
Tornando alla notizia di ieri, per integrazioni e precisazioni, i finanzieri del Comando Provinciale di Messina hanno posto in esecuzione, su delega della DDA di Messina, una ordinanza con la quale il Gip del Tribunale di Messina MONIA DE FRANCESCO, ha disposto misure cautelari personali, interdittive e il sequestro di beni e somme di denaro, nei confronti di cinque persone, tre di Tortorici e due di Taormina. In particolare, è stata eseguita la misura degli arresti domiciliari nei confronti di due persone mentre, nei confronti di altri tre soggetti, è stata eseguita la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio dell’attività imprenditoriale ubicata in territorio di Mirto e non a Tortorici come erroneamente diffuso ieri in un comunicato stampa della guardia di finanza. Sequestri per 250.000 euro. Il servizio con i nomi degli indagati…
GIUSEPPE LAZZARO
I finanzieri del Comando Provinciale di Messina hanno posto in esecuzione, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Messina, una ordinanza con la quale il Gip del Tribunale di Messina Monia De Francesco ha disposto misure cautelari personali, interdittive e il sequestro di beni e somme di denaro, nei confronti di cinque persone.
In particolare, è stata eseguita la misura degli arresti domiciliari nei confronti di due persone: si tratta di Sebastiano Conti Taguali, di Tortorici e Giuseppe Ruggeri, di Taormina, entrambi di 60 anni mentre, nei confronti di altri tre soggetti, è stata eseguita la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio dell’attività imprenditoriale: si tratta di Antonino Ruggeri (figlio del suddetto Giuseppe), Cristina Conti Taguali e Maria Tindara Conti Taguali (figlie del suddetto Sebastiano) per i quali è scattata la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio dell’attività imprenditoriale. Sotto sequestro sono finiti il distributore di carburanti, la rivendita di tabacchi e il bar per un valore stimato di circa 250.000 euro, ubicati in territorio di Mirto.
Dagli accertamenti dei finanzieri tuttavia è emerso che Giuseppe Ruggeri e la sua famiglia non avrebbero possibilità economiche tali da avviare questo tipo di attività. Attraverso una modalità simile il bar, presente nella stessa stazione di servizio, sarebbe stato intestato ad una terza persona. Secondo gli investigatori sia Giuseppe Ruggeri che Sebastiano Conti Taguali avrebbero intestato solo formalmente ai figli le attività che loro avrebbero continuato a gestire per evitare i provvedimenti di sequestro. Per quanto riguarda Giuseppe Ruggeri, insieme ad un altro figlio, avrebbe gestito un’attività di noleggio barche turistiche per le escursioni a Isola Bella di Taormina.
Contestualmente, è stata data esecuzione al decreto con il quale il giudice per le indagini preliminari ha disposto il sequestro preventivo del complesso aziendale strumentale all’esercizio dell’attività imprenditoriale di distribuzione di carburante al dettaglio, con rivendita di tabacchi e all’attività di bar ed altri servizi simili sito in territorio del comune di Mirto, lungo la super veloce “Mare Monti” che, dal bivio di Zappulla a Rocca di Capri Leone, si collega con Tortorici, Galati Mamertino e San Salvatore di Fitalia.
Agli indagati viene contestato il delitto di cui all’art 512-bis del Codice penale (trasferimento fraudolento di valori), che punisce la condotta di coloro che attribuiscono, fittiziamente ad altri (prestanomi), la titolarità o disponibilità di denaro, beni o altre utilità, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali o di contrabbando, ovvero di agevolare la commissione di uno dei delitti di cui ricettazione, riciclaggio o reimpiego di denaro di provenienza illecita in attività economiche o imprenditoriali. Gli illeciti risultano commessi dal febbraio 2022 all’agosto 2023 a Mirto dove sono ubicate le ditte oggetto di sequestro. Il valore delle stesse è stato quantificato ad oltre 250.000 euro.
Le misure cautelari, interdittive e reali, si fondano su un compendio indiziario ritenuto grave dal giudice per il delitto di intestazione fittizia di beni. Le attività di indagine, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Messina e delegate al Comando Provinciale della Guardia di Finanza, nascono nel contesto più ampio di mirate attività di investigazioni volte ad approfondire le informazioni operative dal Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza (SCICO).
In particolare, dall’analisi di molteplici contratti fra loro collegati, emergeva una scrittura privata, con la quale Ruggeri e Conti Taguali, risultavano aver “schermato”, attraverso prestanomi, la titolarità di un impianto di distribuzione stradale di carburanti. Attraverso analoghe modalità, un locale commerciale adibito a bar, presente nella stessa stazione di servizio veniva, solo formalmente, intestato ad una terza persona. In entrambi i casi è emerso che la titolarità formale delle imprese veniva attribuita a prossimi congiunti (figli) dei reali interessati (gestori di fatto), a loro volta colpiti dalla misura cautelare dell’interdittiva dall’esercizio dell’attività imprenditoriale; questo artificio avrebbe consentito agli indagati di continuare ad assicurarsi la materiale gestione e la conseguente spartizione dei proventi derivanti dalle attività economiche di cui si erano, solo formalmente, spogliati.
Le attività di indagine, allo stato, consentono di ritenere come il ricorso all’intestazione fittizia possa essere giustificato dall’obiettivo dei veri titolari delle attività imprenditoriali e commerciali di sottrarre i loro beni agli strumenti predisposti dall’ordinamento, per evitare illeciti arricchimenti e tutelare l’economia sana dalla circolazione di denaro e beni frutto di attività mafiose, trattandosi di soggetti risultati appartenenti o contigui a due diverse compagini di criminalità organizzata di tipo mafioso, l’una, operante nella zona ionica e, l’altra, sulla fascia tirrenica della provincia di Messina. In particolare, Sebastiano Conti Taguali risultava già appartenente al clan dei Bontempo Scavo di Tortorici per essere stato condannato, con diverse sentenze passate in giudicato, sia per associazione di tipo mafioso, estorsione, maltrattamento di animali, sia per tentato omicidio, estorsione e porto abusivo di armi.
Il secondo, Giuseppe Ruggeri, attualmente detenuto in carcere, è risultato il proprietario di fatto di una proficua impresa, formalmente intestata al figlio ed operante nel settore del noleggio di imbarcazioni turistiche, nello scenario di Isola Bella di Taormina. Il soggetto, già noto alle forze di polizia e riconducibile alla famiglia mafiosa “Santapaola-Brunetto”, è stato, peraltro, colpito quest’anno da un’ordinanza di custodia cautelare emessa nell’ambito dell’operazione “Kalaat”, per plurimi reati di estorsione aggravati dal metodo mafioso: in quella indagine era emerso come l’indagato avesse conseguito, con metodo e perseguendo finalità mafiose, l’obiettivo di escludere qualsivoglia ulteriore operatore turistico nei pressi dell’Isola Bella di Taormina, monopolizzando di fatto l’attività di escursioni turistiche.
A quelle originarie indagini hanno fatto seguito quelle che, adesso, hanno portato all’esecuzione delle misure, per effetto degli approfondimenti economico-patrimoniali, essendo risultato che i soggetti investigativi e i relativi familiari possedevano beni in misura sproporzionata rispetto ai redditi leciti dichiarati, confermando la stretta correlazione temporale tra i comportamenti antisociali documentati e l’illecito arricchimento accertato. Il Gip, nell’emettere l’ordinanza di applicazione delle misure cautelari, ha tenuto conto delle deduzioni difensive articolate nel corso degli interrogatori di garanzia svolti precedentemente. Gli indagati sono difesi dagli avvocati Alessandro Pruiti Ciarello, Carmelo Occhiuto e Antonello Scordo.
Edited by, mercoledì 3 dicembre 2025, ore 17,41.