Messina: Tramortita e accoltellata 30 volte, così è morta Daniela

L’autopsia, svolta oggi pomeriggio al Papardo, sul cadavere di DANIELA ZINNANTI (foto in alto), uccisa lunedì sera a Messina dall’ex compagno SANTINO BONFIGLIO, ha rivelato un accanimento dell’assassino sul corpo della donna che ha provato a difendersi: la 50enne è stata uccisa con trenta coltellate. L’inquietante precedente dell’omicida risalente al 2008, adesso rinchiuso nel carcere di Messina Gazzi. Il servizio…

GIUSEPPE LAZZARO

Daniela Zinnanti, la 50enne uccisa lunedì sera a Messina dall’ex compagno Santino Bonfiglio, 67 anni, avrebbe provato a difendersi prima di morire. È uno dei riscontri che emergono dopo l’autopsia effettuata oggi. L’esame è stato condotto dal medico legale Alessio Asmundo che ieri ha ricevuto l’incarico dalla Procura di Messina.

All’obitorio dell’ospedale Papardo, dove si è svolto l’esame autoptico, anche i consulenti nominati dalla difesa di Bonfiglio e dalla famiglia Zinnanti: i professori Daniela Sapienza e Antonino Bondì. Sembrerebbe che Bonfiglio abbia usato un tondino in ferro per forzare la finestra ed entrare nella stanza da letto e poi per tramortire la donna colpendola alla nuca.

In seguito avrebbe usato un coltello con il quale l’avrebbe colpita più volte. La donna presentava ferite alle mani, segno che in un primo momento ha provato a proteggersi dalle coltellate. Bonfiglio si sarebbe accanito colpendo l’ex compagna al torace e al collo almeno con trenta coltellate. Secondo l’autopsia la Zinnanti sarebbe morta subito dopo.

Il corpo è stato trovato il giorno successivo, martedì, dalla figlia che, allarmata dalle mancate risposte della madre, ha raggiunto l’abitazione. E’ emerso inoltre dalle indagini un precedente di Bonfiglio del 2008. L’uomo era stato già arrestato dalla polizia a Spadafora con l’accusa di tentato omicidio nei confronti della sua convivente di allora. Fermato in quel caso in un primo momento da un vigile vicino di casa, era fuggito cercando di evitare l’arresto della polizia, nel frattempo intervenuta su segnalazione della stessa vittima, refertata con 30 giorni di prognosi. In primo grado la condanna fu di 10 anni di reclusione. Ma in appello i giudici cambiarono la qualificazione giuridica dei fatti in lesioni personali riducendo la pena a 3 anni.

Edited by, sabato 14 marzo 2026, ore 19,10. 

 

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