San Marco d’Alunzio: La tangente da 100.000 euro. L’ingegnere arrestato è l’orlandino Basilio Ceraolo

E’ BASILIO CERAOLO, originario di contrada Salinà di Piraino ma residente a Capo d’Orlando, l’ingegnere arrestato ieri mattina dai militari della guardia di finanza della Tenenza di Sant’Agata Militello per la vicenda della presunta tangente, da 100.000 euro, chiesta al titolare di una impresa, FABIO D’AGATA, che sta eseguendo lavori a San Marco d’Alunzio (foto in alto una ruspa sul cantiere). I particolari riportati dall’AGI dallo stesso imprenditore denunciante…

E’ di Capo d’Orlando l’ingegnere arrestato ieri mattina dai militari della guardia di finanza della Tenenza di Sant’Agata Militello per la vicenda della presunta tangente, da 100.000 euro, chiesta al titolare di una impresa che sta eseguendo lavori a San Marco d’Alunzio. Si tratta di Basilio Ceraolo, 70 anni, originario di contrada Salinà del comune di Piraino, iscritto all’Ordine degli Ingegneri della provincia di Messina al n. 1135 con studio tecnico in Capo d’Orlando, in via Del Porto n. 13. La denuncia è stata presentata da Fabio D’Agata, l’imprenditore che ha denunciato il professionista.

“Tutto è cominciato con la richiesta da parte sua (l’ingegnere Ceraolo il soggetto ndr) di ridurre la lunghezza dei tiranti, che non è infondata, ma ero convinto che l’economia derivante da questa riduzione potesse compensare situazioni impreviste all’interno del cantiere. Quando poi mi disse che questo risparmio, di circa 200.000 euro, sarebbe stato diviso tra noi in parti uguali, e lui avrebbe pagato i tiranti per l’intera lunghezza nonostante mi avesse chiesto di farlo più corto, lì ho avuto la certezza che stavo diventando socio di un disegno corruttivo a cui non avevo alcuna intenzione di aderire…Mi ero abituato a richieste ostili da parte di mafia, ‘ndrangheta, ma ancora non da un direttore dei lavori”, ha spiega all’AGI Fabio D’Agata, l’imprenditore che ha denunciato l’ingegnere Ceraolo.

“All’interno dell’appalto – ha raccontato D’Agata all’AGI – lui (Ceraolo ndr) aveva creato una grossa riserva, una lunghezza di 22 metri, che per il totale dei tiranti viene a costare oltre un milione di euro. In realtà se avesse utilizzato le relazioni geologiche allegate al progetto in maniera propria, avrebbe già potuto prevedere tiranti più corti. Non conta tanto la lunghezza del tirante ma l’ammortamento dello stesso tirante all’interno di uno strato roccioso stabile: una richiesta di riduzione dei tiranti non implica necessariamente una riduzione di stabilità. Questo, però, lui avrebbe potuto capirlo subito, dimensionando zona per zona la lunghezza opportuna. L’avere lasciato la lunghezza a 22 metri mi fa pensare che lo abbia fatto intenzionalmente, per una riserva economica su cui andare a lucrare”. Quello degli interventi sul dissesto idrogeologico è un settore che sta molto a cuore al governatore siciliano Nello Musumeci, commissario di governo della Struttura diretta da Maurizio Croce. Eppure, proprio lì potrebbe annidarsi lo “schema” scoperto a San Marco d’Alunzio: “Sì, secondo me – prosegue l’imprenditore che ha denunciato Ceraolo – lo schema esiste. In un passaggio dei colloqui avuti con lui in questi mesi mi disse “le imprese parlano bene di me, dicono che i miei progetti sono ben fatti e si guadagna bene”. Era molto orgoglioso, mi faceva esempi di altre imprese e mi disse che un altro cantiere nella stessa area aveva aderito alle sue richieste in maniera preventiva, prima ancora di cominciare i lavori. Anche questo ho detto ai magistrati ma non so se hanno trovato i riscontri». L’ingegnere Ceraolo, oggi agli arresti domiciliari, ha «numerosi incarichi con la Regione e la Struttura del commissario, circa 7 o 8, e lui stesso mi parlava di successive aggiudicazioni: troppi incarichi per un solo professionista, e ciò potrebbe far presupporre qualche aggancio presso la stazione appaltante. Su questo non ho riscontri ma – ha concluso il denunciante Fabio D’Agata – credo che l’autorità giudiziaria stia lavorando anche in quella direzione».

LA VICENDA

Ieri mattina i militari della Tenenza della guardia di finanza di Sant’Agata Militello hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di sottoposizione agli arresti domiciliari, emessa dal Gip presso il Tribunale di Patti, nei confronti del direttore dei lavori, ingegnere Basilio Ceraolo, 70 anni, di un cantiere sito a San Marco d’Alunzio, inizialmente indagato per concussione prima della modifica ai capi di imputazione (leggere sotto).

Il provvedimento cautelare è stato adottato sulla scorta delle risultanze delle investigazioni condotte dai finanzieri della Tenenza di Sant’Agata Militello, al comando del tenente Salvatore D’Amore (FOTO IN ALTO), unitamente agli specialisti del Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Messina, coordinati dalla Procura della Repubblica di Patti. Il Gip ha riqualificato il reato, inizialmente ipotizzato come concussione, in quello di tentata induzione indebita a dare o promettere utilità.

Secondo le ipotesi dell’accusa, che dovranno trovare conferma nei successivi gradi di giudizio, sono stati accertati alcuni episodi commessi dall’ingegnere Ceraolo, con la qualifica di direttore dei lavori il quale, nell’ambito dei lavori di consolidamento di un costone roccioso – sito a valle di via Cappuccini presso un cantiere del comune di San Marco d’Alunzio – oggetto di precedenti frane, abusando dei propri poteri (derivanti dal ruolo ricoperto), a più riprese, avrebbe tentato di convincere l’imprenditore Fabio D’Agata (incaricato dell’esecuzione di opere pubbliche destinate alla collettività) a commettere frodi contrattuali nei confronti dell’ente appaltante, pretendendo, dal medesimo imprenditore rilevanti somme di denaro, beni ed altre utilità, per fini strettamente personali, in particolare la corresponsione di oltre 100.000 euro a titolo di tangente. I lavori riguardavano la realizzazione di paratie in calcestruzzo, sostenuti con barre d’acciaio infisse nella roccia ed opere connesse (scavi, tubazioni e opere di drenaggi), dirette a consolidare un costone roccioso sito a San Marco d’Alunzio, già oggetto di precedenti frane.

L’indagine “lampo” ha trovato un primo vaglio positivo nel Giudice delle Indagini preliminari del Tribunale di Patti, avviata poco meno di quattro mesi fa e scaturita dalla denuncia presentata presso la guardia di finanza di Sant’Agata di Militello dal medesimo imprenditore, il quale non ha inteso sottostare all’accordo fraudolento proposto dall’indagato ed alla corresponsione della relativa somma nei confronti di quest’ultimo. Le investigazioni, sviluppate anche mediante intercettazioni telefoniche, ambientali ed operazioni di videosorveglianza, che hanno formato oggetto di contestazione provvisoria, hanno fatto emergere la propensione dell’ indagato a servirsi della funzione pubblica lui attribuita, per scopi di personale arricchimento. Costui, sebbene deputato ex lege a controllare la regolare realizzazione di opere destinate a finalità collettive, anche attraverso la rendicontazione e l’asseveramento dei lavori svolti, proponeva all’impresa appaltatrice modifiche nell’esecuzione dei lavori previsti dal capitolato dell’opera pubblica, in modo da lucrare le somme così indebitamente “risparmiate”, per poi dividerle a metà, secondo i suoi intendimenti, con la stessa impresa incaricata di svolgere i lavori. In particolare, le modifiche “proposte” dall’indagato riguardavano la riduzione della lunghezza di alcuni tiranti in acciaio, che avrebbero consentito di generare delle economie di spesa ammontanti a circa 200.000 euro. Tale “risparmio”, secondo i propositi del direttore dei lavori, anziché essere riutilizzato nell’ambito dell’opera pubblica in corso di realizzazione, si sarebbe dovuto riflettere sul tornaconto personale dell’ingegnere e dell’impresa eventualmente compiacente la quale, come già detto, non ha inteso partecipare all’accordo fraudolento ed ha invece denunciato i fatti. Il direttore dei lavori, in definitiva, invece di porre in sicurezza un costone roccioso ad alto rischio idrogeologico che, nel corso del tempo, è stato soggetto ad una serie di allarmanti movimenti franosi, mettendo a repentaglio l’incolumità pubblica e la stabilità delle infrastrutture (motivo per il quale l’Amministrazione comunale, in varie occasioni, ha dovuto procedere allo sgombero delle abitazioni maggiormente compromesse, con soluzioni tampone), cercava di sfruttare la sua posizione, in modo da trarne un consistente vantaggio personale. L’esame della copiosa documentazione, acquisita su disposizione della Procura di Patti presso il commissario straordinario per l’emergenza idrogeologica della Regione Siciliana (stazione appaltante dei lavori avviati presso il comune di San Marco d’Alunzio), corroborato dalle evidenze emerse nel corso delle indagini tecniche e da numerosi servizi di osservazione e pedinamento effettuati dalle Fiamme Gialle, hanno fatto emergere – salvo diverse valutazioni giudiziarie nei successivi gradi di giudizio e fermo restando il generale principio di non colpevolezza sino a sentenza passata in giudicato – la condotta antigiuridica dell’indagato.

            Giuseppe Lazzaro

Edited by, mercoledì 10 novembre 2021, ore 9,28. 

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