Oliveri: Truccavano gare di appalto, sequestro di beni per 1 milione di euro ai fratelli Ravidà

Uno era dirigente dell’Ufficio Tecnico del Comune di Oliveri (foto in alto), l’altro ingegnere e libero professionista. Ai fratelli ROBERTO e SALVATORE RAVIDA’, di 70 e 64 anni, la polizia ha sequestrato stamane beni per 1 milione di euro su indagini condotte dalla DDA di Messina. Secondo l’accusa sarebbero state truccate gare di appalto. Il servizio…

GIUSEPPE LAZZARO

Stamane la Polizia di Stato di Messina ha dato esecuzione al decreto di sequestro patrimoniale emesso, ai sensi del Codice Antimafia, dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Messina, su proposta congiunta del Procuratore della Repubblica Antonio D’Amato e del Questore di Messina Annino Gargano, avente ad oggetto beni immobili, per un valore complessivamente stimato di quasi 1 milione di euro, riconducibili a due fratelli, dimoranti ad Oliveri, uno dei quali, fino al recente passato, dirigente dell’Ufficio Tecnico dello stesso comune, l’altro, ingegnere e libero professionista. Si tratta di Roberto e Salvatore Ravidà, rispettivamente di 70 e 64 anni, entrambi di Oliveri.

Il provvedimento è il risultato di congiunte e articolate attività investigative svolte dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Messina e dalla Divisione Anticrimine della Questura di Messina -, tese alla ricostruzione degli illeciti arricchimenti patrimoniali conseguenti alle condotte di entrambi i soggetti. In particolare, si è avuto di mira la condotta del fratello che, ricoprendo la pubblica funzione di responsabile dell’Area Tecnica dei comuni di Mazzarrà Sant’Andrea e di Oliveri aveva, abusando dei poteri correlati all’incarico ricoperto, nell’arco temporale dal 2000 al 2012, in cambio di benefici di vario genere, asservito la medesima pubblica funzione al rafforzamento e all’operatività della consorteria mafiosa cosiddetta dei “Barcellonesi” ed attiva, specialmente, nel settore degli appalti per l’aggiudicazione di significative opere pubbliche nella provincia di Messina e zone limitrofe.

In particolare, fra gli altri, sono state utilizzate le risultanze del processo, a seguito del quale, l’ex dirigente era stato ritenuto responsabile del reato di concorso esterno in associazione di tipo mafioso, riportando la condanna, divenuta definitiva, alla pena di 5 anni di reclusione, in esecuzione della quale era stato arrestato nel 2020 e scarcerato per fine pena nel 2023. Si tratta del procedimento convenzionalmente denominato “Gotha 3” le cui indagini avevano, infatti, consentito di ricostruire una mappa dettagliata degli appalti pubblici “truccati” e delle estorsioni commesse ai danni di imprenditori e commercianti della zona tirrenica messinese (Barcellona Pozzo di Gotto, Mazzarà Sant’Andrea, Terme Vigliatore, Montalbano Elicona, Sant’Angelo di Brolo etc.), delineando, al contempo, gli stretti rapporti di collaborazione tra le mafie delle province di Messina, Catania e Palermo.

L’allora dirigente dell’Ufficio Tecnico del Comune di Oliveri e, per un periodo, anche del Comune di Mazzarà Sant’Andrea, sfruttando la qualità di presidente della commissione di gara, era in rapporto servente rispetto all’organizzazione criminale, da un lato truccando, sistematicamente le gare di appalto, attraverso l’aggiudicazione di appalti pubblici in favore di imprese vicine alla consorteria mafiosa; dall’altro, adoperandosi, ripetutamente, nel segnalare alla medesima consorteria, gli imprenditori aggiudicatari di lavori pubblici, da sottoporre ad estorsione. Dagli elementi acquisiti è, inoltre, emerso che l’ex dirigente avrebbe condizionato illecitamente l’attività amministrativa, approvando o concorrendo all’approvazione di provvedimenti urbanistici ed edilizi illegittimi, riferibili al fratello ingegnere, in palese conflitto di interessi, in tal modo conseguendo quegli illeciti profitti, di cui al provvedimento oggi in esecuzione.

Edited by, venerdì 2 gennaio 2026, ore 12,35. 

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