
Una donna di 26 anni è indagata dalla Procura di Patti con le accuse di maltrattamenti in famiglia, stalking e diffamazione aggravata dall’uso dei social. Presunte vittime, e costituite parte civile, sono il suo ex uomo, di 43 anni e la nuova compagna di lui. Si è già all’udienza preliminare che si discuterà il prossimo 6 ottobre. I fatti sono accaduti in un comune dei Nebrodi. Il servizio…
Giuseppe Lazzaro, da Gazzetta del Sud
Maltrattamenti in famiglia, stalking e diffamazione aggravata dall’uso dei social. Queste le contestazioni mosse dal sostituto procuratore di Patti Giovanna Lombardo ad una donna di 26 anni, residente in un comune dell’hinterland nebroideo la quale, secondo la prospettazione accusatoria, non avrebbe accettato la fine della relazione con l’ex compagno, oggi 43 anni e padre della propria figlia minore e, in più, la nuova relazione intrapresa dall’uomo con un’altra donna. Per questo motivo, a partire dallo scorso autunno, la ventiseienne avrebbe in più occasioni tempestato di chiamate e messaggi il suo ex, arrivando in una circostanza a telefonargli per ben 249 volte in una sola notte, come riportato agli atti. Inoltre lo avrebbe minacciato e insultato più volte, anche tramite messaggi e avrebbe usato la gestione e il rapporto dell’uomo con la figlia minore come leva per esercitare pressioni psicologiche e pesanti minacce nei suoi confronti. Per questo la giovane è stata accusata di maltrattamenti in famiglia ai danni del proprio ex. Anche la rivale in amore sarebbe stata bersaglio di insulti, chiamate vessatorie e minacce di morte e aggressione, persino nei confronti della figlia, nonché oggetto di frasi e commenti esplicitamente diffamatori, a commento di post social pubblicati della vittima stessa sulla propria bacheca personale. La ventiseienne, nonostante il blocco del proprio profilo da parte della donna, avrebbe persino creato nuovi profili per continuare a contattarla e vessarla. Per queste ipotesi il pm ha contestato alla giovane i reati di stalking e diffamazione aggravata. Una situazione che sarebbe durata mesi e diventata per le persone offese insostenibile, al punto da costringerle a bloccare le utenze telefoniche e le app di messaggistica e a vivere nel timore di possibili aggressioni, tanto da indurle a rivolgersi ai carabinieri. Per la donna di 26 anni, già destinataria di misura cautelare del divieto di avvicinamento alle vittime con applicazione del braccialetto elettronico, la Procura aveva chiesto lo scorso aprile il rinvio a giudizio. Adesso si è svolta l’udienza preliminare davanti alla Gup del Tribunale di Patti Eleonora Vona. L’indagata, difesa dall’avvocato Elena Siscaro, del foro di Catania, ha chiesto di accedere al rito abbreviato, condizionato alla produzione documentale. La giudice ha rinviato l’udienza per la discussione al 6 ottobre prossimo. All’udienza le persone offese si sono costituite parte civile. Si tratta dell’ex uomo dell’indagata, difeso dall’avvocato Rosario Di Blasi, del foro di Patti e la nuova compagna, assistita dall’avvocato Gina Balsamo, del foro di Patti.
Edited by, venerdì 10 luglio 2026, ore 9,18.