San Marco d’Alunzio: La sfarzosa processione di San Basilio chiude la festa patronale

Dopo due anni di forzato stop a causa della pandemia da Covid e a tre anni dall’ultima edizione si è conclusa con la processione di SAN BASILIO (foto in alto dopo la reposizione) la festa dei quattro giorni, a San Marco d’Alunzio, in onore dei Tre Santi patroni: gli altri due sono SAN MARCO e SAN NICOLA. Un fiume di gente ha assistito alla particolare processione dei passi avanti e indietro. Il resoconto e le foto di padre CARLO CALOGERO MUSARRA, originario di San Marco d’Alunzio e Arciprete di Piraino, quindi la storia dei Tre Santi…

GIUSEPPE LAZZARO

“’Razzi San Vasile”…”W Dio e San Basilio”. Dopo due anni di forzato stop a causa della pandemia da Covid e a tre anni dall’ultima edizione si è conclusa ieri sera con la processione di San Basilio la festa dei quattro giorni, a San Marco d’Alunzio, in onore dei Tre Santi patroni: gli altri due sono San Marco e San Nicola.

Un fiume di gente, con parecchi turisti e in tanti arrivati da altri centri, ha assaltato le stradine del Borgo aluntino ammirando e partecipando alla processione che, come sempre, è contraddistinta da passi avanti e indietro, a simboleggiare i miracoli del venerato San Basilio la cui pesante statua è stata portata in spalla da giovani aluntini, armati di volontà, coraggio, forza e, soprattutto, spinti dalla devozione e tutti con la polo bianca e il simbolo dei patroni al petto e a urlare le invocazioni al patrono. Davanti e dietro i fedeli con gli addobbi floreali con la maglietta rossa e la scritta, nelle spalle, “’razzi San Vasile”.

E ancora le due bande musicali locali che si sono alternate nell’esecuzione di marce e brani e, in mezzo ai musicisti, anche un clarinettista d’eccezione: l’avvocato Vincenzo Amadore, da meno di un anno sindaco di Galati Mamertino.

Nel programma, allestito dall’Arciprete Salvatore Miracola e dal Comitato, il 2 agosto si sono svolte, al mattino, le messe in Chiesa Madre e, al termine della seconda, c’è stata la prima processione di San Basilio.

Alle 19, quindi, Santa Messa nella Chiesa Madre, a conclusione via alla processione di San Basilio sino al rientro nella sua chiesa e reposizione della statua del Santo in alto.

L’assessore Nicola Gaetano Dottore in versione banda

Padre Carlo Calogero Musarra durante la processione

Quindi, tra un panino e una birra, la passeggiata sul corso, le bancarelle e le giostre, conclusione della festa con lo spettacolo pirotecnico a cura dell’Amministrazione Comunale a mezzanotte.

LA STORIA DI SAN MARCO

San Marco evangelista (nato a Canaan o Cipro, nel 20 d.C. circa, morto ad Alessandria d’Egitto nella seconda metà del I secolo) è stato un discepolo dell’apostolo Paolo e, in seguito, di Pietro. Secondo la tradizione cristiana è ritenuto l’autore del Vangelo secondo Marco. È venerato come Santo da varie Chiese cristiane, tra cui quella cattolica, quella ortodossa e quella copta, che lo considera proprio patriarca e primo vescovo di Alessandria d’Egitto. Nacque nella terra di Canaan o a Cipro intorno all’anno 20. Poco o nulla si sa della sua giovinezza e della sua famiglia. Dal Nuovo Testamento è noto che era cugino di Barnaba e che, quindi, era ebreo di stirpe levitica. Negli Atti degli Apostoli vi è un primo riferimento preciso su di lui nell’episodio in cui si descrive la liberazione miracolosa di Pietro dalla prigione: «Dopo aver riflettuto, si recò alla casa di Maria, madre di Giovanni detto anche Marco, dove si trovava un buon numero di persone raccolte in preghiera». Secondo il brano sua madre si chiamava dunque Maria e a quel tempo abitava nei pressi di Gerusalemme. Alcuni studiosi vedono perciò in Marco il figlio della vedova, proprietaria della casa in cui avvenne l’Ultima Cena e alcune apparizioni di Gesù successive alla sua morte. Si noti anche che Marco aveva due nomi, uno gentile e uno ebreo; quello ebreo era Giovanni. A quel tempo era un’usanza abbastanza comune tra gli israeliti: basti ricordare Paolo, che viene indicato anche con il nome di Saulo. In altri passi degli Atti viene chiamato o con il nome di Giovanni o con quello di Marco o con entrambi. Non è noto da alcuna fonte se conobbe direttamente Gesù ma se abitava a quel tempo a Gerusalemme deve aver perlomeno sentito parlare di lui. Di sicuro è noto che, pochi anni dopo la morte del Maestro, gli apostoli e i discepoli si riunivano a casa di sua madre. Il fatto che sia l’unico evangelista a menzionare la fuga di un giovinetto che seguiva da lontano gli avvenimenti della cattura di Cristo nell’orto degli ulivi ha fatto supporre che sia egli stesso questo giovinetto: «Un giovanetto però lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono. Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo”. Tale brano è stato comunque oggetto di speculazioni di ogni genere, e si è anche supposto che il giovane fuggito nudo potesse essere una figura puramente simbolica oppure – tra gli altri, oltre a Marco – Giovanni di Zebedeo o Giacomo il “fratello” di Gesù o un angelo o Gesù stesso. Dalla prima lettera di Pietro: «Vi saluta la comunità che è stata eletta come voi e dimora in Babilonia; e anche Marco, mio figlio». E’ riportato che si trovava a Babilonia, zona del Cairo, in Egitto, dove si trovava l’omonima fortezza e si sviluppò poi la Chiesa cristiana copta. Il passo potrebbe però intendersi anche con la presenza di Marco a fianco di Pietro a Roma. Infatti, nel linguaggio dei primi cristiani, Babilonia indicava anche la Roma pagana e idolatra. La basilica romana di San Marco testimonia la presenza di Marco a Roma visto che, secondo una tradizione, fu eretta sul luogo in cui sorgeva la casa in cui risiedette l’evangelista nel suo soggiorno nella capitale dell’impero. Essa si trova proprio di fronte al Campidoglio, nel centro dell’antica Roma, e non come l’abitazione di Paolo, nel ghetto ebraico sulla sponda del Tevere. Secondo Eusebio, Pietro e Marco giunsero a Roma per la prima volta “al principio del Regno di Claudio” e, quindi, nel 41 d.C. Il fatto che Pietro, nella sua lettera, chiami “mio figlio” l’evangelista fa pensare che debba aver ricevuto il battesimo dallo stesso principe degli apostoli. Dagli Atti si apprende che partì insieme a Paolo e a suo cugino per Antiochia. Viene indicato come aiutante di Paolo quando egli predicava a Salamina (Cipro). In seguito, lo stesso libro ci riferisce che abbandonò Paolo, forse spaventato dalle tremende fatiche degli spostamenti dell’apostolo o dalla crescente ostilità che lo stesso incontrava. «Salpati da Pafo, Paolo e i suoi compagni giunsero a Perge di Panfilia. Giovanni si separò da loro e ritornò a Gerusalemme». In seguito alla sua defezione Paolo, partendo per consolidare le chiese della Siria e della Cilicia, si scelse come compagno Sila mentre Marco partì con suo cugino per Cipro. Questo accadde nel 52. Negli Atti queste sono le ultime indicazioni sull’evangelista. In seguito Paolo dovette dimenticare questi dissidi in quanto si ritrova Marco a fianco dell’apostolo a Roma nel 62-64, secondo quanto riportato da una lettera di Paolo: «Vi saluta Aristarco, il mio compagno di prigione, e Marco, il cugino di Barnaba (intorno al quale avete ricevuto ordini; qualora venisse da voi, ricevetelo), e Gesù detto il Giusto, i quali sono della circoncisione; fra questi sono i soli miei collaboratori per il regno di Dio, in quanto mi sono stati di consolazione». Qualche anno più tardi lo si ritrova in compagnia di Pietro, che lo cita nella sua prima lettera come indicato in precedenza. Questo dimostra la sua grande attività svolta negli anni 50 non solo a Cipro. Forse era rientrato in Priente prima della persecuzione scatenata da Nerone nel 64 ma Paolo nel 66 lo rivolle con sé. Come indicato nella sua lettera a Timoteo: «Affrettati a venire da me al più presto… Solo Luca è con me. Prendi Marco e conducilo con te, perché mi è utile per il ministero». Dopo la morte a Roma del principe degli Apostoli, non vi sono più notizie certe su Marco. La tradizione lo vuole evangelizzatore in Egitto e fondatore della chiesa di Alessandria, della quale sarebbe stato il primo Vescovo. La tradizione cristiana attribuisce, inoltre, a Marco la stesura del Vangelo che oggi porta il suo nome, benché secondo alcuni studiosi, anche cristiani, il Vangelo sarebbe anonimo e non sarebbe scritto da un testimone oculare. Tale attribuzione a Marco secondo alcuni troverebbe proprio riscontro in indizi che sembrano confermare che l’autore fosse un discepolo di Pietro. Altra tradizione vuole che Marco – prima di rientrare in Egitto – fosse stato inviato da Pietro nella metropoli alto-adriatica di Aquileia – capoluogo della Regione Venetia et Histria – per curare l’evangelizzazione dell’area nord-est. A Marco si deve la scelta del primo Vescovo della Chiesa Madre di Aquileia (Ermagora, associato sempre al suo diacono Fortunato). Nella Basilica di Aquileia (la cui cripta è affrescata con il ciclo della predicazione di San Marco) e poi nella sede patriarcale di Cividale del Friuli, si conservava il Vangelo di San Marco, attribuito dalla tradizione alla stessa mano dell’evangelista. Il testo (in realtà tardivo) è denominato Evangelarium Forojuliense ed è oggi ripartito in tre parti: una conservata nel Museo archeologico nazionale di Cividale; la seconda nell’archivio capitolare del Duomo di Praga (dono del Patriarca di Aquileia Nicola di Lussemburgo al fratellastro Carlo IV, Sacro Romano Imperatore nel XIV secolo); la terza nella Biblioteca Marciana di Venezia (ambita preda di guerra dopo la conquista del Friuli da parte della Serenissima nel 1420). Non vi sono notizie certe su dove, come e quando Marco morì. Eusebio sostiene che la sua morte avvenne ad Alessandria d’Egitto, dove venne ucciso facendo trascinare il suo corpo per la città. Tale versione dei fatti viene riportata anche nella Legenda Aurea. Le spoglie del Santo sarebbero state sepolte originariamente ad Alessandria d’Egitto. Nell’anno 828 furono trafugate con uno stratagemma da due mercanti veneziani, Buono da Malamocco e Rustico da Torcello, e trasportate, dopo essere state nascoste in una cesta di ortaggi e di carne di maiale, a Venezia dove pochi anni dopo venne dato inizio alla costruzione della Basilica intitolata al Santo. La primitiva chiesa venne poco dopo sostituita da una nuova nell’832 e ricostruita nuovamente nel 978 (per ovviare alla distruzione a seguito di un incendio scoppiato durante una rivolta nel 976). Nel 1063 il doge Domenico I Contarini commissionò la costruzione della basilica attuale: i resti delle precedenti costruzioni furono trasformate in cripta e la nuova basilica venne costruita sopra di essa. La consacrazione della Basilica di Venezia dedicata a San Marco avvenne il 25 aprile 1094 (da qui il giorno del Santo sul calendario liturgico). Va osservato che nel frattempo si era persa memoria del luogo esatto dove fossero custodite le reliquie dell’Evangelista (le reliquie erano state nascoste, per timore che venissero trafugate). Leggenda vuole che, dopo la messa di consacrazione della basilica, celebrata dal Vescovo, si spezzò il marmo di rivestimento di un pilastro della navata destra, a lato dell’ambone e al suo interno comparve la cassetta contenente le reliquie mentre un profumo dolcissimo si spargeva per la Basilica. Il 6 maggio 1811 le reliquie vennero ispezionate. Il 26 agosto 1835 il patriarca Jacopo Monico ne fece solenne esumazione e le trasferì in una posizione più sicura, visto il rischio di allagamento della cripta. Un frammento delle reliquie è conservato nella chiesa di San Marco in Città a Cortona, in Toscana, che condivide con Venezia lo stemma comunale del leone alato e il patronato. Nella cattedrale di San Marco al Cairo, principale chiesa copta ortodossa d’Egitto, si conservano alcune reliquie trasportate dalla Basilica di San Marco a Venezia. È stato ipotizzato che i resti conservati nella basilica veneziana possano essere invece quelli di Alessandro Magno.

LA STORIA DI SAN NICOLA

San Nicola fu uno dei più illustri Santi che fiorirono nella Chiesa orientale nel secolo IV. Nativo di Pataro nella Licia, dimostrò fin da bambino di essere predestinato a grandi cose. Prestissimo si innamorò della vita religiosa, e si ritirò in un monastero nelle vicinanze di Mira. Mirabili furono i suoi slanci d’amore al Signore ed il progresso quotidiano nella virtù. Praticava la carità materiale e spirituale verso il prossimo, e di lui rimase celebre il seguente fatto. Trovandosi tre giovanette in grave pericolo di perdere l’innocenza, non potendo a causa della loro povertà trovare un onesto collocamento, per tre notti consecutive Nicola si portò vicino a quella casa ed ogni volta vi gettò dalla finestra una borsa contenente il necessario per la dote di una figlia. La sua grande devozione lo spinse a visitare la Terra Santa. Durante il viaggio, quando la nave su cui era montato si trovava in alto mare, si scatenò una tempesta tale che i marinai disperavano della salvezza. Ma Nicola, rassicuratili, si mise in ginocchio: ed il mare divenne calmo e si arrivò felicemente in porto. Ritornato dal pellegrinaggio, trovò vacante la sede episcopale di Mira, capitale della Licia. Nicola, già celebre per i suoi miracoli e per la sua vita esemplare, fu eletto ad occupare quella sede, e la resse sapientemente per molti anni. Fu grande benefattore dei poveri, padre degli orfani, sostegno delle vedove. Durante la persecuzione di Diocleziano, fu deportato e confinato. Restituita la libertà alla Chiesa, il Santo Vescovo ritornò tra il suo popolo. Partecipò al Concilio Ecumenico di Nicea ed ebbe parte assai attiva nella confutazione di Ario. Il Signore lo preavvisò della prossima sua morte ed il Santo, raccomandatosi alle preci del suo buon popolo, radunò il clero, e prese a recitare il salmo: In te Domine, speravi, fino al versetto: In manus tuas, commendo spiritum meum, e col sorriso sulle labbra, spirò. Era l’anno 342. Il suo corpo si conserva a Bari, nella Basilica del suo nome.

LA STORIA DI SAN BASILIO

Basilio Magno (nato a Cesarea in Cappadocia nel 329, ivi morto il 1º gennaio 379) è stato un Vescovo e teologo greco antico, venerato da tutte le Chiese cristiane; porta anche i titoli di confessore e Dottore della Chiesa. È considerato il primo dei Padri cappadoci. È uno dei quattro Padri della Chiesa d’Oriente che portano il titolo di “Grande” insieme ad Antonio Abate, Atanasio ed a Fozio di Costantinopoli. Era figlio di un ricco retore e avvocato mentre suo nonno, che fu discepolo di Gregorio Taumaturgo del Ponto, morì martire nella persecuzione di Diocleziano. Sua nonna Macrina, i suoi genitori Basilio ed Emmelia, i fratelli Gregorio (Vescovo di Nissa) e Pietro (Vescovo di Sebaste) e la sorella primogenita, Macrina, sono pure venerati dalla Chiesa cattolica come Santi. Fu molto amico di Gregorio Nazianzeno, venerato come Santo e commemorato nello stesso giorno, il 2 gennaio. Ha scritto la regola che ancora oggi ispira la vita dei Monaci basiliani. Ancora fanciullo venne mandato a Neocesarea sul Ponto dalla nonna paterna Macrina che gli impartì un’educazione basata sui principi cristiani. Ebbe come primo maestro suo padre, poi studiò presso la scuola dei grammatici nella natìa Cesarea. Continuò gli studi a Costantinopoli e poi ad Atene, la capitale culturale del mondo ellenico; qui fu allievo del sofista pagano Imerio e conobbe Gregorio Nazianzeno. Fece ritorno in patria nel 356, dopo un breve periodo come insegnante di retorica, su esortazione della sorella si ritirò a vita ascetica, dopo essere stato battezzato. Fece visita a molti anacoreti dell’Egitto, della Siria, della Palestina e della Mesopotamia per comprendere meglio il loro stile di vita. Ritornato in patria si ritirò sulle rive del fiume Iris vicino a Annosi nel Ponto, dove redasse la Grande Regola e la Piccola Regola, come orientamento per la vita dei monaci che da lui presero il nome di monaci basiliani. Intorno al 360 il Vescovo Eusebio chiamò Basilio e gli conferì l’ordine del presbiterato. Nel 363 il Santo ebbe l’apparizione della Madonna, che gli promise la sua protezione sul suo operato. Dieci anni dopo, nel 370, dopo la morte di Eusebio, venne eletto Vescovo di Cesarea in Cappadocia, metropolita ed esarca dell’intera regione del Ponto. Combatté molto contro le dottrine ariane che, con l’appoggio dell’Imperatore Valente, stavano prendendo piede nella Chiesa. Lo stesso Imperatore tentò a più riprese di piegare Basilio a queste dottrine considerate dalle Chiese cristiane conciliari eretiche ma non lo contrastò mai direttamente, limitandosi a dividere in due diocesi la Cappadocia per sottrargli potere. Basilio difese l’ortodossia delle Chiese cristiane conciliari anche contro i Macedoniani e l’imperatore Giuliano. Basilio fece costruire una cittadella della carità con locande, ospizi e lebbrosario, chiamata Basiliade: fu il primo ospedale della storia. Questa fu la sua più grande opera, che gli valse il nome di Magno. Dopo l’uccisione dell’Imperatore Valente da parte dei Goti nel 378, Teodosio I elevò il Cristianesimo a religione di Stato dell’Impero romano, ossia l’unica alla quale venisse riconosciuto diritto di culto pubblico, relegando il paganesimo e il giudaismo a religioni private. Sulla sede episcopale di Costantinopoli, con l’appoggio di Basilio, fu insediato Gregorio Nazianzeno. Di lì a breve, provato dalle austerità, dalle malattie e sfinito dalle preoccupazioni, morì il 1º gennaio 379. Scrisse molte opere di carattere dogmatico, ascetico, discorsi ed omelie, oltre a un trattato per i giovani sull’uso e il comportamento da tenersi nello studio dei classici pagani, e moltissime lettere sui più svariati argomenti. Scrisse anche l’antologia origeniana Filocalia (con l’amico Gregorio di Nazianzo) e un trattato sullo Spirito Santo in cui affermava la consustanzialità delle tre Persone della Trinità. Celebre è la sua preghiera dedicata agli animali, composta nel 370, in cui sorprendentemente emergono le tematiche moderne a proposito dei diritti animali. Tra le opere di Basilio, decisive nel dibattito teologico del IV secolo sulla Trinità, bisogna almeno ricordare Contro Eunomio, diretta contro l’Apologia di Eunomio contenente proposizioni considerate eretiche e Lo Spirito Santo, indicante la divinità della terza persona trinitaria. Conserviamo di lui anche lettere ed omelie, specie quelle trattanti i sei giorni della creazione (Omelie sull’Esamerone). Il suo Asceticon rappresenta una tappa cruciale nella storia del monachesimo e della spiritualità cristiane. Basilio, vissuto alla fine dell’era delle persecuzioni, detiene un posto di grande importanza nella storia della liturgia cristiana. I riti della Chiesa che prima erano affidati alla memoria e alla estemporaneità iniziarono a strutturarsi, la liturgia iniziò ad essere influenzata da brevi rituali. L’influenza di Basilio in questi rituali è ben attestata nelle fonti. Restano dubbi su quali parti della Divina Liturgia di Basilio Magno siano state composte o riviste da lui e quali si ispirano alle sue opere. Le attuali liturgie delle Chiese cristiane che portano il nome di Basilio non sono interamente frutto del suo lavoro, nella forma attuale, ma conservano comunque un richiamo all’attività di Basilio, che ne formulò le iniziali formule liturgiche e il canto degli inni. Gli studiosi di patristica riconoscono che l’attuale liturgia di Basilio «porta inconfondibile la traccia della sua penna, della sua mente e del suo cuore». La liturgia di Basilio si usa ancora nelle domeniche di Quaresima, nella liturgia del Giovedì e Sabato Santo, nelle domeniche di Avvento e il giorno della sua festa, il 1º gennaio, per le Chiese d’Oriente. Con il suo esempio e i suoi insegnamenti Basilio esercitò una notevole influenza nella vita monastica del tempo, moderando l’austerità che fino ad allora aveva caratterizzato la vita monastica. Fornì anche un grande contributo nel coordinare le attività di lavoro e quelle di preghiera per assicurarne un più equilibrato ritmo nella giornata del monaco. Basilio è tra le più influenti figure che hanno dato sviluppo al monachesimo nella cristianità. Non solo è riconosciuto come il padre del monachesimo orientale ma gli storici gli attribuiscono anche una grande importanza per lo sviluppo di quello occidentale, in particolare per l’influsso che ebbe su San Benedetto che ne riconobbe l’importanza quando nella sua “Regola” chiese ai monaci di leggere, oltre che la Bibbia, anche i Padri della Chiesa e la vita e la «Regola del nostro Santo Padre, Basilio». A riprova di questa influenza restano i molti ordini religiosi della Chiesa orientale che si rifanno ancora alla sua regola o che portano il suo nome, nell’ambito della chiesa latina si annovera un istituto religioso fondato nel XVIII secolo in Francia, i Preti di San Basilio. Nel 1568 fu proclamato Dottore della Chiesa da Papa Pio V, che lo inserì nel Breviario Piano insieme a Sant’Atanasio, San Gregorio Nazianzeno e San Giovanni Crisostomo. Oltre a questi quattro Santi delle Chiese Orientali, nel 1567 lo stesso Pontefice aveva proclamato anche Tommaso D’Aquino quale Dottore della Chiesa. I cattolici e gli anglicani celebrano la sua memoria liturgica il 2 gennaio mentre la Chiesa ortodossa il 1º gennaio. Prima del Concilio Ecumenico Vaticano II la sua festa era celebrata il 14 giugno, giorno in cui venne ordinato Vescovo. In molti luoghi si continua a festeggiare in tale data, essendo il 2 gennaio troppo vicino alle giornate festive post-natalizie e per la sempre probabile sua coincidenza con altre feste liturgiche proprie del Tempo (per esempio quella del Nome di Gesù).

Edited by, mercoledì 3 agosto 2022, ore 15,54. 

 

 

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