
Sfruttamento del lavoro. Questa l’accusa a carico di due imprenditori colpiti da un’ordinanza di misure cautelari agli arresti domiciliari ed il sequestro di somme di denaro per oltre 352.000 euro emessa dal Gip del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, a cui hanno dato esecuzione stamane i militari del Comando Provinciale della guardia di finanza di Messina. In manette sono finiti l’ex vice presidente del consiglio comunale di Barcellona MAURIZIO MARCHETTA e SALVATORE BIONDO. L’operazione è stata condotta dalla guardia di finanza della Compagnia di Barcellona (foto in alto la caserma). Il servizio…
Sfruttamento del lavoro. Questa l’accusa a carico di due imprenditori colpiti da un’ordinanza di misure cautelari agli arresti domiciliari ed il sequestro di somme di denaro per oltre 352.000 euro emessa dal Gip del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, a cui hanno dato esecuzione stamane i militari del Comando Provinciale della guardia di finanza di Messina. In manette sono finiti l’ex vice presidente del consiglio comunale di Barcellona Maurizio Marchetta e Salvatore Biondo.
L’attività d’indagine è stata eseguita dalla Compagnia della guardia di finanza di Barcellona Pozzo di Gotto e ha consentito di documentare un quadro di gravi e sistematiche violazioni alla normativa sul lavoro, attuate da due imprenditori barcellonesi operanti nel settore del commercio al dettaglio di carburante per autotrazione a danno di nove lavoratori dipendenti addetti alla gestione delle colonnine di erogazione del carburante.
Il Gip, avallando le richieste della Procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto, ha disposto la misura degli arresti domiciliari nei confronti dei due imprenditori e il contestuale sequestro delle somme di denaro giacenti sui conti correnti intestati alla società fino ad un importo di oltre 352.000 euro.
L’operazione ha tratto origine dalla vicenda vissuta da un operaio addetto alla mansione di addetto alla distribuzione di carburante che, dopo essere stato vittima di continue vessazioni da parte del datore di lavoro e finanche licenziato, aveva deciso di rivolgersi alle Fiamme Gialle per denunciare le inique condizioni di lavoro a cui lui e diversi suoi collaboratori erano stati da tempo sottoposti presso una stazione di rifornimento di carburante. I conseguenti accertamenti, oltre a permettere di meglio circostanziare i fatti denunciati, hanno consentito di formulare l’ipotesi di reato di caporalato essendo stati documentati numerosi episodi di sfruttamento connessi tanto all’applicazione di un trattamento retributivo difforme dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative quanto alle reiterata violazione della normativa relativa all’orario di lavoro ed ai periodi di riposo.
In particolare è stato verificato come gli imprenditori avessero imposto ai lavoratori impiegati nella specifica mansione il rispetto di turni lavorativi di 8 ore indicando in busta paga un monte ore giornaliero di 6 ore e 40 minuti, poi non corrisposto o corrisposto parzialmente le maggiorazioni previste per il lavoro straordinario diurno e notturno nonché le indennità dovute per i giorni festivi e quelle di tredicesima e quattordicesima mensilità, in alcuni casi pretendendo la restituzione in contanti delle stesse, dopo averle regolarmente erogate.
L’attività ha permesso, inoltre, di dimostrare lo stato di bisogno dei lavoratori costretti ad accettare le precarie condizioni proposte non avendo altre fonti di reddito per provvedere a sostenere i propri familiari. Gli stessi lavoratori, ammoniti circa le difficoltà di accesso a trattamenti retributivi migliori di quelli offerti dalla società e continuamente minacciati di licenziamento, venivano, infatti, continuamente invitati a valutare l’alternativa delle volontarie dimissioni se non si dimostravano propensi ad accettare le condizioni lavorative proposte.
g.l.
Edited by, venerdì 24 ottobre 2025, ore 11,39.