
La VI Sezione penale della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal Procuratore generale FELICE LIMA avverso l’assoluzione, pronunciata dalla Corte d’Appello di Messina nove mesi fa, nei confronti dell’imprenditore barcellonese IMMACOLATO BONINA (foto in alto) chiudendo definitivamente una vicenda giudiziaria iniziata nel 2016 e segnata da condanne, rinvii e assoluzioni. Bonina era stato accusato di estorsione a seguito della denuncia presentata da 22 dipendenti della C.S.R.S. spa della quale era amministratore delegato. Il servizio…
GIUSEPPE LAZZARO
La VI Sezione penale della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal Procuratore generale Felice Lima contro l’assoluzione, pronunciata dalla Corte d’Appello di Messina nove mesi fa, nei confronti dell’imprenditore barcellonese Immacolato Bonina chiudendo definitivamente una vicenda giudiziaria iniziata nel 2016 e segnata da condanne, rinvii e assoluzioni.
Il 12 dicembre 2024 la Seconda sezione penale della Corte d’Appello di Messina (presidente Carmelo Blatti, consiglieri Daria Orlando e relatore Bruno Sagone), dopo il rinvio disposto dalla Corte di Cassazione ad aprile, aveva assolto l’imprenditore, difeso dall’avvocato Francesco Aurelio Chillemi, titolare di una rete di supermercati, che era stato accusato e condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di estorsione a lui contestato nei confronti di ventidue dipendenti di una società del Gruppo Bonina. Dipendenti che lo avevano denunciato e si erano costituiti parte civile in tutti i gradi di giudizio. Bonina era amministratore delegato della C.S.R.S. spa – la società che gestiva la piattaforma di acquisto e distribuzione delle merci destinate ai supermercati del gruppo.
L’assoluzione in appello era arrivata con l’annullamento della precedente condanna, con la formula più ampia: “perché il fatto contestato non sussiste”. Nell’aprile 2024 la Seconda Sezione della Corte di Cassazione aveva annullato la condanna, a 5 anni e 3 mesi, per il reato di estorsione che era stata inflitta nel febbraio 2023 all’imprenditore e rinviato gli atti alla Corte d’Appello di Messina per un nuovo processo che si era concluso con l’assoluzione più ampia che ha riguardato anche le statuizioni civili in favore degli ex ventidue dipendenti che si erano costituiti parti civili: assoluzione adesso definitiva con l’ultimo verdetto della Cassazione.
La vicenda giudiziaria risaliva al 2014 e si riferiva al contratto di solidarietà firmato da alcuni dipendenti. Secondo l’accusa Bonina li aveva costretti a firmare, minacciando di licenziarli. Di diverso avviso l’avvocato Chillemi che ha sempre sostenuto come non fosse stato l’imprenditore Bonina l’artefice del contratto di solidarietà ma l’iniziativa era stata avviata dai sindacati e Bonina era stato solo parte nella vertenza.
Edited by, giovedì 25 settembre 2025, ore 8,54.