
Il dott. SARINO RICCIARDELLO, originario di Sant’Agata Militello e che trascorre le vacanze a Capo d’Orlando dove ha sposato la ex cestista dell’Orlandina Basket BETTY MILONE, è l’anima di Synergy Team ma la sua prospettiva è fare qualcosa ancora di più importante. Per lo sport ma anche per la città di Bologna dove il dott. Ricciardello vive e opera principalmente. Il servizio (foto in alto il dott. Ricciardello a New York dove è stato di recente, per gli US Open, in quanto medico della Federazione Italiana Tennis e Padel…
Il dott. Sarino Ricciardello, originario di Sant’Agata Militello e che trascorre le vacanze a Capo d’Orlando dove ha sposato la ex cestista dell’Orlandina Basket Betty Milone, è l’anima di Synergy Team ma la sua prospettiva è fare qualcosa ancora di più importante. Per lo sport ma anche per la città di Bologna dove il dott. Ricciardello vive e opera principalmente.
Il medico ortopedico, specializzato in chirurgia artroscopica per il trattamento di ginocchio, caviglia, muscoli e tendini, ha un’idea chiara in testa per il nuovo “Renato Dall’Ara”, lo stadio di Bologna. Ovviamente da concordare con tutte le parti in causa e, quindi, con il Comune – scontato sottolinearlo – ma partire dalla voglia di fare qualcosa di importante per un impianto che potrebbe perdere il Bologna calcio è sicuramente una buona notizia per tutti. E chi si fa avanti non è un medico che con lo sport non c’entra nulla, visto che il dott. Ricciardello ha un’esperienza pluridecennale soprattutto con le federazioni di Atletica Leggera e Tennis e Padel. Abbiamo parlato con lui proprio mentre si trovava negli USA a seguire i suoi atleti agli US Open ed è da come è cambiato il rapporto tra sport e medicina che comincia il nostro dialogo.

Il dott. Ricciardello agli US Open con il n. del tennis italiano, Flavio Cobolli
«È cambiato moltissimo – dice il dott. Ricciardello -. Oggi sappiamo quanto la prestazione sportiva sia legata non soltanto all’allenamento, ma alla prevenzione, alla diagnosi precoce, alla riabilitazione, alla corretta alimentazione e a un approccio multidisciplinare alla salute dell’atleta. Negli ultimi decenni la medicina dello sport ha acquisito un ruolo sempre più importante, sia per gli agonisti di alto livello, sia per chi pratica attività fisica a livello amatoriale».
Di cosa necessita l’atleta, secondo lei?
«Deve poter contare su una rete di competenze facilmente accessibile e ben coordinata. Quando medicina, fisioterapia, diagnostica, preparazione atletica e riabilitazione lavorano insieme, si ottengono risultati migliori e, soprattutto, si riducono i tempi e le difficoltà del percorso sanitario. È un principio valido nello sport di alto livello ma può diventare altrettanto utile per tutta la popolazione».
Il progetto per il “Dall’Ara” nasce da queste basi?
«Esattamente. Lo stadio dispone di spazi importanti e rappresenta già un luogo simbolico per lo sport bolognese. Pensare di valorizzarne una parte attraverso un polo specialistico legato all’atletica leggera e alla medicina applicata allo sport sarebbe, a mio avviso, una grande opportunità. Ma ci tengo a sottolineare un aspetto…».
Prego.
«Non immagino una struttura riservata esclusivamente agli atleti professionisti. Il valore aggiunto sarebbe proprio quello di creare un centro capace di servire contemporaneamente il mondo sportivo e i cittadini».
In che modo?
«Si potrebbe immaginare una struttura multidisciplinare nella quale far convergere medicina dello sport, ortopedia, fisiatria, cardiologia, diagnostica, fisioterapia e riabilitazione, insieme ad altre competenze utili alla prevenzione e alla corretta pratica dell’attività fisica. Non si tratterebbe necessariamente di creare tutto da zero. A Bologna esistono già professionalità e realtà sanitarie di grande valore. Il punto sarebbe metterle maggiormente in rete, creando una sede riconoscibile e facilmente accessibile».
Sarebbe una sorta di centro di coordinamento all’interno dello stadio?
«Sì, questo consentirebbe di costruire percorsi più semplici per gli utenti. Un atleta che ha bisogno di una valutazione specialistica, di un esame diagnostico e successivamente di riabilitazione potrebbe trovare nello stesso luogo, o all’interno della stessa rete organizzativa, tutte le risposte necessarie. Al “Dall’Ara” ci sarebbe la possibilità di accentrare alcuni servizi».
Perché il focus potrebbe essere sull’atletica?
«Si tratta di una disciplina fondamentale perché è alla base di moltissimi gesti sportivi: correre, saltare, lanciare. Un centro specialistico permetterebbe di lavorare sulla prevenzione degli infortuni, sulla valutazione funzionale, sul recupero e anche sulla crescita dei giovani atleti. Bologna ha tradizione, società sportive, tecnici e competenze. Una struttura di riferimento potrebbe creare nuove sinergie e diventare un punto di riferimento non soltanto cittadino».
E sull’apertura a tutta la cittadinanza, cosa ha in mente?
«Sport e salute pubblica sono strettamente collegati. L’attività fisica è uno dei principali strumenti di prevenzione. Una persona che inizia a correre a 50 anni, un giovane che pratica sport, un anziano che deve recuperare dopo un problema ortopedico o una persona che vuole semplicemente muoversi in sicurezza, hanno esigenze differenti ma possono beneficiare dello stesso patrimonio di competenze. Un polo sanitario inserito in un grande impianto sportivo manderebbe anche un messaggio culturale molto forte: lo stadio non soltanto come luogo dell’evento agonistico ma come luogo della salute, della prevenzione e della vita quotidiana».
Dopo il calcio, quindi, se tutto dovesse andare in porto si potrebbe aprire una nuova strada per il “Dall’Ara”. O, quantomeno, questa è la sua speranza.
«Sì, sarebbe una delle prospettive più interessanti. Un grande impianto cittadino può vivere durante tutta la settimana e diventare un luogo aperto a discipline diverse, alla medicina, alla prevenzione e alla formazione. Bologna potrebbe sviluppare un modello nel quale sport e sanità dialogano stabilmente. Gli spazi ci sono e le competenze sul territorio non mancano. Occorre costruire un progetto capace di metterle insieme».
Chiaramente sarebbe un investimento molto importante…
«Sarebbe un investimento sul futuro dello sport e, soprattutto, sulla salute delle persone. La grande sfida oggi è superare la frammentazione e costruire luoghi nei quali competenze diverse riescano a collaborare. Se il “Dall’Ara” – conclude il dott. Sarino Ricciardello – potesse diventare uno di questi luoghi, offrendo servizi agli atleti ma anche ai giovani, alle famiglie e a tutta la cittadinanza, sarebbe un risultato importante per Bologna».
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Edited by, mercoledì 16 settembre 2026, ore 12,11.