Op. “Majari”: Dopo sei anni la sentenza di primo grado, condannati 8 imputati

Il collegio giudicante del Tribunale di Patti ha condannato otto imputati nell’ambito del processo di primo grado scaturito dall’operazione “MAJARI”, scattata il 12 maggio 2020 (foto in alto il cartellone del blitz) e che sgominò un sodalizio attivo tra Patti e Santo Stefano di Camastra dedito a truffe ed estorsioni nei confronti di soggetti che venivano raggirati spacciandosi per maghi e cartomanti con poteri esoterici in grado di liberarli da presunte negatività, malocchi o pericoli imminenti. Gli imputati sono residenti a Santo Stefano di Camastra, Tortorici, Torrenova e una donna rumena domiciliata a Capo d’Orlando. Il servizio…

GIUSEPPE LAZZARO

Il collegio giudicante del Tribunale di Patti (presidente Monica Marino, a latere Andrea La Spada e Gianluca Corona) ha condannato otto imputati nell’ambito del processo di primo grado scaturito dall’operazione “Majari”, scattata il 12 maggio 2020 e che sgominò un sodalizio attivo tra Patti e Santo Stefano di Camastra dedito a truffe ed estorsioni nei confronti di soggetti che venivano raggirati spacciandosi per maghi e cartomanti con poteri esoterici in grado di liberarli da presunte negatività, malocchi o pericoli imminenti.

LA SENTENZA

La pena più alta, 6 anni e 4 mesi di reclusione, è stata inflitta a Elvira Parisi, 65 anni, di Santo Stefano di Camastra, ritenuta responsabile oltreché del reato associativo anche di due episodi di truffa ed uno di estorsione ai danni di tre persone.

Per l’associazione a delinquere sono stati quindi condannati altri sei imputati: Gino Paterniti, 54 anni, di Tortorici, a 4 anni e 1.500 euro di multa con una contestazione di truffa; Lidia Messina, 58 anni, di Santo Stefano di Camastra, a 3 anni e 8 mesi, responsabile anche di estorsione e truffa; Teresa Prinzi, 58enne stefanese, a 3 anni e 6 mesi più 1.500 euro di multa, anche per un episodio di truffa.

Per la sola associazione a delinquere condannati a 3 anni di reclusione Doina Rodica Negru, 36 anni, di origini romene, domiciliata a Capo d’Orlando e Gaetano Capra, 74 anni, mentre 2 anni e 6 mesi sono stati inflitti a Francesco Ranno, 37 anni, residente a Santo Stefano di Camastra. Infine Rosario Lombardo Facciale, 37 anni, di Torrenova, è stato condannato a 2 anni e 6 mesi più 1.000 euro di multa per un solo caso di truffa.

Ad eccezione del Lombardo Facciale tutti gli imputati dovranno risarcire i danni alle due parti civili costituite, da liquidarsi in separata sede con provvisionale immediatamente esecutiva in un caso da 100.000 euro e, per l’altro, da 75.000 euro. Assoluzioni perché il fatto non sussiste sono state disposte in relazione ad ulteriori imputazioni di truffa. Entro 90 giorni il deposito della sentenza e la sicura richiesta di appello dei legali della difesa.

LA VICENDA

Alle prime ore del mattino del 12 maggio 2020, in piena era Covid, sette persone vennero arrestate dalla Polizia Giudiziaria della Procura di Patti, Sezione Polizia di Stato, con l’apporto dalle altre Aliquote della Sezione e dei Commissariati di P.S. di Capo d’Orlando e Patti, in quanto ritenute gravemente indiziate di una serie di reati, fra cui i delitti di associazione per delinquere, truffa aggravata, violenza privata e tentata estorsione. In particolare furono raggiunti da ordinanza di custodia cautelare in carcere Elvira Parisi, Gino Paterniti, Doina Negru Rodica e Lidia Messina e dagli arresti domiciliari Teresa Prinzi, Rosario Lombardo Facciale e Gaetano Capra. Successivamente dette misure sono state affievolite o annullate per cessate esigenze di custodia cautelare. Il provvedimento cautelare fu emesso dal Gip del Tribunale di Patti, Eugenio Aliquò, su richiesta dei sostituti procuratori Alessandro Lia (oggi alla Procura di Roma) e Federica Urban (oggi in servizio altrove).

Le indagini, sviluppatesi per quasi due anni, erano basate su intercettazioni telefoniche, assunzioni di numerose testimonianze e perquisizioni e svelarono l’esistenza di un articolato sodalizio criminale avente base operativa a Santo Stefano di Camastra ma attivo sull’intera provincia, capeggiato da Elvira Parisi e Gino Paterniti i quali, spacciandosi per veri e propri “maghi” e cartomanti, dotati di poteri occulti ed esoterici, agganciavano le ignare vittime, le convincevano dei loro poteri “magici” e le inducevano a versare forti somme di denaro in cambio delle loro “presunte” prestazioni professionali. Le indagini vennero avviate a seguito della denuncia presentata da una donna, C.M.F. le iniziali delle generalità, la quale riferiva di avere versato centinaia di migliaia di euro a tali soggetti ed all’intero sodalizio. Più precisamente, proprio dalle intercettazioni, avviate nell’estate del 2017 sulle utenze dei principali indagati del tempo, emerse il “modus operandi” del sodalizio. Gli indagati di allora avvicinavano le vittime, sfruttando momenti di fragilità e solitudine di queste ultime, ne carpivano la fiducia attraverso lunghe telefonate ad ogni ora del giorno e della notte, nel corso delle quali, fingendo solidarietà e comprensione, si arrogavano poteri sensitivi straordinari (potere di percepire il pericolo incombente nella vita degli altri; potere di purificazione da fenomeni paranormali negativi), grazie ai quali paventavano l’esistenza di gravi ed immediati pericoli, forti negatività anche di tipo mortale, gravanti sull’intero nucleo familiare, i quali potevano essere scongiurati soltanto attraverso il ricorso alla cartomanzia, a “riti esoterici”, “rituali magici”, “preghiere”. In cambio di tali prestazioni, costoro si facevano consegnare cifre esorbitanti in denaro, erogato in contante o attraverso ricariche su carte prepagate.

I riti, a volte, servivano anche a mettere a tacere definitivamente “voci e dicerie di paese” pericolose per la reputazione della vittima come relazioni extraconiugali e comprendevano anche la consegna di talismani, ossia oggetti di vario tipo (collanine, portachiavi, braccialetti, pietre vulcaniche) che dovevano essere utilizzati secondo precise istruzioni: così, ad esempio, un braccialetto doveva essere indossato per ventiquattro ore consecutive, compresa la notte, e l’indomani doveva essere gettato in mare.

Successivamente gli indagati, al minimo sospetto che le vittime, scoperti i loro inganni, cercassero di uscire dal circolo vizioso in cui erano incorse, passavano a vere e proprie intimidazioni nei loro confronti; in particolare, le minacciavano che, se avessero smesso di pagare o avessero denunciato i fatti, avrebbero scagliato al loro indirizzo, e a quello delle loro famiglie, ogni sorta di maleficio e negatività (“il rito”) o comunque generato nei loro confronti temibili fenomeni paranormali (presenza soprannaturale di acqua e di rumori, stato ipnosi etc.), a volte anche con l’ausilio di operatori dell’occulto ancora più potenti e pericolosi, come un tale “Valentino”.

In alcuni casi gli odierni imputati avrebbero ricattato le loro vittime, minacciandole che avrebbero divulgato tutte le informazioni “compromettenti” di cui erano venute in possesso, carpite in occasione dello svolgimento delle loro “prestazioni professionali”. Per incrementare il senso di smarrimento delle vittime ed eludere eventuali indagini, gli indagati iniziali inscenavano l’esistenza di fantomatici soggetti dai poteri ancora più straordinari come “Alessia”, “Ester”, “Carlo”, “Valentino”, “Loredana”, “Alina”, “Giovanna”, dei quali addirittura simulavano la voce al telefono. L’intera attività avveniva per via telefonica: gli incontri di persona, di conseguenza, avvenivano solo al momento della consegna del denaro contante.

Il sodalizio criminoso era caratterizzato da una ben precisa ripartizione dei ruoli (chi rivestiva il ruolo di intermediario e procacciatore delle vittime, chi di vero e proprio “operatore dell’occulto”, mago e chiromante, dotato di poteri straordinari di guarigione, chi di confidente e consigliere, chi di materiale riscossore o di intestatario della carte Postepay su cui avvenivano le ricariche in denaro) e da una solidarietà reciproca, che è parsa nella sua massima dirompenza nel momento conclusivo dell’indagine quando sono state eseguite le perquisizioni domiciliari ed è stato sequestrato materiale esoterico ed appunti con informazioni sulle vittime.

Secondo l’accusa, a capo del sodalizio criminale, vi erano Parisi Elvira e Paterniti Gino, promotori ed organizzatori della compagine associativa, definiti i perni del sodalizio, fantomatici operatori dell’occulto, in continuo contatto tra loro, i quali si consigliavano sulle migliori strategie da adottare per gestire i clienti, che sovente si scambiavano, ripartendosi in percentuale i guadagni così illecitamente ottenuti. Negru Doina Rodica svolgeva un ruolo di collegamento tra i due indagati principali e forniva assistenza nell’attività esoterica, interpretando il ruolo della fantomatica “Alessia” (donna dall’accento straniero) per la circonvenzione delle vittime, metteva a disposizione la propria carta Postepay per riceverne i pagamenti. Messina Lidia, molto vicina a Parisi Elvira, le forniva costante assistenza, dandole suggerimenti e consigli, individuando, procacciando e gestendo numerose vittime, interpretando in alcuni casi il ruolo della fantomatica “Ester”. Prinzi Teresa, detta “Titti”, nipote di Parisi Elvira, forniva assistenza alla propria zia nella circonvenzione di diverse vittime. Lombardo Facciale Rosario, detto “Carlo”, dapprima assumeva il ruolo di vittima e, successivamente, di consociato, in quanto divenuto stretto collaboratore di Parisi Elvira, fornendole consulenza ed assistenza, procacciandole nuovi clienti, interpretando anche il ruolo di intermediario tra la stessa Parisi Elvira ed alcune delle vittime. Capra Gaetano, detto “Tanino”, dapprima anch’egli vittima, è poi divenuto il compagno di Parisi Elvira e le avrebbe fornito assistenza nella circonvenzione di altri soggetti, occupandosi di ritirare il denaro contante e anch’egli era intestatario di una delle carte prepagate su cui avvenivano le ricariche.

Le vittime, per procurarsi la liquidità necessaria a soddisfare le incessanti richieste degli indagati, non solo attingevano a tutti i loro risparmi, vendendo gioielli, attrezzature di lavoro (in un caso, addirittura, un intero allevamento di bestiame) e persino immobili di proprietà (le stesse case di abitazione) ma erano costrette anche a contrarre gravosi debiti con amici e parenti (ai quali tacevano il reale motivo del prestito), fino a contrarre debiti a tassi usurari che non riuscivano poi ad onorare. Per ogni consulenza/rito, i malcapitati clienti versavano una “parcella” di qualche centinaio di euro, fino ad arrivare a corrispondere, nel corso del tempo, in totale, cifre anche superiori ai 10.000 euro. Nei casi più gravi, due vittime hanno consegnato, rispettivamente, oltre un milione di euro e 70.000 euro. In alcune conversazione erano gli stessi originari indagati a suggerire alle vittime come procurarsi ancora ulteriore denaro, per esempio chiedendo prestiti ai familiari o vendendo gioielli al Compro-oro.

All’esito di alcune perquisizioni domiciliari seguite nel 2018 è stato sequestrato non solo materiale esoterico di ogni tipo (mazzi di carte per la cartomanzia; pergamene con simboli magici; “Pentacolo mistico dell’angelo Raphael”; preghiere rituali; fogli con riferimenti ad arti magiche, riti esoterici, incantesimi, rituali, pozioni e formule magiche), ma anche appunti con informazioni sulle vittime e sulle loro abitudini.

Duplice la potenzialità offensiva del fenomeno criminale: allo sfruttamento economico delle vittime e, almeno in alcuni casi, dei loro congiunti, si sommava un vero e proprio sfruttamento psicologico, cosicchè le vittime, anche per la vergogna, si isolavano dalla famiglia e dal contesto sociale di riferimento, diventando sempre più succubi e “dipendenti” dal sodalizio.

Edited by, sabato 6 giugno 2026, ore 9,32. 

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