Op. “Inganno”: Confermati due ergastoli, una condanna a 30 anni e due assoluzioni. Assolto Miano (30 anni in primo grado)

Si è concluso con le conferme di due ergastoli e di una condanna a 30 anni di reclusione e tre assoluzioni (due confermate e una nuova) il processo di secondo grado, davanti alla Corte d’Appello di Messina, relativo all’operazione “INGANNO”, scattata il 10 gennaio 2023, su tredici omicidi avvenuti a Barcellona Pozzo di Gotto e nell’hinterland del Longano tra il 1992 e il 1999 e “rivisitati” attraverso le dichiarazioni di SALVATORE MICALE, uno degli ultimi collaboratori di giustizia che hanno deciso di varcare il fronte.
Foto in alto i sei imputati, da sx: GIUSEPPE GULLOTTI (condannato all’ergastolo), SALVATORE “SEM” DI SALVO (ergastolo), STEFANO GENOVESE (assolto); in basso, da sx: CARMELO MASTROIENI (assolto), GIUSEPPE ISGRO’ (condannato a 30 anni), NICOLA CANNONE (unico a chiedere l’ordinario e condannato all’ergastolo come pubblicato in altro servizio). Assolto, ribaltando la condanna a 30 anni di primo grado, VINCENZO MIANO. Nel servizio, sul link Cronaca, i dettagli, tutti i nomi e gli omicidi dibattuti…

GIUSEPPE LAZZARO

Confermati in appello due ergastoli una condanna a 30 anni e due assoluzioni e una assoluzione in più rispetto al primo grado. Questa la decisione della Corte d’Appello di Messina (presidente Bruno Sagone) nell’ambito del processo scaturito dall’operazione “Inganno” che, dopo la sentenza di primo grado del gennaio 2025, è giunta al secondo grado di giudizio. Sono stati confermati gli ergastoli per Giuseppe Gullotti, riconosciuto come il capo indiscusso del clan dei “Barcellonesi” e per il suo successore, Salvatore Di Salvo, detto “Sem”. Confermata la condanna a 30 anni per Giuseppe Isgrò. Conferma dell’assoluzione per Carmelo Mastroieni e Stefano Genovese. Rispetto al primo grado ribaltata la decisione di primo grado per Vincenzo Miano: condannato a 30 anni in primo grado, è stato assolto per l’omicidio Anastasi. Al vaglio dibattimentale 13 omicidi decisi da Cosa nostra barcellonese negli anni ’90 e che hanno avuto una nuova lettura grazie alle dichiarazioni del pentito barcellonese Salvatore Micale, che ha indicato mandanti e autori.

In appello gli imputati erano sei. Giuseppe Gullotti, detto “l’avvocaticchiu”, per molto tempo ritenuto al vertice del gruppo; Salvatore “Sem” Di Salvo, designato poi come suo successore; Stefano Genovese; Giuseppe Isgrò, ritenuto il “cassiere” del clan; Carmelo Mastroeni e Vincenzo Miano. In primo grado Gullotti e Di Salvo furono condannati all’ergastolo, Isgrò e Miano a 30 anni, mentre Mastroieni e Genovese furono assolti.

La sentenza d’appello ha confermato l’ergastolo a Gullotti e Di Salvo e la pena di 30 anni per Isgrò, così come ha confermato le assoluzioni decise in primo grado per Mastroieni e Genovese. E, rispetto al primo grado, la Corte d’Appello ha invece assolto Miano “per non avere

commesso il fatto” dall’accusa di avere partecipato all’omicidio di Aurelio Anastasi, avvenuto a Barcellona Pozzo di Gotto il 4 gennaio 1993.

In assise d’appello l’accusa è stata rappresentata dal sostituto procuratore generale Giuseppe Lombardo e dal sostituto della Dda Francesco Massara, “applicato” per questo processo. Parecchi i legali impegnati. Gli avvocati Giuseppe Lo Presti, Filippo Barbera, Diego Lanza, Tino Celi, Tommaso Calderone, Franco Bertolone, Tommaso Autru Ryolo, Giuseppe Cicciari, Gaetano Pino, Luca Cianferoni e Antonio Pirri.

LA SENTENZA DI APPELLO (tra parentesi la decisione di primo grado)

Giuseppe Gullotti e Salvatore “Sem” Di Salvo: ERGASTOLO (ergastolo in primo grado dove Di Salvo era stato assolto da due capi di imputazione)

Giuseppe Isgrò: CONDANNA A 30 ANNI (conferma primo grado)

Vincenzo Miano: ASSOLTO (condanna a 30 anni in primo grado)

Carmelo Mastroieni e Stefano Genovese: ASSOLTI (conferma primo grado)

GLI IMPUTATI

I suddetti imputati ai primi di gennaio del 2023 erano stati raggiunti dall’ordinanza di custodia cautelare siglata dalla Gip del Tribunale di Messina Ornella Pastore. I nomi sono di primissimo piano nelle gerarchie mafiose che hanno governato Cosa nostra barcellonese, basti pensare che ci sono quelli di Giuseppe Gullotti, detto “l’avvocaticchiu”, già condannato in via definitiva a 30 anni come mandante dell’omicidio del giornalista Beppe Alfano, ucciso la sera dell’8 gennaio 1993 a Barcellona, per molto tempo ritenuto al vertice del gruppo e Salvatore “Sem” Di Salvo, designato poi come suo successore. Quindi Stefano, detto “Stefanino”, Genovese, il “cassiere” del gruppo mafioso barcellonese degli anni ‘80 e ‘90 Giuseppe Isgrò, che era tornato in libertà dopo avere finito di scontare la condanna per l’operazione “Gotha 3” e ancora Carmelo Mastroeni, originario di Merì, sfiorato a suo tempo dall’inchiesta “Omega-Obelisco” e ritenuto dalla Dda da sempre vicino a Salvatore “Sem” Di Salvo, di Vincenzo Miano, dello stesso pentito Salvatore Micale e infine del pentito, ex capo dell’ala militare di Cosa nostra barcellonese, Carmelo D’Amico.

I CAPI D’ACCUSA

Undici agguati, omicidi, tre casi di lupara bianca i crimini contestati agli imputati dei quali sette arrestati il 10 gennaio 2023 dai carabinieri oltre a due collaboratori di giustizia che hanno consentito di fare luce sulla tragica stagione di sangue della mafia barcellonese. Ad aprire un nuovo squarcio su quegli anni è stato l’ultimo collaboratore di giustizia in ordine di tempo, Salvatore Micale. L’ex killer della “famiglia” mafiosa barcellonese, oltre ad autoaccusarsi dei casi di lupara bianca di Giuseppe Italiano e Giuseppe Porcino, ha fatto i nomi di mandanti ed esecutori di numerosi omicidi. In alcuni casi vicende del tutto inedite. Il tutto poi riscontrato con altri pentiti fra cui Carmelo D’Amico, il fratello Francesco D’Amico, Santo Gullo, Nunziato Siracusa e Carmelo Bisognano. L’unico imputato a procedere con il rito ordinario è stato Nicola Cannone, accusato dell’omicidio di Giuseppe Abbate, assassinato all’interno della sua macelleria di Barcellona la sera del 16 febbraio 1988 e il processo, nei suoi confronti, è finito in appello con la conferma della condanna all’ergastolo (vedere servizio pubblicato pochi giorni fa in archivio sul link Cronaca ndr).

LA VICENDA

Le indagini dei carabinieri del Ros sono scattate nel gennaio del 2023 ed hanno consentito di svelare aspetti ancora del tutto oscuri su tredici esecuzioni avvenute a cavallo tra il 1992 e il 1998 lungo la zona tirrenica della provincia di Messina. I carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale, con il supporto in fase esecutiva del Comando Provinciale di Messina e del 12° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Catania, diedero esecuzione ad un’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Messina, Ornella Pastore, su richiesta della locale Procura Distrettuale Antimafia, che dispose la custodia cautelare in carcere nei confronti di 7 soggetti, 6 dei quali appartenenti o indiziati di appartenere alla famiglia mafiosa “barcellonese” poiché indagati di più delitti di omicidio premeditato aggravato del metodo mafioso, commesso al fine di agevolare le attività dell’associazione di stampo mafioso dei “Barcellonesi”, operante a Barcellona Pozzo di Gotto e sulla fascia tirrenica della provincia di Messina. L’operazione è stata chiamata “INGANNO”.

Il provvedimento scaturì dalle indagini avviate nel gennaio 2023 dai carabinieri del ROS su delega della locale DDA che hanno consentito di accertare come gli arrestati, alcuni dei quali già condannati con sentenza definitiva per essere capi e promotori dell’associazione di stampo mafioso del clan dei “Barcellonesi”, abbiano preso parte, in qualità di mandanti o esecutori materiali, ai seguenti fatti di sangue, commessi nell’ambito della cruenta guerra di mafia che ha afflitto negli anni ‘90 la provincia di Messina:

1. Omicidio di FERRO Angelo, avvenuto il 27.05.1993 a Milazzo;

2. Duplice omicidio di ACCETTA Antonino e PIRRI Giuseppe, rinvenuti cadaveri nel cimitero di Barcellona il 21.01.1992 e uccisi il giorno precedente;

3. Omicidio di INGEGNERI Carmelo, avvenuto l’11.07.1992 a Barcellona;

4. Omicidio di LONGO Francesco, avvenuto la sera del 28.12.1992 a Barcellona;

5. Omicidio di ANASTASI Aurelio, avvenuto in data 04.01.1993 a Barcellona;

6. Omicidio (lupara bianca) di ITALIANO Giuseppe, avvenuto in epoca prossima al 24.02.1993 a Barcellona;

7. omicidio (lupara bianca) di PORCINO Giuseppe, avvenuto in epoca prossima al 18.03.1993 a Barcellona;

8. Attentato a colpi di arma da fuoco avvenuto in data 4.09.1993 a Barcellona che causò la morte immediata di RAIMONDI Sergio, MARTINO Giuseppe e quella successiva di GERACI Giuseppe, sopravvenuta il 26.04.1994. Relativamente a tale fatto di sangue nel 2022 si è giunti alla condanna definitiva dell’ergastolo disposta nei confronti di uno degli imputati quale uno degli esecutori materiali nell’ambito di altro procedimento;

9. Omicidio di ABBATE Giuseppe, avvenuto la sera del 16.02.1998 a Barcellona;

10. Omicidio di FICARRA Fortunato, avvenuto l’1.07.1998 a Santa Lucia del Mela. Per tale delitto sono stati condannati, con sentenza passata in giudicato nel 2022, in altro procedimento altri cinque soggetti.

Edited by, giovedì 16 luglio 2026, ore 10,43.

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