Catania: Operazione contro il clan Santapaola-Ercolano, misure cautelari per 25 indagati

Grossa operazione antimafia tra Catania e Siracusa contro il clan Santapaola-Ercolano. I carabinieri e i finanzieri hanno eseguito misure cautelari nei confronti di 25 persone, accusate di associazione a delinquere di tipo mafioso, illecita detenzione di armi da guerra, percosse, trasferimento fraudolento di valori, estorsione, riciclaggio, rapina, traffico organizzato di sostanze stupefacenti e spaccio. Il servizio sul link Sicilia News…

GIUSEPPE LAZZARO

Grossa operazione antimafia tra Catania e Siracusa contro il clan Santapaola-Ercolano. I carabinieri e i finanzieri hanno eseguito misure cautelari nei confronti di 25 persone, accusate di associazione a delinquere di tipo mafioso, illecita detenzione di armi da guerra, percosse, trasferimento fraudolento di valori, estorsione, riciclaggio, rapina, traffico organizzato di sostanze stupefacenti e spaccio.

Fra gli indagati nell’inchiesta anche i nipoti di un boss dei Santapaola, Dario Vacante e Davide Musumeci. In particolare le indagini, coordinate dal Procuratore di Catania Francesco Curcio e affidate al Procuratore aggiunto Sebastiano Ardita, si sono concentrate sul clan Nardo, che controlla Lentini ed è storicamente affiliato alla famiglia catanese Santapaola-Ercolano. Il gruppo condizionava il settore agro-alimentare (trasporto e commercio degli agrumi) sottoponendo diverse imprese a estorsione. Scoperte anche le attività criminali di un altro gruppo catanese (sempre legato ai Santapaola) che trafficava e spacciava droga proveniente dalla Spagna.

Oltre 250 i militari in campo. Il Gip del Tribunale di Catania ha disposto il sequestro preventivo di complessi aziendali, quote societarie, beni immobili e mobili e disponibilità finanziarie per un valore di circa 5,5 milioni di euro.

TUTTI I NOMI DELLE 25 PERSONE INDAGATE

Gaetano Teclo Angelino

Sebastiano Basso, inteso “Babaleccu”

Alfio Bonomo, inteso “Alfredo”

Alfio Calabrò, inteso “Manicomio” o “Alfiuccio”

Antonino Sebastiano Calanni Pileri

Franco Catania

Donatello Cormaci

Antonino Corso

Michael Di Fazio

Alberto Di Mauro

Domenico Fava

Gabriele Favazzi Liprino

Giuseppe Furnò, inteso “Pupiddu”

Giuseppe Giampapa, inteso “Pippo”

Antonino Guercio, inteso “Antonio”

Ercole Daniele Modica

Davide Musumeci

Angelo Maria Randazzo

Massimiliano Rizzo, inteso “Massimo”

Vincenzo Rizzo, inteso “Enzo”

Alfio Scandurra

Sebastiano Scrofani

Dario Vacante

Fabio Virzì

Filadelfo Zarbano

La conferenza stampa: il terzo da sinistra è il Procuratore aggiunto Sebastiano Ardita, il quarto da sx il Procuratore Francesco Curcio

“L’operazione ha colpito anche esponenti di rango delle organizzazioni criminali, questa esperienza ci restituisce l’immagine di una Cosa nostra, di una mafia capace di tornare sul campo, e addirittura di avere un controllo economico importante di molte attività”, ha detto il Procuratore aggiunto di Catania, Sebastiano Ardita. La tecnica dei clan era quella di imporre “una sorta di tassazione alle imprese” che, ha spiegato il magistrato, erano “costrette a pagare per ogni servizio reso una quota degli utili”. Questo, ha aggiunto Ardita, “ovviamente rappresenta una forma assolutamente di resa quasi ufficiale, fatturata dalle associazioni” con prezzi fuori dal mercato. C’è anche un livello superiore – ha sottolineato il Procuratore aggiunto di Catania – con la mafia che si fa impresa col riciclaggio. E’ una fase successiva, quando si accumulano moltissimi strumenti economici, che sono poi riversati nell’economia e abbiamo anche il fenomeno delle intestazioni fittizie delle attività che sono svolte per conto di mafiosi da persone che sono prettamente pubbliche, non soltanto imprenditori del luogo ma anche di alcuni che arrivavano da fuori”. Su questi fenomeni, ha osservato Ardita, “c’è stata una evoluzione che li porta a essere comunque meno visibili” che “ha determinato appunto la copertura di questa attività, la non emersione”.

Tra gli aspetti dell’inchiesta sono emerse anche estorsioni in piedi da 40 anni e una lezione di mafia a un bambino di 5-6 anni a cui viene messa una pistola in mano dicendogli che quello era il suo futuro lavoro. “È molto grave – ha detto il Procuratore Francesco Curcio – che le estorsioni, che sono abusi e angherie, non vengano denunciate immediatamente. Gli imprenditori si devono convincere che lo Stato è sempre al loro fianco e che viene garantita la protezione a chi denuncia. Ma bisogna denunciare, anche perché se non si fa, se si è conniventi con questo sistema, sia pure subendo l’intimidazione, sono previste delle misure di prevenzione che possono arrecare ulteriori danni alle imprese. Quindi – ha aggiunto Curcio – io chiedo a tutti gli imprenditori di prendere coscienza e di ribellarsi a questo sistema e assicuro che il mio ufficio e le forze di polizia garantiranno la massima protezione a chi metterà fine a questa forma di tassazione parallela del tutto indebita fatta dalla mafia. Anche perché – ha sottolineato il Procuratore di Catania – purtroppo sono emersi casi di soggetti che pagavano 40 anni fa e che adesso abbiamo scoperto continuano a pagare. È una cosa veramente incredibile…”. Sull’uso delle armi il Procuratore Curcio ha rivelato che anche dalle indagini è emerso che “si è arrivati addirittura a mettere nelle mani di un bambino di 5-6 anni un’arma dicendogli che quello sarebbe stato il suo strumento di lavoro”.

Edited by, giovedì 24 settembre 2026, ore 15,08. 

 

(Visited 35 times, 35 visits today)