Cerda: Ucciso dagli amanti diabolici. Gli ergastoli sono definitivi

La Prima sezione della Corte di Cassazione ha confermato, e reso definitiva, la condanna all’ergastolo per gli amanti diabolici, come sono stati definiti, di Cerda (Palermo), LUANA CAMMALLERI (foto in alto al centro) e PIETRO FERRARA (in foto a sx). I due sono accusati di avere ucciso e fatto sparire il corpo dell’imprenditore CARLO LA DUCA (in foto a dx), marito di lei e migliore amico di lui, il 19 gennaio 2019. Gli imputati avrebbero avuto una relazione sentimentale clandestina mettendo in atto il piano per sbarazzarsi della vittima, il cui corpo non è mai stato ritrovato. Il servizio sul link Sicilia News…

«Cercate il corpo di mio figlio»: appello della madre di Carlo La Duca, di Cerda, dopo la conferma della sentenza contro la nuora Luana Cammalleri e Pietro Ferrara. Diventa definitiva la condanna all’ergastolo per gli amanti diabolici, Pietro Ferrara e Luana Cammalleri, giudicati colpevoli dell’omicidio di Carlo La Duca, imprenditore agricolo di Cerda (Palermo, scomparso il 31 gennaio 2019, all’età di 38 anni, il cui corpo non è stato mai trovato. È stata la Prima sezione della Cassazione a chiudere il caso, rigettando il ricorso dei due imputati.

Gli ermellini hanno così confermato la sentenza della Corte di Appello di Palermo dello scorso anno, che aveva già condannato all’ergastolo Ferrara e Cammalleri per l’omicidio di La Duca, migliore amico del primo e marito della seconda. Dopo la pronuncia della Cassazione, la signora Concettina Grispino, madre di La Duca, ha commentato: «Lo hanno ucciso loro, l’ho sempre detto, hanno fatto una cosa troppo brutta e meritavano l’ergastolo, finalmente è stata fatta giustizia. Ora spero solo che chi sa la verità dica dove si trova il corpo di Carlo, voglio saperlo». Una decisione, quella della Suprema Corte, che fa diventare definitiva la condanna al carcere a vita per i due imputati.

Della vittima ancora oggi non è stato ritrovato il corpo. Per diversi mesi si era sperato in un epilogo diverso mentre le indagini ricostruivano un quadro accusatorio che ha portato alla pena più dura prevista dall’ordinamento. Nessun dubbio, dunque, per i giudici sulla responsabilità di moglie e amate di lei, che hanno così ribadito quanto già stabilito in primo grado e già confermato in appello.

          g.l.

Edited by, sabato 28 febbraio 2026, ore 15,56. 

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