
Condannato a 8 mesi nell’ottobre 2023, decisione rivista e adesso annullata dalla Corte di Cassazione ma con rinvio degli atti alla Corte d’Appello di Reggio Calabria per un nuovo procedimento. Così ha deciso la Suprema Corte nei confronti del deputato all’Ars e sindaco di Taormina CATENO DE LUCA (foto in alto), accusato di diffamazione nei confronti dell’ex Procuratore Generale di Messina, VINCENZO BARBARO, oggi in quiescenza. Il servizio…
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza con cui la Corte d’Appello di Reggio Calabria, nell’ottobre 2023, aveva condannato il deputato all’Ars e sindaco di Taormina Cateno De Luca, accusato di diffamazione nei confronti dell’ex Procuratore Generale di Messina, Vincenzo Barbaro, oggi in quiescenza.
In primo grado l’on. De Luca era stato condannato a 8 mesi di reclusione e al risarcimento dei danni. Successivamente, la Corte reggina aveva riformato la sentenza, escludendo il risarcimento e applicando una modesta pena pecuniaria. Tuttavia, De Luca ha scelto di ricorrere in Cassazione, fermamente convinto di aver denunciato all’opinione pubblica comportamenti del magistrato gravi ma veri e che gli avevano fatto conoscere l’onta dell’arresto per ben due volte, l’ultima solo dopo due giorni dalla sua elezione a deputato regionale dopo le elezioni del settenbre 2022.
Nel corso di interviste giornalistiche, televisive e nel libro “Lupara Giudiziaria”, De Luca aveva evidenziato la proliferazione innaturale di processi a suo carico, gli attacchi perpetrati nei confronti di tutti coloro che, a vario titolom operavano con lui nella politica e nell’attività lavorativa, problematicità nell’assunzione del figlio di Barbaro nel tormentato settore della formazione e nella partecipazione dello stesso ad aste pubbliche che si celebravano nello stesso Tribunale di Messina fino alla perpetrazione dell’attacco frontale con tanto di arresto con l’accusa di associazione per delinquere.
“De Luca – dice il prof. Avvocato Carlo Taormina, legale di fiducia dell’on. De Luca – si è affidato al massimo organo giurisdizionale per chiedere se un cittadino massacrato da processi, riconducibili all’azione investigativa del procuratore Barbaro e che è stato sistematicamente assolto per insussistenza dei fatti in dodici anni di persecuzione giudiziaria, debba pure essere considerato un diffamatore quando denunzia una simile situazione patologica alla comunità italiana nel rispetto della verità e del diritto costituzionale di critica”.
La Corte Suprema ha riconosciuto a De Luca di avere esercitato legittimamente il diritto di critica, per di più ritenendo l’intento diffamatorio incompatibile con la reazione di un cittadino sottoposto a un decennio di procedimenti giudiziari, poi smentiti da una raffica di sentenze di assoluzione passate in giudicato. La Cassazione ha disposto il rinvio alla Corte d’Appello di Reggio Calabria che dovrà ora procedere a un nuovo giudizio.
g.l.
Edited by, venerdì 13 marzo 2026, ore 12,48.