Capo d’Orlando: Addio a Franco Chirieleison, il gioielliere del bello e di un tempo che non torna

La mattina dell’Epifania il territorio di Capo d’Orlando, nei posti appositi, è stato tappezzato delle carte funerarie che hanno annunciato la scomparsa, a 84 anni, di FRANCO CHIRIELEISON (foto in alto), che da tempo si trovava in cura a Roma a causa di una malattia. Titolare della nota gioielleria che fu, posta dove oggi sorge “Griffe” sull’isola pedonale, Franco Chirieleison, che lascia la moglie SILVANA e cinque figli, alcuni avuti da altri legami, è stato anche uomo di classe, raffinato, di gusto e faceva parte della mitica cerchia dei ragazzi orlandini degli anni Sessanta. Il servizio-ricordo del collega Massimo Scaffidi…

MASSIMO SCAFFIDI

Gli amici a Capo d’Orlando piangono Franco Chirieleison, scomparso alla vigilia dell’Epifania all’età di 84 anni. Con lui se ne va non solo un raffinato gioielliere ma uno degli interpreti più autentici di un’epoca che ha segnato profondamente la crescita sociale e l’economia del paese.

Chirieleison non amava definirsi orefice: era, prima di tutto, un gioielliere nel senso più moderno e completo del termine. Fu lui a fondare, sui Nebrodi, la prima vera gioielleria concepita come un atelier del gusto, un luogo in cui stile, eleganza e ricerca si fondevano in un’unica visione. Negli anni Settanta e Ottanta, quando il concetto di “marca” iniziava a diventare linguaggio comune, la sua gioielleria rappresentava un punto di riferimento assoluto.

Gioielli, certo, ma soprattutto orologi di pregio, argenti, cristalli, porcellane, selezionati con cura e proposti a una clientela che arrivava non solo dal comprensorio ma anche da Catania e Palermo. I migliori brand del tempo, tutti riuniti dentro una boutique del lusso. Ogni acquisto era accompagnato da un racconto, da un consiglio, da un’attenzione meticolosa all’informazione e all’assistenza post-vendita. Era questo il suo tratto distintivo: la professionalità unita a una naturale amabilità.

Franco Chirieleison era così anche nella vita: elegante per natura, nei suoi cappotti di cashmere d’inverno, come sui campi da tennis, lo sport che amava e praticava con passione. Il suo stile non era mai ostentato ma sempre riconoscibile, discreto, coerente con il suo modo di essere. Faceva parte di quel gruppo di amici che oggi definiremmo “I ragazzi degli anni Sessanta”, protagonisti di una stagione irripetibile che coincise con il vero boom di crescita e di affermazione di una Capo d’Orlando vivace, curiosa, aperta al nuovo. Insieme a loro contribuì a dare spessore a quella che qualcuno oggi definirebbe, prendendo a prestito un famoso spot pubblicitario alla “Capo d’Orlando da bere”: fatta di cene alla “Tartaruga”, passeggiate a San Gregorio, mostre d’arte e incontri. Un mito urbano e culturale simbolo di edonismo, successo economico, consumo e immagine. Franco Chirieleison fu perfetto per raccontare una città lanciata verso la modernità e il benessere ma diventato col tempo anche luminosa e controversa. Con lui, in quel tessuto umano e intellettuale, si muovevano figure come Carmelo ed Enza Giuffrè, i Mangano, i Galipò, i Conforto, Pippo Vinci, i Di Noto, Tano Cuva, tutti protagonisti di una stagione in cui il bello non era un lusso ma una necessità quotidiana.

Franco Chirieleison ha incarnato fino all’ultimo lo spirito di quei “ragazzi degli anni Sessanta”. Con la sua gioielleria sponsorizzava eventi e sport. Gli anni e qualche acciacco non ne avevano scalfito l’essenza. Rappresentava una Capo d’Orlando diversa, fondata sulla qualità, sul gusto, sulle relazioni umane. Con la sua scomparsa se ne va un uomo che ha saputo trasformare il lavoro in cultura del bello e la vita in un esercizio costante di eleganza e misura. Resta il ricordo, vivo e condiviso, tra i figli e gli amici, la sua famiglia e gli amori che hanno costellato il suo incedere, quello di chi ha lasciato un segno silenzioso ma profondo nella storia del paese.

Edited by, mercoledì 7 gennaio 2025, ore 9,22. 

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