Barcellona P.G.: Il “cold case” del giovane Roberto Amato, ucciso 34 anni fa. Chiesto rinvio a giudizio del pentito Carmelo D’Amico

A distanza di 34 anni arriva una possibile svolta sul “cold case” di ROBERTO AMATO (foto in alto), il diciottenne barcellonese scomparso il 12 febbraio 1992 e ritrovato cadavere, nelle campagne di contrada Landro, 54 giorni dopo. A seguito di indagini del pm della Dda di Messina FRANCESCO MASSARA e dei carabinieri, il 23 ottobre si celebrerà l’udienza-Gup con la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di CARMELO D’AMICO, ex braccio armato del clan dei “Barcellonesi” e da tempo collaboratore di giustizia. Il servizio…

GIUSEPPE LAZZARO

A distanza di 34 anni arriva una possibile svolta sul “cold case” (“caso irrisolto”) di Roberto Amato, il diciottenne barcellonese scomparso il 12 febbraio 1992 e ritrovato cadavere, nelle campagne di contrada Landro, 54 giorni dopo. Dall’autopsia emerse che il giovane fu ucciso a colpi di pistola. Il delitto arrivò nel mezzo della faida tra le cosche del Longano che causò, dal 1986 al 1993, 45 omicidi, una sessantina di ferimenti e alcuni casi di lupara bianca ma il caso-Amato non riguardava questa sfera a quanto pare.

Adesso il sostituto procuratore di Messina Francesco Massara, della Dda, ha chiesto il rinvio a giudizio per Carmelo D’Amico (foto in alto), ex capo del braccio armato del clan dei “Barcellonesi”, da tempo diventato collaboratore di giustizia, nell’ambito dell’inchiesta sulla morte del giovane. La richiesta sarà al vaglio del Gup del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto che ha fissato l’udienza per il prossimo 23 ottobre.

Secondo l’ipotesi accusatoria, D’Amico avrebbe consegnato su richiesta ad un esponente di spicco della cosca barcellonese una pistola calibro 7,65. Un soggetto che avrebbe, quindi, informato D’Amico che quell’arma sarebbe servita per uccidere il giovane Amato. Gli accertamenti successivi avrebbero indicato che il diciottenne sarebbe stato, in effetti, assassinato con colpi esplosi da una pistola dello stesso calibro. Una ricostruzione che, a distanza di 34 anni, potrebbe rappresentare un primo passaggio per chiarire che cosa sia successo quel 12 febbraio 1992. Le nuove indagini, condotte dai carabinieri della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto e coordinate dal pm Massara della Direzione Distrettuale Antimafia di Messina, avrebbero portato, dunque, a nuovi elementi investigativi confluiti nella richiesta di rinvio a giudizio.

Nonostante il silenzio calato sulla morte del ragazzo, la famiglia del giovane non ha mai smesso di chiedere giustizia, mantenendo alta l’attenzione su una vicenda che sembrava destinata a rimanere senza verità, affiancata dagli avvocati Nino Aloisio e Ugo Colonna, che hanno seguito le istanze dei familiari. L’udienza del 23 ottobre rappresenterà, quindi, un passaggio cruciale: il giudice per le udienze preliminari dovrà stabilire se gli elementi raccolti dall’accusa saranno sufficienti per aprire un processo e dare una chiave di lettura ad un efferato delitto.

Edited by, venerdì 17 luglio 2026, ore 9,31. 

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