
La Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Messina, accogliendo la richiesta della DDA peloritana, ha disposto la confisca dei beni nei confronti di GIUSEPPE COSTANZO ZAMMATARO, 43 anni, nato a Biancavilla, inteso “carretteri”, ritenuto elemento di spicco del clan mafioso dei Batanesi di Tortorici. L’uomo è stato condannato, per l’operazione “Nebrodi”, a 14 anni e 6 mesi dalla Corte d’Appello di Messina (16 anni e 4 mesi in primo grado). Disposta la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per tre anni. Il servizio…
GIUSEPPE LAZZARO
La Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Messina, accogliendo la richiesta della DDA peloritana, ha disposto la confisca dei beni nei confronti di Giuseppe Costanzo Zammataro, 43 anni, nato a Biancavilla, inteso “carretteri”, ritenuto elemento di spicco del clan mafioso dei Batanesi di Tortorici. Disposta la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per tre anni.
Il sequestro preventivo era scattato il 21 maggio 2024 e venne eseguito dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Messina, emesso sempre dalla Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Messina presieduta dal giudice Domenico Armaleo.
La confisca scaturisce dagli accertamenti di carattere patrimoniale che hanno consentito di verificare e documentare come Costanzo Zammataro, esponente con ruolo apicale della famiglia mafiosa tortoriciana, articolazione dei Batanesi, arrestato il 15 gennaio 2020 nell’ambito della maxi-operazione “Nebrodi” sulla mafia dei pascoli, avesse accumulato un patrimonio risultato sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati da lui e dai suoi familiari.
Giuseppe Costanzo Zammataro, per la “Nebrodi”, è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Patti a 16 anni e 4 mesi di reclusione, ridotti a 14 anni e 6 mesi dalla Corte d’Appello di Messina il 5 settembre 2024, per associazione di tipo mafioso, plurime truffe aggravate in concorso per il conseguimento di erogazioni pubbliche ed impiego di denaro di provenienza illecita e trasferimenti fraudolenti di valori, emergendo come un vero e proprio collettore di interessi nel settore degli aiuti comunitari per conto dell’associazione mafiosa investigata.
I beni confiscati, per un valore di circa 90.000 euro, intestati anche a familiari, riguardano tre imprese, due agricole con sede a Tortorici, la “Tassita cooperativa agricola” e la “Monteverde cooperativa agricola” e una individuale, la “Galati Pricchia Daniele” e parecchi terreni ubicati a Centuripe (Enna).
Edited by, mercoledì 3 settembre 2025, ore 17,36.