Mazzarrà Sant’Andrea: Comune sciolto per infiltrazioni mafiose, le motivazioni

Come già riportato, lo scorso 6 agosto è stato sciolto per infiltrazioni mafiose, per la seconda volta negli ultimi undici anni, il Comune di Mazzarrà Sant’Andrea (foto in alto il municipio). Sono andati via l’ormai ex sindaco CARMELO PIETRAFITTA, la giunta e il consiglio comunale e da oltre un mese si è insediata una Commissione composta da tre funzionari che rimarrà in carica per 18 mesi. E adesso escono le motivazioni che hanno portato al drastico provvedimento secondo le relazioni del ministro degli Interni NICOLA PIANTEDOSI e della Prefetta di Messina COSIMA DI STANI. Il servizio sul link Cronaca…

GIUSEPPE LAZZARO

Concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti ed indiretti degli amministratori locali con la criminalità organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli stessi”. Così si legge nelle relazioni del ministro degli Interni Nicola Piantedosi e della Prefetta di Messina Cosima Di Stani, allegate al decreto del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, lo scorso 6 agosto, ha disposto per la seconda volta (la prima fu nel 2015), lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Mazzarrà Sant’Andrea che era retto dall’ormai ex sindaco Carmelo Pietrafitta (foto in basso) che ha presentato ricorso al Tar, avverso il drastico provvedimento (nella totalità dei casi, in Sicilia, i ricorrenti al Tar avverso la decisione dello scioglimento di un comune per infiltrazioni mafiose, hanno visto rigettato il ricorso).

Il provvedimento è arrivato a seguito degli sviluppi dell’operazione, coordinata dalla Dda di Messina denominata “Stessa maniera”, scattata il 29 luglio 2025, che vide coinvolti l’ex capo della cosca dei “Mazzarroti” e, poi, pentito, Carmelo Bisognano e i due imprenditori Antonino e Davide Giardina, fratelli, di Patti. Successive dichiarazioni rese dallo stesso Antonino Giardina hanno coinvolto il sindaco Nicola Pietrafitta e l’ex tecnico, il geometra Giuseppe Di Natale che era stato nominato esperto dal primo cittadino del tempo. Lo scorso giugno, in primo grado, Bisognano è stato condannato per intestazione fittizia di beni a 4 anni e 7 mesi di reclusione, Antonino Giardina a 2 anni e 5 mesi, mentre il fratello Davide a 2 anni con pena sospesa (vedere servizio postato in archivio su Gl Press). Per tutti e tre gli imputati è caduta l’aggravante mafiosa che non è stata riconosciuta in primo grado.

Le indagini della Commissione d’accesso ispettivo, istituita il 18 ottobre 2025 su decisione della Prefetta Di Stani, hanno evidenziato – si legge – «come l’uso distorto della cosa pubblica si sia concretizzato, nel tempo, in favore di soggetti o imprese collegati direttamente o indirettamente ad ambienti malavitosi». Secondo la relazione prefettizia sarebbe rilevante «l’intricata rete di rapporti parentali e di frequentazioni» che legherebbe alcuni amministratori «ad esponenti della locale consorteria», e viene osservato «come tali rapporti abbiano di fatto condizionato l’attività amministrativa dell’ente».

In modo particolare sono segnalati «i consolidati rapporti tenuti dal primo cittadino (Pietrafitta ndr) con un esponente apicale del locale sodalizio criminale, oltre che con alcuni soggetti legati alla criminalità organizzata che hanno poi beneficiato di pubblici affidamenti, nonostante fossero già stati gravati da interdittiva antimafia, quali titolari di altre società».

Ma le ombre si estenderebbero anche ad alcuni consiglieri comunali. La penetrazione mafiosa, tuttavia, non si sarebbe fermata alla politica ma avrebbe riguardato anche la macchina burocratica con «vari dipendenti operanti nell’ambito di settori dell’ente particolarmente esposti a forme di condizionamento». In proposito si legge: «Rileva in particolare la posizione di due dipendenti, collegati a un esponente apicale della locale consorteria criminale da stretti legami di natura parentale o affettiva e assegnati all’Area tecnica dell’ente, settore nel quale sono stati individuati elementi indicativi del condizionamento esercitato dal locale sodalizio mafioso». E, secondo gli accertamenti, il settore più esposto a questa «diffusa illegalità» sarebbe stato quello degli appalti pubblici.

Monitorando i contratti è emerso come dal 2019 il Comune mazzarrese ha bandito ben 288 procedure di affidamento per un valore superiore a 16 milioni di euro. Di queste, 209 sono state aggiudicate per circa 8 milioni, delle quali 190 con affidamento diretto, «dato di per sé anomalo, che nel caso di specie ha assunto ulteriore valenza alla luce delle generalizzate carenze motivazionali dei provvedimenti adottati e dalla circostanza che un significativo numero di servizi e lavori siano stati affidati ad imprese che sono risultate avere contatti, diretti o indiretti, con la criminalità organizzata, non iscritte in “White list” o con iscrizione in istruttoria».

Un episodio riguarda la gestione del rogo divampato il 24 giugno 2024 nella, ormai ex discarica, di contrada Zuppà, con l’affidamento diretto dei lavori di concorso nelle operazioni di spegnimento «in favore di una ditta edile poi raggiunta da un’interdittiva antimafia a seguito dei rapporti intrattenuti con un esponente apicale della criminalità mafiosa locale, nella consapevolezza, da parte del sindaco che la titolarità di fatto di tale ditta era riconducibile a un soggetto già gravato da interdittiva antimafia nella qualità di amministratore unico di altra società». La relazione cita uno stralcio dell’ordinanza “Stessa maniera” dove viene evidenziato il «costante interesse» del Bisognano ad accaparrarsi affidamenti per i lavori di messa in sicurezza della ex discarica, beneficiario, com’è noto, di rilevanti finanziamenti pubblici: «Ci deve rimanere qualcosa per noi». Così avrebbe detto.

L’accesso ispettivo era stato disposto dalla Prefetta Di Stani, previa delega del ministero dell’Interno, e aveva visto il coinvolgimento di una commissione composta dal viceprefetto Carmelo Musolino, dal Tenente colonnello dei carabinieri Vincenzo Letizia, capo sezione della Direzione investigativa antimafia di Messina e dalla dottoressa Maria Cacciola, funzionario economico-finanziario in servizio presso l’Ufficio territoriale del Governo.

Nella riunione del Consiglio dei Ministri del 5 agosto scorso è stato deliberato, ai sensi dell’art. 143 del D.lgs. 267/2000 (TUEL, Testo Unico Enti Locali), lo scioglimento del Consiglio Comunale di Mazzarà Sant’Andrea e la composizione della Commissione straordinaria ex art. 144 TUEL a cui è stata affidata la gestione provvisoria dell’Ente per almeno 18 mesi e composta dalla dottoressa Alfonsa Caliò (Viceprefetto a riposo), dal dott. Cosimo Gambadauro (Viceprefetto Aggiunto) e dal dott. Salvatore Mallemi (Dirigente di seconda fascia). La Commissione straordinaria per la gestione dell’Ente eserciterà le funzioni spettanti al Consiglio Comunale, alla Giunta e al Sindaco, nonché ogni altro potere e incarico connesso alle medesime cariche.

Edited by, mercoledì 16 settembre 2026, ore 14,53. 

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