
I numeri roboanti (45 condanne per complessivi 325 anni di carcere) lasciano il tempo che trovano. La sentenza emessa ieri pomeriggio al Tribunale di Patti dalla presidente MONICA MARINO, con a latere i giudici EUGENIO ALIQUO’ e GIANLUCA CORONA (foto in alto), in attesa delle motivazioni, ha dato un indirizzo ben preciso: non esiste alcuna agevolazione dell’associazione mafiosa, o da parte del clan dei Bontempo Scavo o dei Batanesi di Tortorici, legata al conseguimento dei fondi europei del settore agricolo (anche per la prima “Nebrodi” è stata questa la determinazione della Corte d’Appello di Messina). Tutti gli imputati accusati di associazione mafiosa sono stati assolti. E anche gli imputati condannati a 20 anni o più di carcere, essendo tutti in continuazione, ne sconteranno molti di meno. Diversa l’interpretazione per i singoli capi di imputazione, a cominciare dallo spaccio di sostanze stupefacenti. Il commento alla sentenza nel servizio (postato ieri il servizio apposito sul link Cronaca)…
GIUSEPPE LAZZARO
Non esiste alcuna agevolazione dell’associazione mafiosa, i clan di Tortorici dei Bontempo Scavo e dei Batanesi, non c’entrano nulla nella ripartizione dei fondi europei destinati al settore agricolo. In attesa delle motivazioni, che saranno depositate tra novanta giorni alla cancelleria, ha detto questo, in primis, la sentenza di primo grado emessa ieri pomeriggio, dopo sette ore di camera di consiglio, dal collegio giudicante del Tribunale di Patti, composto dalla presidente Monica Marino e dai giudici a latere Eugenio Aliquò e Gianluca Corona.
I numeri appaiono roboanti: 45 condanne, su 53 imputati, per 325 anni di carcere. Ma la sostanza è diversa e la sentenza ha sconfessato il teorema accusatorio portato avanti dalla Dda di Messina e con i pm in aula che avevano chiesto pesanti condanne per chi era stato accusato di associazione mafiosa, il 416 bis. Tutti gli imputati arrestati il 6 febbraio 2024 per questo motivo, sono stati assolti dall’accusa di associazione mafiosa e con il massimo della formula: “perché il fatto non sussiste”. Tra di loro, come riportato nel servizio postato ieri sera, il dott. Salvatore Bontempo Scavo, di Tortorici, dopo “Mare Nostrum” nuovamente assolto dall’accusaa di associazione mafiosa. Per l’accusa era lui il presunto vertice dell’organizzazione mafiosa che incassava i fondi europei tanto che ne era stata chiesta la condanna a 23 anni di carcere. E invece è arrivata una piena assoluzione per l’associazione mafiosa con condanna a 6 anni e 8 mesi per altri capi di imputazione, dei quali 2 anni e 8 mesi già scontati anche se non si tratta di una condanna definitiva ma appellabile.
“Sarebbe stato (a quanto pare erroneamente) accusato di essere il capo di una consorteria mafiosa denominata “clan Bontempo Scavo”, circostanza questa per la quale il dott. Salvatore Bontempo Scavo ha scontato due anni e otto mesi di custodia cautelare in carcere – commenta il legale di fiducia, avvocato Decimo Lo Presti -. Ebbene, da questa accusa il mio assistito è stato assolto con la formula più ampia “perché il fatto non sussiste”; ne è discesa, ovviamente, l’esclusione di tutte le aggravanti per avere agevolato la relativa consorteria. Rispetto alle imputazione originarie formulate al dott. Bontempo Scavo ed ai soggetti con lo stesso coimputati, sono residuati solo alcuni reati cosiddetti “comuni”, essendo stata sconfessata l’intera ipotesi formulata dai signori pubblici ministeri – conclude l’avvocato Lo Presti -: egli non appartiene e non ha mai appartenuto ad alcuna consorteria e non ne ha agevolato alcuna”.
Salvatore Bontempo Scavo è dottore in giurisprudenza e si è laureato a 35 anni all’Università di Messina tardivamente perché ristretto in carcere per l’operazione “Mare Nostrum” nella quale venne assolto con formula piena. Nei suoi confronti, tempo addietro, era scattata una interdittiva antimafia revocata dal Tar prima dell’operazione “Nebrodi 2”.
Tornando al processo, gli imputati erano accusati, a vario titolo, di associazione di stampo mafioso, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, estorsione e traffico di sostanze stupefacenti. Il processo ha rappresentato il secondo capitolo giudiziario della vasta attività investigativa sviluppata dalla Dda di Messina sul sistema delle frodi ai danni dei fondi agricoli europei. Il primo, “Nebrodi”, scattato con il blitz del 15 gennaio 2020, aveva portato a un procedimento con decine di imputati e si è concluso in Cassazione con 50 condanne ma, anche in quella occasione, la Corte d’Appello di Messina aveva detto e scritto che non c’era alcuna associazione mafiosa e le condanne scaturirono per reati singoli.
Ieri le condanne più pesanti sono state 23 anni per Sebastiano Bontempo Scavo inteso “piricoco”; 22 anni a Vincenzo Galati, inteso “Lupin”; 20 anni per Sebastiano Bontempo Scavo, Carmelo Bontempo Scavo e Giuseppe Bontempo. Ma, attenzione: dette condanne, seppur non definitive, sono tutte in continuazione, ciò significa che gli imputati non sconteranno gli anni di carcere inflitti, anche se dovessero diventare definitivi, ma molti di meno.
Per le società agricole il collegio ha deciso le sanzioni pecuniarie e l’interdizione: 240mila euro per Rinascita società cooperativa agricola di Tortorici; 150mila euro per Società agricola Tirrenia di Caltagirone; 150mila euro per la Sorgente Ramo; 180mila euro per Le Colline società agricola semplice di Tortorici; 120mila euro per Campi Verdi società agricola di Tortorici; 75mila euro per Agrinova società agricola di Caltagirone e 90mila euro per Agribovini.
Sono state poi confiscate 11 imprese riconducili agli imputati. Ci sono poi alcune assoluzioni, la gran parte delle quali sollecitate dalla stessa Procura: scagionati per non aver commesso il fatto Giuseppe Bontempo Scavo, Giuseppe Costanzo Zammataro inteso “pitrinu”, Leone Faranda, Carmelo Vitale, Nunzio Zaiti, Carmelino Zingales e Salvatore Giglia.
“La sentenza di “Nebrodi 2” è un segnale che arriva dritto al cuore di tutti quegli agricoltori e allevatori onesti che per anni hanno subito umiliazioni, minacce e ritorsioni nonché la perdita economica di quei fondi europei che invece di andare a loro finivano nelle tasche di criminali e truffatori”, ha detto l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Giuseppe Antoci, ex presidente del Parco dei Nebrodi.
Edited by, sabato 19 settembre 2026, ore 12,50.