Sicilia: Il grido di allarme di Orazio Di Bella. “Il lavoro c’è ma nessuno vuol lavorare, preferiscono il RdC”

Riceviamo e pubblichiamo, per essere postata nella sezione Sicilia News, il grido di allarme di ORAZIO DI BELLA, titolare con la famiglia di una società di autotrasporti su strada e noleggio, con sede a Calatabiano (CT) e che opera anche in altre regioni italiane. L’imprenditore si rivolge a chi di dovere (politici e sindacalisti) perché sostiene che il lavoro nella sua azienda c’è ma pochi sono interessati a svolgerlo preferendo non fare niente grazie al Reddito di Cittadinanza che percepiscono. In piena campagna elettorale, e con esempi sicuramente analoghi che non mancano, un argomento da non sottovalutare…

Sono Orazio Di Bella, titolare insieme ai membri della mia famiglia, della società “Di Bella Viaggi di O. Di Bella & C.” ditta specializzata in attività di autotrasporti su strada e di noleggio automezzi con conducente da oltre un ventennio.

La mia azienda ha sempre cercato di mantenersi su standards qualitativi elevati, conscia di svolgere un servizio di fondamentale importanza per la terra in cui opera, quello dei trasporti su strada appunto, facendo fronte alle diverse esigenze provenienti da ogni parte della Regione, vocata da sempre al turismo e in cui i mezzi di trasposto alternativi spesso non si rivelano adeguati alle richieste del mercato.

Dopo il fermo involontario subito nel periodo di restrizioni causato dall’epidemia da Covid, si è riusciti a riprendere l’attività con enormi sacrifici e senza alcun aiuto statale, cercando di recuperare le perdite inevitabilmente subite per via dello stop forzato.

Dopo dei fiduciosi segnali di ripresa, da mesi a questa parte la mia attività si trova a confrontarsi con un problema del tutto nuovo e, a dire il vero, inaspettato. Parlo dell’assenza di personale disponibile a condurre i mezzi per le tratte da noi tenute, ultimamente anche fuori dal territorio regionale, dovuta, non tanto alla mancanza oggettiva di persone, quanto al fatto surreale di non volere prestare l’attività lavorativa loro richiesta.

Proprio così: le persone che in un non lontano passato l’azienda assumeva per le proprie attività di trasposto, oggi oppongono un chiaro diniego ad ogni offerta di lavoro, preferendo rimanere inattivi piuttosto che lavorare. Ho registrato personalmente il rifiuto da parte di una moltitudine di soggetti inoccupati, il cui rifiuto a prestare alcun’attività è stato categorico, preferendo rimanere nella condizione di disoccupazione in cui si trovano.

Ora, escluso il periodo d’inattività forzata causa epidemia, mai avrei pensato fino a qualche tempo fa che l’azienda avrebbe potuto incontrare anche questo genere di difficoltà, ossia il problema di come reperire risorse umane non per l’oggettiva mancanza delle stesse ma per il rifiuto di prestare alcuna opera lavorativa, ossia di offerte di lavoro che, un tempo, erano facilmente collocate e divise tra più persone che le pretendevano.

Leggo, inoltre, con immutato stupore, che questo genere di difficoltà sta interessando anche altri settori, in particolare quelli in cui nel periodo estivo aumenta la necessità di avvalersi di personale per far fronte alle richieste del mercato. Diversi titolari di attività ricettive, ad esempio, lamentano di avere ricevuto un secco no alle richieste di assunzione, motivato, e qui veniamo al dunque, dalla ragione di non volere rinunciare al Reddito di Cittadinanza! Ebbene, senza volere entrare in logiche politiche che non mi sono mai appartenute, a maggior ragione nel periodo pre-elettorale attuale, non posso che associarmi e condividere le proteste dei suddetti operatori, ritenendo che anche l’attività condotta dalla mia azienda sia in atto danneggiata da tale misura di sostegno al reddito e che il rifiuto a lavorare opposto a chi scrive, sia motivato dalle medesime ragioni.

D’altronde, ragionando in questi termini spiccioli, perché chi è titolare di reddito dovrebbe andare a lavorare quando ha un fisso mensile che gli consente di evitarlo?

Eppure, per quello che mi è dato sapere, il Reddito di Cittadinanza non avrebbe dovuto assolvere questa funzione di “rendita perpetua” bensì quella di sostegno alla persona disoccupata durante il periodo di ricerca del lavoro, la quale avrebbe dovuto essere facilitata da personale a ciò addetto, i cosiddetti navigator, con la conseguenza che il rifiuto della proposta di lavoro sarebbe stata causa di revoca della stessa misura.

Perlomeno, questo è quanto ricordo sul tema.

Oggi, invece, si assiste al paradosso unico nel suo genere, per il quale il Reddito di Cittadinanza “consente” di rifiutare il lavoro, sfruttando il fallimento di un sistema che avrebbe dovuto operare in altra maniera ma che, per motivazioni che sfuggono alla mia comprensione, non è mai entrato a regime con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti. Così, al di là delle legittime lamentele di chi non riesce ad assumere più personale per la propria azienda, il problema rimane e l’attività da me condotta, per quanto possa sembrare assurdo in un Paese caratterizzato da tassi di disoccupazione elevatissimi, rischia di andare incontro a delle riduzioni di tratte per la mancanza di personale che voglia farsi assumere, in barba alle sbandierate esigenze di chi ci guida, a prescindere dal colore politico, di aumentare il prodotto interno lordo da un lato e di far diminuire il tasso di disoccupazione dall’altro.

Mi permetto di segnalare che, così operando, a me pare che entrambi gli obiettivi vadano incontro a un sicuro fallimento, perché le aziende hanno difficolta a operare per la mancanza di personale motivata dalle suddette ragioni, contraendo pertanto la produzione, e i disoccupati restano tali godendo del reddito da loro percepito.

Non avendo altro da fare non posso che lasciare alla carta stampata e on line il compito di manifestare una forma di disagio che mai avrei pensato di dovere affrontare nel corso della mia vita lavorativa, invitando le autorità politiche e sindacali, tutte indistintamente, a volere prendere consapevolezza di questa situazione e adottare le misure correttive necessarie perché fra non molto ci saranno attività costrette a chiudere a causa dell’assenza di persone disponibili al lavoro, a causa del circolo vizioso che con le mie parole di imprenditore ho cercato di descrivere.

       Orazio Di Bella

Edited by, lunedì 22 agosto 2022, ore 18,25. 

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