
Prosegue l’inchiesta della Procura di Patti sull’area inquinata vicino alla foce del torrente Timeto, già sottoposta nei giorni scorsi a sequestro preventivo dagli uomini della Guardia Costiera di Patti e Milazzo. Indagate tre persone tra cui il sindaco di Patti GIANLUCA BONSIGNORE (foto in alto). Il servizio…
GIUSEPPE LAZZARO
Si allarga l’indagine, avviata dai militari della Guardia Costiera di Patti e Milazzo, sul degrado ambientale scoperto nella zona della spiaggia della Playa a Patti pochi giorni fa. Sono indagate tre persone: il sindaco di Patti Gianluca Bonsignore; una donna che è la proprietaria del manufatto risalente a tanti anni fa, accusata di omissione di lavori in edifici o costruzioni che minacciano rovina e di un imprenditore del settore nautico, legale rappresentante dell’impresa che aveva l’area sottoposta a sequestro, accusato di gestione di rifiuti non autorizzata con la discarica di materiali per oltre 1.200 metri cubi. L’inchiesta è coordinata dal Procuratore facente funzioni di Patti Andrea Apollonio.
Nei giorni scorsi, su provvedimento firmato dal Gip del Tribunale di Patti Eleonora Vona, i militari della Guardia Costiera di Patti e di Milazzo hanno dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo scaturito da attività di indagine, sotto il coordinamento della Capitaneria di porto di Milazzo.

Il sequestro ha riguardato un’area di circa 3.000 metri quadri (foto sopra), sita nel comune di Patti, in prossimità della foce del torrente Timeto, che si affaccia sulla costa prospiciente al suggestivo golfo e al suo “scoglio”, richiesto e ottenuto dalla Procura per illeciti ambientali ed omissioni d’atti d’ufficio ed inerente materiali e sostanze pericolose presenti nel corpo di manufatti industriali in stato di abbandono e col tempo collassati sotto il livello del mare, determinando una concreta e contingente situazione di pericolo ambientale, oltreché uno sfregio paesaggistico ben visibile soprattutto dal mare.
Nel corso dell’esecuzione, il personale della Guardia Costiera ha individuato e delimitato le aree oggetto di sequestro e, specificamente, quelle interessate dalla presenza di materiali pericolosi – tra cui amianto – che sono così a disposizione dell’Autorità Giudiziaria per il prosieguo del procedimento penale instaurato a carico dei soggetti responsabili. Il sequestro eseguito dal personale della Guardia Costiera è finalizzato a prevenire ulteriori e più gravi rischi ambientali, in un tratto costiero in cui l’ampia biodiversità marina e boschiva necessita di essere tutelata con maggior cura e rigore nel rispetto delle leggi.
Edited by, venerdì 16 ottobre 2026, ore 11,54.