
Sei condanne di primo grado confermate ma con pene ridotte per la concessione delle attenuanti generiche e altre attenuanti. È questo l’esito del processo di secondo grado, davanti alla Corte d’Appello di Messina, per i fatti di Mojo Alcantara, centro in provincia di Messina ma confinante con quella di Catania, che in origine vedeva coinvolti sette imputati e trattava delle infiltrazioni mafiose al Comune (poi sciolto) da parte del clan etneo Cintorino di Calatabiano. Foto in alto: BRUNO PENNISI, al tempo del blitz (maggio 2022) sindaco e condannato in appello a 4 anni e 6 mesi. Il servizio sul link Sicilia News…
Sei condanne di primo grado confermate ma con pene ridotte per la concessione delle attenuanti generiche e altre attenuanti. È questo l’esito del processo di secondo grado, davanti alla Corte d’Appello di Messina (presidente Francesco Tripodi), per i fatti di Mojo Alcantara, centro in provincia di Messina ma confinante con quella di Catania, che in origine vedeva coinvolti sette imputati e riguardava le presunte infiltrazioni mafiose al Comune da parte del clan etneo Cintorino di Calatabiano.
Le indagini, coordinate dalla Dda di Messina e condotte dal Gico della guardia di finanza, portarono nel maggio del 2022 all’arresto in carcere dell’allora sindaco di Mojo Bruno Pennisi, della sua vice Clelia Pennisi, dell’ex assessore ai Lavori pubblici di Malvagna (comune distante pochi chilometri da Mojo e sempre in provincia di Messina) Luca Giuseppe Orlando, di Carmelo Pennisi, Giuseppe Pennisi e dell’imprenditore Antonio D’Amico. Agli arresti domiciliari finì Santo Rosario Ferraro, un altro imprenditore.
Il processo dal punto di vista tecnico era diviso in due, perché Giuseppe Pennisi e Clelia Pennisi (quest’utima fu assolta da tutte le accuse), scelsero il rito abbreviato, mentre gli altri proseguirono con il rito ordinario. A formulare le richieste dell’accusa in appello era stata come applicata, nel luglio del 2024, la pm Liliana Todaro che all’epoca, quando era alla Dda di Messina, seguì le indagini delle Fiamme Gialle insieme alla sostituta procuratrice Antonella Fradà. In aula l’accusa è stata rappresentata dal sostituto procuratore generale Giuseppe Lombardo.
La Corte d’Appello ha così deciso: condanna di Antonio D’Amico a 4 anni e 3 mesi (concesse le attenuanti generiche); Rosario Santo Ferraro, 3 anni e 2 mesi (concesse le attenuanti generiche); Carmelo Pennisi, 12 anni (per il periodo dal luglio 2014 al giugno i giudici hanno individuato un processo precedente per il quale era stato già giudicato, quindi non poteva essere esercitata l’azione penale e hanno rideterminato la pena); Giuseppe Luca Orlando, 7 anni e 6 mesi (concesse le attenuanti generiche); Bruno Pennisi, 4 anni e 6 mesi (concessa l’attenuante speciale e l’ex sindaco del centro ionico in primo grado fu assolto dall’accusa di associazione mafiosa; Giuseppe Pennisi, 7 anni (questo era il processo d’appello per il giudizio abbreviato, il collegio ha escluso la recidiva). Restano in piedi le statuizioni di risarcimento al Comune.
A seguito di queste vicende il Comune di Mojo Alcantara fu sciolto per infiltrazioni mafiose. Dopo il commissariamento, le elezioni amministrative si sono svolte il 17 novembre 2024 e il sindaco vincitore e in carica è Salvatore Currenti.
Giuseppe Lazzaro
Edited by, giovedì 23 ottobre 2025, ore 18,16.