Messina: L’omicidio di Sara, processo chiuso. La famiglia Campanella denuncia la madre di Stefano Argentino

Si è aperto e subito chiuso stamane, in Corte d’Assise a Messina, il processo, dichiarato estinto, per l’omicidio di SARA CAMPANELLA, la studentessa universitaria di 22 anni di Misilmeri, uccisa dal collega di studi di Noto STEFANO ARGENTINO, 27 anni, lo scorso 31 marzo e suicida poi in carcere il 6 agosto. Ovviamente senza l’unico imputato è impossibile procedere. Ma la famiglia della vittima, presente stamane con il padre di SARA, il maestro ALESSANDRO CAMPANELLA, la madre, insegnante CONCETTA ZACCARIA (foto in alto all’uscita del tribunale) e il fratello CLAUDIO, non si ferma e denuncia DANIELA SANTORO, la madre di Argentino, per favoreggiamento. Il servizio…

GIUSEPPE LAZZARO

Non è ancora chiusa la terribile vicenda di Sara Campanella, la studentessa universitaria di 22 anni di Misilmeri, uccisa a Messina dal collega di studi di Noto Stefano Argentino, 27 anni, lo scorso 31 marzo e suicida poi in carcere. I genitori della ragazza, che si sono presentati stamattina all’udienza del processo in Corte d’Assise, dichiarato estinto, hanno presentato un esposto-denuncia alla Procura di Messina nei confronti di Daniela Santoro, la madre del 27enne di Noto che il 31 marzo scorso ha ammazzato la 22enne con un coltello dopo averla ossessionata per mesi.

I giudici hanno preso atto della morte di Argentino, che il 6 agosto si è impiccato nel bagno della sua cella nel carcere di Messina Gazzi, e dichiarato estinto il procedimento. Ma i genitori di Sara ora ipotizzano il favoreggiamento della madre di Stefano: nella querela hanno allegato i messaggi che madre e figlio si sono scambiati su whatsapp e sostengono che Daniela Santoro dopo l’omicidio ha anche aiutato il ragazzo a fuggire e a nascondersi.

Daniela Santoro e il figlio Stefano

“Finora c’è stato silenzio – ha detto Concetta Zaccaria, mamma di Sara e insegnante presente stamane con il marito Alessandro ed il figlio Claudio, entrambi musicisti e violinisti – ma siamo qui per dare giustizia a Sara. Perché Sara deve avere giustizia: vogliamo la verità. Se ci sono responsabilità, allora si trovino. La sua luce continuerà a illuminarci perché lei era amore e continuerà a dare amore”. La famiglia Campanella è assistita dagli avvocati Filippo Barbera, Riccardo Meandro e Concetta La Torre.

Il Procuratore di Messina Antonio D’Amato, che segue l’inchiesta insieme alla sostituta procuratrice Alice Parialò, aveva chiesto il giudizio immediato per Stefano Argentino, che era reo confesso, contestandogli anche le aggravanti della premeditazione e della crudeltà oltre all’omicidio con il rischio pena dell’ergastolo. Il giovane era stato arrestato la sera stessa del femminicidio. Non è stato mai trovato il coltello che comprò, in rete, su Amazon già nel novembre del 2024 e che poi utilizzò per colpire Sara nel tragico pomeriggio del 31 marzo scorso.

I genitori di Sara ipotizzano il favoreggiamento della madre di Stefano: nella querela hanno allegato i messaggi che madre e figlio si sono scambiati su whatsapp e sostengono che Daniela Santoro, dopo l’omicidio, ha anche aiutato il ragazzo a fuggire e a nascondersi.

Nell’esposto, spiega uno dei legali, sono stati allegati anche dei bigliettini. Tra le indicazioni date dalla madre a Stefano, quando era detenuto, quelle di non parlare in carcere perché le conversazioni erano sicuramente intercettate e di non inviare messaggi perché sarebbero stati letti dagli investigatori. In un messaggio alla madre dopo avere saputo della morte di Sara, lo studente universitario scrive “l’avevo detto io” perché “l’avevo colpita in quel punto lì”. In un altro messaggio, che non si sa se sia stato inviato, Stefano Argentino avrebbe scritto “mamma, tu sai quanto io sia vendicativo…”.

Secondo la tesi dei legali della famiglia di Sara Campanella, la madre di Stefano era al corrente della personalità del figlio e non avrebbe fatto alcunché per ostacolarla. “Il no di una donna è un no e va rispettato. Sempre. È questo il messaggio che bisogna trasmettere”, ha detto l’avvocata Concetta La Torre parlando con i giornalisti a Messina. “La madre di Stefano Argentino blandamente invitava il figlio a lasciar perdere ma non si è sempre tirata indietro nel momento in cui Stefano manifestava la sua ossessione per Sara Campanella. E abbiamo depositato anche dei messaggi in cui la madre gli scriveva: “Dai tempo al tempo”. O “Volere è potere”. Ma, addirittura, Stefano Argentino la chiamava “mongola” mentre chattava con sua madre. Dicendole che non lo aveva salutato. E la metteva anche al corrente dei suoi pedinamenti”.

“Stefano Argentino – ha aggiunto l’avvocata La Torre – in due anni ha inviato soltanto tre messaggi a Sara Campanella. E ci sono stati appena due tentativi di approccio. Sara non ha avvertito mai alcun pericolo. Quel maledetto giorno dava le spalle al suo assassino. Proprio perché non si sentiva in pericolo. Altrimenti lo avrebbe denunciato. La famiglia di Stefano Argentino ha inviato una lettera alla famiglia di Sara Campanella. Una lettera che i genitori di Sara non hanno neanche voluto leggere perché successiva alle dichiarazioni della madre del suo assassino che in televisione ha voluto dire che suo figlio era un bravo ragazzo”.

Pronta la replica dell’avvocato Giuseppe Cultrera, legale di Stefano Argentino: “E’ un accanimento nei confronti di una mamma che ha perso un figlio. Sono dinamiche diverse rispetto alla famiglia Campanella ma è sempre un dramma nel dramma. Onestamente darei il peso che merita a questa vicenda, pressoché nullo, anche perché verrà archiviata. Non abbiamo ancora capito se è un esposto, una denuncia o una querela. Sono tre cose diverse. Viene utilizzato il termine in maniera inappropriata. In ogni caso è una forzatura e un gesto che denota accanimento nei confronti della madre, alla ricerca di un capro espiatorio. Il processo si è concluso, Stefano aveva confessato di aver ucciso Sara, lui era responsabile. Per quanto si voglia parlare di favoreggiamento o di concorso: il primo è escluso dal Codice penale per i prossimi congiunti quindi non c’è – spiega il legale del foro di Siracusa -. Il concorso non so come lo interpretano, anche perché non ho letto questo atto ma, al massimo, avrebbero dovuto rilevarlo prima e non oggi che sono scaduti i termini di querela dei 90 giorni dal momento in cui sono in possesso degli atti. Mi sembra che non ci sia chissà quale attenzione da prestare a questa circostanza, naturalmente giuridicamente parlando, non mi permetterei di entrare in valutazioni morali”. In merito a eventuali nuovi elementi, l’avvocato Cultrera spiega: “Le circostanze che loro portano a fondamento sarebbero sempre le solite, cioè che la madre gli avesse mandato messaggi facendo sì che non desistesse ma non sono gli unici. Per contro ci sono i messaggi dove la madre dice a Stefano “lascia stare”, “non ti vuole, prendine atto”. Si è parlato stamane di un utilizzo secondo convenienza delle risultanze probatorie, lo ha detto mi sembra la mamma di Sara in una dichiarazione. Forse l’utilizzo secondo convenienza lo stanno facendo i suoi legali, non noi. Noi non abbiamo mai escluso la responsabilità”.

Edited by, mercoledì 10 settembre 2025, ore 14,38. 

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