“La Sicilia non inciampa (chi striscia non cade”): il primo libro dell’avvocato Alessandro Pruiti Ciarello

È stato appena stampato il primo libro dell’avvocato ALESSANDRO PRUITI CIARELLO (foto in alto), noto penalista del foro di Patti, dal titolo “La Sicilia non inciampa (chi striscia non cade)”, edito da Kimerik. Sarà disponibile nelle edicole nei prossimi giorni. Si tratta del primo di una trilogia di romanzi di formazione. Il secondo volume racconterà la sua esperienza professionale come avvocato, mentre il terzo sarà dedicato al percorso in politica che lo ha visto fare anche il sindaco nel suo comune, Castell’Umberto. La presentazione nel servizio…

È stato appena stampato il primo libro dell’avvocato Alessandro Pruiti Ciarello dal titolo “La Sicilia non inciampa (chi striscia non cade)”, edito da Kimerik. Sarà disponibile nelle edicole nei prossimi giorni. Si tratta del primo di una trilogia di romanzi di formazione. Il secondo volume racconterà la sua esperienza professionale come avvocato, mentre il terzo sarà dedicato al percorso in politica.

“Questo primo libro propone una riflessione critica sull’Italia e sul modo di essere degli italiani, offrendo spunti di analisi e di confronto”. Così dice Alessandro Pruiti Ciarello, nato nel 1964 a Castell’Umberto. Per un breve periodo ha prestato servizio nella Polizia di Stato, è stato sindaco del suo paese e oggi svolge la professione di avvocato ed è tra i penalisti di spicco del foro di Patti.

COMMENTO

La Sicilia non inciampa, costruisce una materia narrativa molto ambiziosa: romanzo di formazione, romanzo familiare, racconto politico e contro storia italiana si sovrappongono fino a produrre un testo che vive soprattutto di stratificazioni, omissioni e ritorni del rimosso. Il vero motore del libro non è soltanto ciò che accade a Francesco Sirico ma il modo in cui la sua vicenda personale viene lentamente corrosa da ciò che non gli è stato detto: il nonno venerato, il paese delle origini, la memoria familiare, l’autorità dello Stato, perfino l’idea di servizio diventano tutti luoghi opachi, pieni di crepe e di reticenze. È un impianto riconoscibile fin dall’avvio, quando il romanzo insiste sul tema del silenzio come consegna ereditaria e sul fatto che l’identità di un individuo si formi prima degli eventi decisivi, dentro un clima morale e affettivo che lo precede.

La parte iniziale è una delle più riuscite. La costruzione dell’infanzia e dell’adolescenza di Francesco a Castania ha una qualità atmosferica forte: il borgo, la famiglia, i nonni, la villa, i riti stagionali, il prestigio sociale del nonno, la tensione sotterranea con la madre, tutto concorre a creare un mondo credibile e denso, nel quale il protagonista cresce assorbendo valori, posture, rigidità e miti senza ancora possedere gli strumenti permetterli in discussione. In questa sezione il romanzo funziona molto bene perché non ha fretta e lascia che siano i dettagli sociali e simbolici a parlare. Molto forte è anche il modo in cui Francesco entra nella Polizia quasi per impulso, per disordine interiore, per delusione sentimentale e per bisogno di dare una direzione alla propria vita. La scelta non nasce da una vocazione limpida, ma da una combinazione di desiderio, caso e costrizione: proprio per questo appare narrativa e umanamente persuasiva.

Da lì in avanti il romanzo mostra con efficacia una traiettoria esistenziale in cui il protagonista si accorge di abitare decisioni che solo in parte ha scelto. La sezione su Sigonella è probabilmente il nucleo più compatto e più drammaticamente controllato del testo. Qui il libro alza il livello: il fatto storico non viene usato come semplice sfondo, ma come momento in cui la Storia attraversa materialmente la vita di un uomo comune. Francesco non è un eroe al centro dell’evento: è un testimone laterale, coinvolto quasi per errore, e proprio questa posizione marginale rende la scena più credibile e più interessante.

Il romanzo riesce bene a mostrare come la grande crisi internazionale venga percepita dal basso, attraverso il disorientamento operativo, gli ordini contraddittori, le luci, i movimenti dei mezzi, la paura concreta, la sensazione di trovarsi dentro qualcosa di enorme ma non ancora intelligibile. Dopo Sigonella, il romanzo compie un passaggio decisivo: da vicenda di formazione diventa progressivamente racconto di cooptazione, selezione e ingresso in una zona grigia dello Stato. L’addestramento sotto copertura, Capo Marrargiu, il cambio di nome, i simboli, i motti, l’ideologia del silenzio e della guerra permanente spostano il libro verso una dimensione quasi iniziatica, dove il protagonista non sta più soltanto crescendo ma viene riforgiato dentro una macchina che pretende obbedienza, riservatezza e identità doppia. Questa parte è narrativamente potente perché insiste non tanto sull’azione spettacolare, quanto sul rito di passaggio, sulla perdita del nome, sull’attraversamento di un confine irreversibile.

Il secondo grande asse del romanzo è la scoperta del passato del nonno Antonino Sirico. Qui il testo trova una sua vera profondità tematica. Il nonno, figura severa, carismatica e quasi mitica dell’infanzia, viene progressivamente smontato dalle carte: omicidi, latitanza, coperture, grazia, riassorbimento in una logica di Stato. La scoperta non è solo genealogica; è morale e politica. Francesco capisce che la propria formazione è avvenuta sotto l’ombra di una verità occultata e che il confine tra criminalità, utilità politica e ragion di Stato è stato molto più poroso di quanto gli fosse stato fatto credere. Questa è forse la parte più inquietante del romanzo, e anche una delle più riuscite, perché la rivelazione non cancella la forza del nonno come figura narrativa: la complica, la rende più ambigua e più tragica. Sul piano stilistico, il testo ha un tono sostenuto, spesso solenne, talvolta volutamente sentenzioso. Questa scelta dà al romanzo una voce riconoscibile e coerente con la materia trattata: memoria, Stato, violenza, silenzio, formazione virile, segreti di famiglia.

A tratti, però, la scrittura tende a spiegare molto, a interpretare l’evento subito dopo averlo narrato, e questo riduce un poco la forza di certe scene. Quando invece il testo si affida al dettaglio concreto, alla tensione ambientale e al non detto, raggiunge risultati più alti. Nel complesso, il romanzo ha un pregio netto: non usa la storia soltanto per decorare la trama ma per interrogare il rapporto fra identità privata e zone oscure del potere. Francesco non è interessante perché “entra nei segreti” ma perché scopre di esserne stato preparato da sempre, nel sangue, nell’educazione, nei silenzi, nelle parole lasciate a metà. È qui che il libro trova il suo centro più forte.

Il romanzo si apre nei Nebrodi, tra Castania e Tortorici, paesi che fanno da fondale simbolico e concreto alla vicenda. Successivamente l’azione si sposta fra Catania, Vibo Valentia, Sigonella, Messina, Roma, Alghero e Capo Marrargiu, allargando il raggio dall’universo paesano a quello nazionale e para-istituzionale. L’arco narrativo parte da un prologo storico remoto, evocando Castania e Tortorici e la memoria della distruzione, ma il nucleo principale segue Francesco Sirico, nato nel 1964, dall’infanzia e adolescenza fino almeno alla metà/fine degli anni Ottanta, con particolare rilievo per il 1985-1986. Il passato del nonno rimanda invece agli anni Venti, Trenta, Quaranta e Cinquanta, creando una struttura a due tempi che mette in dialogo genealogia e presente.

Francesco Sirico è il centro della narrazione. È un personaggio costruito come figura di passaggio: da ragazzo di provincia cresciuto dentro una famiglia autorevole e chiusa a giovane uomo che entra nella Polizia, assiste a eventi storici cruciali e viene poi cooptato in apparati coperti dello Stato. Il suo tratto distintivo è la progressiva presa di coscienza: non domina mai del tutto gli eventi, ma li attraversa e ne viene trasformato.

Personaggi principali: Antonino “Nino” Sirico, il nonno: figura decisiva della formazione di Francesco, autorevole, severo, magnetico, portatore di valori come onore, dignità, reputazione e autocontrollo. Più avanti si rivela essere anche il centro oscuro della genealogia familiare, con un passato da condannato, latitante e assorbito nei meccanismi del potere;

Rosalia, la nonna: controcanto del nonno, portatrice di immaginazione, dolcezza, slancio e racconto fiabesco. Bilancia l’educazione dura impartita da Nino;

Maria, la madre di Francesco: figura critica, più lucida e diffidente verso il suocero e verso il suo influsso sul figlio. Introduce una frattura familiare importante;

Il padre di Francesco: meno esplicito, spesso silenzioso ma capace di alludere a un passato problematico del nonno. È una figura che non chiarisce, ma lascia trapelare ombre.;

Giovanni Gioitta: superiore di Francesco, figura chiave nella svolta del romanzo. È colui che lo nota dopo Sigonella, ne favorisce il percorso e lo introduce nella dimensione coperta dello Stato.

Nodi dell’azione e momenti cruciali

1. L’infanzia a Castania – Francesco cresce in un microcosmo siciliano compatto, dominato dalla famiglia, dalla presenza dei nonni e da un’educazione fatta più di esempi che di spiegazioni. Qui si forma il suo carattere e si radica la centralità del nonno.

2. La tensione familiare sul nonno – Già in questa fase emerge una crepa: la madre guarda con sospetto il peso esercitato dal vecchio su Francesco, mentre il padre tace. Questo dettaglio prepara il futuro crollo del mito familiare.

3. La scelta universitaria e il senso di costrizione – Francesco vorrebbe Psicologia, ma la famiglia orienta la sua scelta verso Giurisprudenza. È uno dei primi segni di una vita che prende forma più per pressione esterna che per autentica vocazione.

4. L’infatuazione e l’arruolamento nella Polizia – La delusione affettiva e il bisogno di rimettere ordine nella propria esistenza spingono Francesco a presentare domanda per la Polizia quasi d’impulso. È il primo vero bivio.

5. L’assegnazione a Catania e la perdita del progetto milanese – Invece di avvicinarsi a Milano e alla ragazza amata, Francesco viene assegnato al 10° Reparto Mobile di Catania. Il sogno personale si spezza e si apre la stagione della rinuncia.

6. La notte di Sigonella (10-11 ottobre 1985) – È il momento storico e narrativo centrale. Francesco, semplice autista, finisce dentro la crisi internazionale legata al caso Achille Lauro e al velivolo egiziano atterrato in territorio italiano. Vive lo stallo fra italiani e americani dal basso, in presa diretta, capendo che la sovranità e la ragion di Stato non sono astrazioni. Questa scena cambia il suo destino, perché lo rende visibile ai superiori.

7. La proposta di Gioitta e la soglia del segreto dopo Sigonella – Francesco viene avvicinato da Gioitta, che lo spinge verso un percorso coperto. Il passaggio è narrato come un’iniziazione: non una normale promozione ma l’ingresso in una struttura ulteriore e opaca

8. Capo Marrargiu e la rifondazione del personaggio – Il viaggio in Sardegna, il cambio di nome, i motti, i simboli, l’addestramento e la dottrina del silenzio segnano la seconda nascita del protagonista. Francesco non è più soltanto un giovane poliziotto: diventa uomo della doppia appartenenza.

9. La scoperta dei fascicoli sul nonno – Nella parte forse più perturbante del testo, Francesco trova documenti che riguardano Antonino Sirico. La rivelazione distrugge l’immagine del nonno senza cancellarne il fascino. Il passato criminale e la successiva reintegrazione nella storia dello Stato fanno crollare il confine morale che il protagonista aveva ereditato.

Temi principali: il silenzio come eredità; la famiglia come luogo di formazione e mistificazione; il rapporto tra identità privata e ragion di Stato; la sovranità nazionale vista dal basso; il fascino ambiguo dell’autorità; il passato che riaffiora attraverso le carte; la doppia vita, la doppia fedeltà, il doppio nome.

Struttura narrativa

Il romanzo alterna formazione personale, ricostruzione ambientale, blocchi storici e sezioni di rivelazione documentaria. Non procede come un semplice racconto lineare d’azione: lavora per accumulo, ritorno e scavo genealogico. Il protagonista non avanza soltanto nel presente; arretra continuamente dentro la storia della propria famiglia e dentro i meccanismi oscuri dello Stato.

Valutazione complessiva

È un testo che colpisce per densità, ambizione e atmosfera. Il suo punto di forza maggiore è la capacità di trasformare la vicenda di Francesco in un punto di intersezione tra educazione familiare, trauma storico e apparati del potere. Dove il romanzo è più forte, lascia parlare i luoghi, i simboli, i silenzi e i dettagli concreti; dove è meno forte, tende talvolta a interpretare troppo apertamente ciò che la scena aveva già mostrato. Resta però una narrazione di notevole spessore, capace di tenere insieme memoria, inquietudine e contro storia. È un romanzo che sa trasformare il silenzio in materia narrativa e che, proprio per questa sua ambizione severa e inquieta, lascia nel lettore un’impressione forte e durevole.

              G.L.

Edited by, venerdì 31 luglio 2026, ore 11,41. 

(Visited 1.090 times, 1 visits today)