Op. “Inganno”: Chiesto il rinvio a giudizio per 9 indagati. Udienza-Gup il 9 luglio

A distanza di quattro mesi dagli arresti la DDA di Messina ha chiesto il rinvio a giudizio di nove persone nell’ambito dell’operazione “INGANNO” sulla sanguinosa guerra di mafia che ha segnato il barcellonese nei primi anni ‘90. L’udienza-Gup si terrà il 9 luglio. Foto in alto sei di loro, da sx: GIUSEPPE GULLOTTI, SALVATORE “SAM” DI SALVO, STEFANO GENOVESE; in basso, da sx: CARMELO MASTROENI, GIUSEPPE ISGRO’, NICOLA CANNONE. Chiesto il rinvio a giudizio anche per i pentiti CARMELO D’AMICO e SALVATORE MICALE. Il servizio sul link Cronaca…

GIUSEPPE LAZZARO

A distanza di quattro mesi dagli arresti la DDA di Messina ha chiesto il rinvio a giudizio di nove persone nell’ambito dell’operazione “Inganno” sulla sanguinosa guerra di mafia che ha segnato il barcellonese nei primi anni ‘90. Gli arresti scattarono il 10 gennaio scorso. L’udienza preliminare si terrà il prossimo 9 luglio.

Ad aprile era arrivato l’atto di chiusura delle indagini preliminari, siglato dal Procuratore aggiunto di Messina Vito Di Giorgio, sull’operazione “Inganno” scattata il 10 gennaio scorso che ha dato, soprattutto con le dichiarazioni di Salvatore Micale, ultimo pentito del clan dei “Barcellonesi”, una rivisitazione o delle innovazioni, su una lunga scia di omicidi, in tutto tredici, avvenuti nel barcellonese ai tempi della sanguinosa faida.

I NOMI DEGLI INDAGATI

I nomi degli indagati che compariranno davanti al Gup del Tribunale di Messina sono di primissimo piano nelle gerarchie mafiose che hanno governato Cosa nostra barcellonese, basti pensare che ci sono quelli di Giuseppe Gullotti, per molto tempo ritenuto al vertice del gruppo e Salvatore “Sam” Di Salvo, designato poi come suo successore e fresco di secessione. Accanto a loro Nicola Cannone e Stefano Genovese, detto “Stefanino”. Per loro quattro, nel gennaio scorso, si è trattato di una notifica in carcere, in quanto sono da tempo detenuti ma per altri tre indagati che erano liberi il Gip del Tribunale di Mesisna Ornella Pastore, aveva deciso la detenzione in carcere. Si tratta del “cassiere” del gruppo mafioso barcellonese degli anni ‘80 e ‘90 Giuseppe Isgrò, che era tornato in libertà dopo aver finito di scontare la sua condanna per l’operazione “Gotha 3”, di Carmelo Mastroeni, originario di Merì, sfiorato a suo tempo dall’inchiesta “Omega-Obelisco” (scattata nel luglio 2003) e ritenuto dalla Dda da sempre vicino a Salvatore “Sam” Di Salvo, Vincenzo Miano e i pentiti Carmelo D’Amico (FOTO IN BASSO), ex “braccio armato” del clan e Salvatore Micale.

LA VICENDA

Le indagini dei carabinieri del Ros sono scattate nel gennaio del 2023 ed hanno consentito di svelare aspetti ancora del tutto oscuri su tredici esecuzioni avvenute a cavallo tra il 1992 e il 1998 lungo la zona tirrenica della provincia di Messina. I carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale, con il supporto in fase esecutiva del Comando Provinciale di Messina e del 12° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Catania, lo scorso 10 gennaio hanno dato esecuzione ad un’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Messina, Ornella Pastore, su richiesta della locale Procura Distrettuale Antimafia, che dispose la custodia cautelare in carcere nei confronti di 7 soggetti, 6 dei quali appartenenti o indiziati di appartenere alla famiglia mafiosa “barcellonese” poiché indagati di più delitti di omicidio premeditato aggravato del metodo mafioso, commesso al fine di agevolare le attività dell’associazione di stampo mafioso dei “Barcellonesi”, operante a Barcellona Pozzo di Gotto e sulla fascia tirrenica della provincia di Messina. L’operazione è stata chiamata “INGANNO”.

Il provvedimento scaturisce dalle indagini avviate nel gennaio 2023 dai carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale su delega della locale DDA che hanno consentito di accertare come gli arrestati, alcuni dei quali già condannati con sentenza definitiva per essere capi e promotori dell’associazione di stampo mafioso del clan dei “Barcellonesi”, abbiano preso parte, in qualità di mandanti o esecutori materiali, ai seguenti fatti di sangue, commessi nell’ambito della cruenta guerra di mafia che ha afflitto negli anni ‘90 la provincia di Messina:

1. Omicidio di FERRO Angelo, avvenuto il 27.05.1993 a Milazzo;

2. Duplice omicidio di ACCETTA Antonino e PIRRI Giuseppe, rinvenuti cadaveri nel cimitero di Barcellona il 21.01.1992 e uccisi il giorno precedente;

3. Omicidio di INGEGNERI Carmelo, avvenuto l’11.07.1992 a Barcellona;

4. Omicidio di LONGO Francesco, avvenuto la sera del 28.12.1992 a Barcellona;

5. Omicidio di ANASTASI Aurelio, avvenuto in data 04.01.1993 a Barcellona;

6. Omicidio (lupara bianca) di ITALIANO Giuseppe, avvenuto in epoca prossima al 24.02.1993 a Barcellona;

7. omicidio (lupara bianca) di PORCINO Giuseppe, avvenuto in epoca prossima al 18.03.1993 a Barcellona; al riguardo, sono in corso attività di scavi finalizzati alla ricerca dei resti del Porcino da parte di personale dei carabinieri del ROS e di personale del Comando provinciale dei vigili del fuoco;

8. Attentato a colpi di arma da fuoco avvenuto in data 4.09.1993 a Barcellona che causò la morte immediata di RAIMONDI Sergio, MARTINO Giuseppe e quella successiva di GERACI Giuseppe, sopravvenuta il 26.04.1994. Relativamente a tale fatto di sangue nel 2022 si è giunti alla condanna definitiva dell’ergastolo disposta nei confronti di uno degli imputati quale uno degli esecutori materiali nell’ambito di altro procedimento;

9. Omicidio di ABBATE Giuseppe, avvenuto la sera del 16.02.1998 a Barcellona;

10. omicidio di FICARRA Fortunato, avvenuto l’1.07.1998 a Santa Lucia del Mela. Per tale delitto sono stati condannati, con sentenza passata in giudicato nel 2022, in altro procedimento altri cinque soggetti.

LE INDAGINI

Il pentito Salvatore Micale

In particolare l’attività investigativa, avvalendosi anche delle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Salvatore Micale, già appartenente al sodalizio mafioso dei “Barcellonesi”, ha permesso di accertare che gli indagati avrebbero nel complesso partecipato, con differenti ruoli, ai dieci agguati sopra elencati, tutti eseguiti con le classiche metodologie mafiose utilizzando armi da fuoco e cogliendo di sorpresa le vittime, togliendo in totale la vita a 13 soggetti di età compresa tra i 21 e i 55 anni. Nel corso delle indagini è inoltre emerso che taluni omicidi erano stati decretati dai vertici della famiglia mafiosa barcellonese al fine di punire alcuni ragazzi poiché avrebbero commesso furti o spacciato sostanze stupefacenti senza aver ricevuto una preventiva autorizzazione da parte dell’associazione, comportamenti considerati potenzialmente idonei a minare l’autorità dei vertici del sodalizio.

Edited by, mercoledì 22 maggio 2024, ore 11,52. 

(Visited 489 times, 1 visits today)