Operazione della DDA di Messina: Infiltrazioni mafiose negli appalti (anche a Brolo). Emesse 12 misure cautelari (6 arresti e 6 divieti) – IL VIDEO E I NOMI

Stamane, nell’ambito di un’articolata indagine coordinata dalla DDA e delegata ai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Messina, è stata data esecuzione a un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali emessa dal Gip del Tribunale di Messina. Eseguiti 6 arresti e 6 divieti di contrarre con la Pubblica Amministrazione. Nel mirino anche le infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici: nell’elenco figura pure la sistemazione idraulica del canale di scolo delle acque meteoriche del torrente Pozzo a Brolo. Tra gli indagati arrestato FRANCO SCIROCCO, imprenditore di Gioiosa Marea e divieto di contrarre con la P.A. per l’imprenditore MASSIMO PISCITELLO, di Sant’Agata di Militello. Il servizio con tutti i nomi degli indagati e, in alto, il video fornito dal Comando Provinciale dei carabinieri…

GIUSEPPE LAZZARO

Stamane, nell’ambito di un’articolata indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e delegata ai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Messina, è stata data esecuzione a un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali emessa dal Gip del Tribunale di Messina.

Il provvedimento, emesso all’esito degli interrogatori preventivi di 16 dei 20 soggetti indagati, prevede la custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di 6 persone, individuate nei promotori e gestori di fatto del sodalizio criminale. E ancora, la misura cautelare del divieto temporaneo di contrarre con la Pubblica Amministrazione, nei confronti di altri 6 indagati, imprenditori, allo stato ritenuto concorrenti esterni del medesimo sodalizio criminale.

La contestazione riguarda, allo stato, il delitto di associazione per delinquere finalizzata ad importanti appalti pubblici, aggiudicati da vari Enti, quali il Consorzio Autostrade Siciliane (CAS), in prevalenza, nonché l’Ufficio Regionale del Genio Civile Sezione di Trapani, il Comune di Brolo, la Città Metropolitana di Reggio Calabria, attraverso una vera e propria organizzazione aziendale “ombra”, alla quale le imprese, formalmente affidatarie di detti appalti, subappaltavano, illecitamente, la esecuzione di detti lavori o parte di essi, ivi compresi il reclutamento di manodopera e di mezzi e rimettendone il totale controllo ad un soggetto, già gravato da precedente condanna definitiva per il reato di concorso esterno nell’associazione mafiosa del “Barcellonesi”.

I NOMI

Arresti domiciliari

Francesco Scirocco, detto Franco, di Gioiosa Marea, classe 1965 (foto sopra)

Gaetano Busà, Messina, classe 1976

Basile Calandra Sebastianella, Messina, classe 1966

Domenico Logozzo, Reggio Calabria, classe 1966

Michele Caruso Scaffidi, Patti, classe 1968

Carmelo Munafò, Barcellona, classe 1979

Divieto temporaneo di contrattare con la pubblica amministrazione

Angelo Barbetta, Cosenza, classe 1982

Emanuele Bonfiglio, Messina, classe 1976

Giovanni Iaquinta, San Giovanni in Fiore (CS), classe 1992

Saverio Iaquinta, San Giovanni in Fiore (CS) 4-6-1964

Massimo Piscitello, Sant’Agata di Militello, classe 1976

Carmine Sepe, Napoli, classe 1980

Costoro, anche attraverso complessi meccanismi di noleggio delle attrezzature e false fatturazioni, riuscivano a drenare consistenti risorse pubbliche. Sono altresì stati contestati i delitti di intestazione fittizia di imprese, sub appalto illecito e frode nelle pubbliche forniture, strumentali alla esecuzione del programma dell’associazione per delinquere nonché di riciclaggio dei proventi illeciti ricavati.

Le attività investigative traggono origine dalla denuncia presentata, nel novembre 2021, presso una Stazione carabinieri della provincia di Messina, dal legale rappresentante di un consorzio di imprese il quale aveva segnalato che, all’interno di un cantiere pubblico per lavori di risanamento costiero e difesa dell’erosione, aveva riscontrato l’anomala e preoccupante presenza di un imprenditore messinese, 61enne (principale indagato), a lui noto per la caratura criminale di tipo mafioso. L’imprenditore 61enne – nonostante una pregressa condanna definitiva per concorso esterno in associazione di tipo mafioso, riferito alla “famiglia mafiosa del barcellonesi” –

era stato notato nei luoghi di lavoro in abiti da cantiere, intento a conferire con l’amministratore di fatto di un’impresa individuale.

Tale segnalazione, rivelatrice del concreto rischio di un’infiltrazione della criminalità organizzata tirrenica nel settore degli appalti pubblici, determinava l’avvio di una complessa attività investigativa, alimentata da intercettazione telefoniche e ambientali ed integrata, nel tempo, da una serie di minuziosi accertamenti economico-finanziari e controlli fiscali. Le attività investigative hanno così consentito di documentare l’esistenza di una stabile organizzazione “ombra” che, sotto l’occulta direzione del medesimo imprenditore 61enne e grazie alla compiacenza di imprenditori esterni, aveva assunto il controllo esecutivo di varie commesse pubbliche, tra cui i lavori per:

la sistemazione idraulica del canale di scolo delle acque meteoriche del torrente Pozzo, ubicato a Brolo;

la manutenzione degli impianti elettrici e di illuminazione, nonché delle cabine elettriche presenti lungo le autostrade A/18 Messina– Catania (nei tratti da Siracusa a Gela, nonché da Messina a Catania) e A/20 Messina–Palermo (da Palermo a Villafranca Tirrena);

la manutenzione di alcuni cavalcavia presenti lungo l’autostrada A/18 Messina–Catania;

la pulitura e il miglioramento idraulico di un tratto del fiume Belice, ubicato a Partanna (TP), in contrada Passo Impero;

le opere finalizzate all’abbattimento dei consumi energetici del Centro Direzionale di Reggio Calabria.

Infatti, il gruppo criminale aggirava sistematicamente l’obbligo di autorizzazione delle stazioni appaltanti, avvalendosi di noli di comodo e subappalti illeciti riferiti alle citate opere. Inoltre, nei cantieri autostradali gestiti di fatto dal sodalizio criminoso, sono state accertate varie condotte fraudolente pericolose per la sicurezza pubblica, tra cui l’installazione nelle gallerie di impianti di illuminazione non conformi rispetto a quanto previsto nel capitolato d’appalto e l’impiego, sui cavalcavia, di impermeabilizzanti scadenti e non accettati dalla direzione dei lavori nonché l’impiego sistematico di manodopera irregolare. Nell’ambito di tali condotte delittuose, l’organizzazione criminale – al fine di occultare la provenienza illecita del denaro drenato dalle commesse pubbliche – si avvaleva anche di un circuito di autoriciclaggio, basato su una serie di fatture fittizie, emesse dal gestore di una stazione di servizio per operazioni di forniture di carburante inesistenti. Le ditte compiacenti

disponevano bonifici tracciati favore del distributore, l’approvvigionamento di carburante per i mezzi d’opera e dopo di che, una volta ricevuto l’accredito, il gestore del distributore restituiva in contanti la somma, decurtata di una provvigione, mentre i vertici del sodalizio, che avevano ricevuto il denaro, lo reimpiegavano anche per pagare in nero le maestranze e i collaboratori. Il flusso finanziario fittizio accertato ammonta a circa 377.000 euro.

Edited by, giovedì 6 agosto 2026, ore 12,32. 

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