima di Natale la Corte d’Appello di Messina aveva altresì disposto la revoca della confisca della “Mediterranea Pelli srl”, società di proprietà di Nunzio Ruggieri e della confisca del compendio aziendale della “Rugica srls”, società amministrata da Giuseppe Ruggieri, figlio di Nunzio. La vicenda si riferisce al maxi-sequestro effettuato nel luglio del 2018 dalla Dia. Il provvedimento ablatorio che riguarda Nunzio Ruggieri era stato disposto dalla Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Messina, sulla scorta della ritenuta natura illecita della provvista economica utile alla costituzione della società. La vicenda si innesca in un quadro più complesso che ha visto l’imprenditore di Naso destinatario, unitamente ai propri familiari, di altri provvedimenti di sequestro. A prevalere la linea difensiva dell’avvocato Decimo Lo Presti che ha assistito il Ruggieri. Per quanto riguarda Giuseppe Ruggieri è stato destinatario in primo grado del provvedimento ablatorio, in quanto venne ritenuto che la sua azienda fosse riconducibile al padre. In verità è stato dimostrato in appello come la “Rugica srls” fosse stata costituita con fondi di assoluta lecita provenienza e, per tali ragioni, è stata revocata la confisca. Hanno assistito Giuseppe Ruggieri gli avvocati Decimo Lo Presti e Nino Favazzo. Lo scorso 23 agosto la Direzione Investigativa Antimafia, su disposizione del Tribunale di Messina, aveva eseguito il provvedimento di confisca di un complesso societario per un valore di 500.000 euro nei confronti di Nunzio Ruggieri. L’intero patrimonio confiscato all’imprenditore nasitano ammontava a circa 9 milioni di euro. L’ulteriore attività d’indagine, coordinata dal Procuratore aggiunto Vito Di Giorgio e compendiata nel provvedimento eseguito cinque mesi fa, aveva permesso di appurare che l’imprenditore aveva costituito, successivamente alla prima misura, un altro contesto societario con la finalità di eludere la normativa antimafia. La condanna per usura, datata 2009, traeva origine dalle illecite condotte poste in essere dal soggetto negli anni 1998/2000 nei confronti di un dipendente di banca che, in ragione della sua personalità facilmente condizionabile, aveva causato all’istituto di credito, presso cui era impiegato, un dissesto economico per circa 76 milioni del vecchio conio attraverso la negoziazione di tre assegni. Il predetto dipendente, nel tentativo di ripianare la situazione attraverso alcune “amicizie”, si rivolgeva a diversi soggetti, tra i quali anche il preposto, al fine di ottenere alcuni prestiti rilevatisi poi di natura usuraria.

Edited by, giovedì 13 gennaio 2022, ore 9,33. 

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