
Si è aperto il processo, davanti alla Corte d’Assise di Caltanissetta, per la morte di GIUSEPPE DI DIO (foto in alto), lo studente di 16 anni ucciso da un colpo di pistola la sera dell’1 novembre dello scorso anno a Capizzi. Sul banco degli imputati, per avere esploso il colpo di arma da fuoco che uccise per errore il minorenne, c’è GIACOMO FRASCONA’ FILARO insieme al padre ANTONINO e al fratello MARIO, accusati di concorso morale e materiale nell’omicidio. Tutti e tre gli imputati, da pochissimi giorni dopo il delitto, sono ristretti in carcere. Costituite le parti civili, tra cui i familiari della vittima e il Comune di Capizzi, si riprenderà il 4 novembre per alcune eccezioni. Il servizio…
GIUSEPPE LAZZARO
Si è aperto il processo, davanti alla Corte d’Assise di Caltanissetta (presidente Alberto Davico), per la morte di Giuseppe Di Dio, lo studente di 16 anni, ucciso da un colpo di pistola la sera dell’1 novembre dello scorso anno a Capizzi. Sul banco degli imputati, per avere esploso il colpo di arma da fuoco che uccise per errore il minorenne, c’è Giacomo Frasconà Filaro 22 anni; insieme a lui, il padre Antonino, 49 anni ed il fratello Mario, 19 anni, accusati di concorso morale e materiale nell’omicidio, perché quella tragica sera lo accompagnarono in auto in via Roma, dove poi furono sparati i colpi. I tre, residenti a Capizzi e sempre ristretti in carcere da pochissimi giorni dopo l’omicidio, in concorso, rispondono anche del tentato omicidio di un ventiseienne a cui erano destinati i proiettili, e di un altro giovane colpito ad un gluteo e rimasto gravemente ferito, oltre che di reati in materia di armi.
Antonino e Giacomo Frasconà Filaro sono difesi dall’avvocato Salvatore Impellizzeri, mentre Mario Frasconà Filaro è rappresentato dall’avvocato e professore universitario Giovanni Avila.
Innanzi alla Corte, rilevata la regolare costituzione delle parti, sono state formalizzate le costituzioni di parte civile dei familiari di Giuseppe Di Dio rappresentati dagli avvocati Palermo e Grippaldi e delle altre due persone offese, assistite dagli avvocati Bologna e Scillia. Poi è stato il turno della costituzione di parte civile del Comune di Capizzi, assistito dall’avvocato Salvatore Timpanaro, che ha chiesto di essere ammesso quale parte civile nel procedimento, ritenendo lesi i propri interessi istituzionali e statutari in materia di sicurezza, legalità e civile convivenza, nonché l’immagine, il decoro e il prestigio dell’Ente, anche in ragione della rilevante risonanza mediatica dell’evento e del conseguente pregiudizio arrecato alla comunità locale. La Corte ha ammesso il Comune capitino come parte civile.
Nel corso dell’udienza la difesa delle parti civili ha sollecitato alla Corte l’opportunità di verificare l’esistenza di eventuali profili di nullità legati al passaggio di rito. La questione riguarda il percorso seguito per arrivare al dibattimento davanti alla Corte d’Assise, dopo la modifica di uno dei capi di imputazione e la contestazione dell’aggravante dei futili motivi che ha escluso il rito abbreviato, inizialmente richiesto dagli imputati. I legali delle parti civili hanno sollecitato la Corte a verificare la regolarità dell’iter processuale e l’eventuale esistenza di profili di nullità legati al mancato passaggio attraverso l’udienza preliminare. Un aspetto che la Corte dovrà valutare insieme agli altri elementi relativi al percorso processuale seguito. La questione non riguarda quindi, al momento, la ricostruzione dei fatti né la colpevolezza degli imputati ma la regolarità del procedimento e delle modalità con cui si è arrivati al dibattimento davanti alla Corte d’Assise. La Corte si è riservata ogni valutazione, coinvolgendo anche la difesa degli imputati, chiamati a decidere se formalizzare una eventuale rinuncia. Si tornerà in aula il 4 novembre prossimo, per capire come proseguirà il processo.

I tre imputati – come detto – sono Giacomo Frasconà Filaro (foto sopra), il padre Antonio e il fratello minore Mario. I tre sono tutti accusati, in concorso, dell’omicidio del 16enne che, secondo il capo d’accusa, non sarebbe stato il bersaglio. Giacomo Frasconà Filaro come esecutore materiale, perché avrebbe esploso ad altezza d’uomo il colpo di pistola che lo uccise, mentre il padre e il fratello per concorso materiale e morale per averlo accompagnato in auto sul luogo del delitto. I colpi, come detto, non sarebbero stati destinati a Giuseppe Di Dio ma ad un altro giovane, un 24enne del posto. Per questo aspetto il pm Interlandi ha formulato anche l’accusa di tentato omicidio, in concorso tra i tre con le stesse contestazioni.
Sempre in concorso i tre sono tutti imputati anche di lesioni aggravate, per avere ferito gravemente un ventiduenne, colpito ad una gamba nel corso della sparatoria e per illegittima detenzione di munizioni, trovate in casa nel corso delle perquisizioni, e della pistola marca Mauser calibro 6,35, con matricola abrasa, con la quale furono esplosi i colpi quella tragica sera di Ognissanti oltre che di ricettazione e porto abusivo di arma in luogo pubblico.
Oltre a numerose testimonianze di chi aveva assistito o era informato sui fatti, tra cui moltissimi giovani che la sera dell’1 novembre 2025 affollavano via Roma, nel fascicolo del pm sono confluiti gli esiti dell’autopsia del consulente incaricato dalla Procura, Giuseppe Ragazzi, delle indagini tecniche condotte dai carabinieri della Compagnia di Mistretta e della Stazione di Capizzi, le analisi sui dispositivi in uso alle persone coinvolte e la consulenza balistica dei carabinieri del RIS (Raggruppamento Investigazioni Scientifiche) di Messina. Il colpo che causò la morte dello studente lo avrebbe raggiunto al collo, fuoriuscendo dalla bocca. Il ragazzo sarebbe poi arrivato sulle proprie gambe all’ambulatorio della vicina guardia medica dove morì dissanguato, a poche decine di metri dal luogo della sparatoria, dove poi i RIS ritrovarono a qualche giorno di distanza l’ogiva del proiettile.
Edited by, sabato 3 ottobre 2026, ore 11,26.