Barcellona P.G.: Il Superbonus edilizio e gli affari con il clan. Disposte 5 condanne con l’abbreviato

Cinque condanne, con il rito abbreviato, sono state disposte dalla Gup del Tribunale di Messina ALESSANDRA DI FRESCO, all’esito della richiesta nell’udienza preliminare relativa al Superbonus del 110%, per ristrutturare palazzi e immobili, che sarebbe stato gestito, secondo la Dda di Messina, che coordinò le indagini, dalla criminalità organizzata barcellonese. L’operazione, eseguita dai carabinieri, si svolse in due tranche. Il servizio…

Cinque condanne, con il rito abbreviato, sono state disposte dalla Gup del Tribunale di Messina Alessandra Di Fresco, all’esito della richiesta nell’udienza preliminare relativa al Superbonus del 110%, per ristrutturare palazzi e immobili, che sarebbe stato gestito, secondo la Dda di Messina, che coordinò le indagini, dalla criminalità organizzata barcellonese.

La giudice ha condannato Mariano Foti, ritenuto esponente di spicco del clan dei “Barcellonesi”, a 4 anni di reclusione mentre 10 anni sono stati inflitti al figlio Salvatore Foti. Quindi 8 anni è la condanna per Fabio Gaipa, originario di Berna (Svizzera) e residente a Furnari e Tindaro Mario Ilacqua, originario di Santa Lucia del Mela; infine 12 anni sono stati inflitti a Tindaro Pantè, di Barcellona.

Nel novembre scorso, a conclusione della requisitoria, la pm Antonella Fradà, aveva chiesto le condanne di Salvatore Foti a 10 anni di reclusione; Gaipa a 8 anni; Ilacqua a 15 anni; Pantè a 15 anni e 6 mesi e Mariano Foti a 4 anni.

L’operazione si divise in due tranche. Fu arrestato l’ imprenditore edile Tindaro Mario Ilacqua, accusato di concorso esterno in associazione di tipo mafioso. L’indagine, condotta dai carabinieri, riguardava la presunta infiltrazione di appartenenti alla cosca mafiosa di Barcellona Pozzo di Gotto nei lavori di ristrutturazione edilizia e dell’efficientamento energetico (il cosiddetto Superbonus del 110%), che il 3 dicembre 2024 aveva consentito l’esecuzione di una misura cautelare in carcere nei confronti di Salvatore Foti e Tindaro Pantè per associazione mafiosa e trasferimento fraudolento dei beni aggravato dalle finalità mafiose.

Mario Tindaro Ilacqua – secondo l’accusa – avrebbe proposto a Mariano Foti, di favorire la propria società “pulita” ed economicamente attrezzata per rilevare il credito fiscale connesso al Superbonus edilizio. L’imprenditore, in cambio della protezione e del sostegno del sodalizio mafioso nel reperimento degli immobili sui quali eseguire lavori di efficientamento energetico, avrebbe procurato somme di denaro alla consorteria mafiosa e assicurato l’affidamento di subappalti in favore di ditte ad essa riconducibili. L’accordo sarebbe stato stipulato nel corso di un incontro tra l’imprenditore e Mariano Foti.

Salvatore Foti e Tindaro Pantè, rispettivamente figlio e uomo di fiducia del presunto esponente mafioso, avrebbero agito nel territorio di influenza della consorteria per segnalare gli edifici dove effettuare i lavori, consentendo quindi alla ditta di accaparrarsi le commesse, in particolare a Barcellona Pozzo di Gotto, Pace del Mela, Furnari, Terme Vigliatore e Milazzo, con conseguenti maggiori profitti. In cambio, i due soggetti avrebbero ricevuto dall’imprenditore laute provvigioni, mascherate tramite accrediti per non ben chiarite prestazioni d’opera. Salvatore Foti e Pantè, inoltre, avrebbero indicato all’imprenditore le ditte edili “gradite” al sodalizio mafioso, che dovevano essere individuate dall’impresa principale per i lavori in subappalto, ricevendo sistematicamente la corresponsione anche da queste ultime di quote percentuali sui profitti.

          g.l.

Edited by, venerdì 20 marzo 2026, ore 12,57. 

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