
A due anni e mezzo dai fatti arriva una autentica stangata dalla Corte d’Assise di Palermo per la strage di Altavilla Milicia (Palermo) avvenuta l’8 febbraio 2024. Condannati all’ergastolo i tre imputati: GIOVANNI BARRECA (foto in alto a dx) ed i coniugi SABRINA FINA e MASSIMO CARANDENTE (nelle due altre foto). Ha retto l’impianto accusatorio della Procura di Termini Imerese: i tre avrebbero causato l’assurda morte di ANTONELLA SALAMONE e di KEVIN ed EMMANUEL BARRECA, rispettivamente moglie e figli dell’imputato Barreca secondo il quale i tre congiunti dovevano essere “liberati dal demonio”. Il servizio sul link Sicilia News…
Ergastolo per la coppia di coniugi Sabrina Fina e Massimo Carandente e per Giovanni Barreca, marito e padre delle vittime. Al termine di una camera di consiglio durata più di dieci ore, la Corte d’Assise di Palermo (presidente Vincenzo Terranova) ha condannato i tre imputati per la strage di Altavilla Milicia in cui, l’8 febbraio 2024, furono uccisi Antonella Salamone e i figli Kevin ed Emmanuel, rispettivamente di 16 e 5 anni, accogliendo così l’impianto accusatorio della Procura di Termini Imerese e degli avvocati delle parti civili.
Per i due «fratelli di Dio» è arrivato il carcere a vita, così come per l’ex imbianchino: per lui il pm Manfredi Lanza aveva chiesto 30 anni di reclusione per un parziale vizio di mente che però non è stato riconosciuto dalla Corte. Miriam, la figlia di Barreca diciassettenne all’epoca dei fatti, era stata condannata in primo grado dal Tribunale dei Minori di Palermo a 12 anni e 8 mesi ma in appello è stata assolta perché ritenuta non imputabile, incapace di autodeterminarsi dentro il clima di isolamento e pressione psicologica che si respirava all’interno della villetta. Inoltre sono stati inflitti risarcimenti per oltre un milione di euro in favore dei familiari di Antonella e dei due figli.
Barreca e Carandente hanno ascoltato la sentenza con lo sguardo perso. Fina è rimasta seduta con gli occhi bassi mentre alle sue spalle parenti e avvocati seguivano in silenzio l’ultimo passaggio di un processo attraversato da immagini, messaggi, telefonate e perizie che hanno ricostruito l’orrore consumato nel nome di un esorcismo che doveva servire a liberare Antonella, Kevin e Emmanuel da fantomatiche presenze demoniache che si sarebbero impossessate di loro. «A morte», due parole secche, lapidarie. Compaiono in un messaggio inviato il 3 febbraio del 2024, cinque giorni prima del massacro, da Sabrina a Carandente.
Antonella Salamone, 41 anni, moglie di Barreca ed i figli Kevin ed Emanuel, di 16 e 5 anni, furono assassinati al culmine di macabri riti di liberazione dal demonio. Prima gli imputati li interrogarono per trovare conferme sulla presenza del maligno. Quindi li torturarono colpendoli con le padelle e gli attrezzi del camino, legati con le catene, costretti a bere caffè, con il phon acceso dentro la bocca. Dopo averla uccisa il corpo di Antonella fu bruciato in giardino, nulla dove restare del suo corpo martoriato. Fina e Carandente, marito e moglie, vivevano a Sferracavallo ma per giorni si trasferirono ad Altavilla Milicia. Si sono scaricati la colpa a vicenda. Hanno raccontato di avere assistito passivamente all’orrore. Secondo l’avvocato della donna, Franco Critelli Janfer, si sarebbe trattato di un “femminicidio e figlicidio, mascherato con il movente religioso”. Sabrina Fina avrebbe avuto un ruolo passivo nella vicenda. Il legale aveva chiesto una perizia psichiatrica, individuale e collettiva, sulla donna e gli altri imputati ma la Corte d’Assise aveva respinto la richiesta.
Carandente ha smentito la moglie. Delirio su delirio. In aula raccontò che Antonella aveva gli occhi di un colore strano, “nerissimi” , “si strappava i capelli”, “il corpo si gonfiava per tre volte del suo”, “le uscivano insetti dalla bocca”. Iniziarono a colpirla con “calci, pugni, padellate, con l’aggeggio del camino”. Non lui, Carandente sostenne che rimase a guardare, credendo di essere “dentro un film, è come se seguissero un copione”. I familiari delle vittime erano costituiti parte civile con l’assistenza degli avvocati Vincenzo Amoroso, Floriana Salamone, Marzia Di Rosa e Luca Gennaro. Riceveranno un risarcimento dei danni. Le cifre parziali vanno da 200 a 300mila euro.
G.L.
Edited by, venerdì 3 luglio 2026, ore 8,36.