
E’ praticamente crollato, con la decisione definitiva della Cassazione, l’impianto accusatorio scaturito dall’operazione “GAMMA INTERFERON”, scattata nel dicembre 2016, condotta dalla polizia del Commissariato di Sant’Agata Militello: visto l’esito, praticamente una bolla di sapone. Infatti, dopo le numerose assoluzioni del primo grado e neanche appellate dalla Procura Generale e poi della Corte d’Appello di Messina, la Suprema Corte ha disposto una sola condanna: quella dell’allevatore di Militello Rosmarino BIAGIO SALVATORE BORGIA (foto in alto), a 3 anni di reclusione. La Suprema Corte ha annullato senza rinvio due altre condanne. Nel servizio sul link Cronaca: la decisione della Cassazione, la ricostruzione dell’operazione e dei vari gradi di giudizio e con l’incredibile caso del sostituto commissario di polizia VINCENZO SAPORITO, assolto in primo grado definitivamente…
GIUSEPPE LAZZARO
Un solo imputato condannato definitivamente, per il resto tutte assoluzioni e prescrizioni. E’ praticamente finito in una bolla di sapone il procedimento scaturito dall’operazione “Gamma Interferon”, scattata il 14 dicembre 2016, coordinata dalla Procura di Patti e condotta dalla polizia del Commissariato di Sant’Agata Militello al tempo guidata dal dirigente Daniele Manganaro, su furti di animali e macellazioni clandestine nei Nebrodi.
La Cassazione, riformando parzialmente la sentenza di secondo grado emessa nel novembre 2024, ha confermato infatti la pena a carico del solo Biagio Salvatore Borgia, allevatore di Militello Rosmarino, condannato a 3 anni di reclusione quale capo ed organizzatore della iniziale contestata associazione a delinquere. Inammissibile il ricorso proposto dal difensore, avvocato Laura Todaro.
Per il resto la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la condanna nei confronti di Nicolino Gioitta, di Alcara Li Fusi, difeso dall’avvocato Flavia Galbato Muscio, dichiarando la prescrizione dell’imputazione di ricettazione per cui erano stati comminati 2 anni e 2 mesi di reclusione. Lo stesso Gioitta in appello era stato assolto dall’accusa di essere capo ed organizzatore della seconda associazione a delinquere contestata dall’accusa. Annullamento senza rinvio per prescrizione anche della condanna ad 1 anno e 4 mesi a carico di Giovanni Girbino, difeso dall’avvocato Marilena Bonfiglio.
LA SENTENZA IN APPELLO
La Prima sezione penale della Corte d’Appello di Messina (presidente Francesco Carmelo Tripodi), il 7 novembre 2024, aveva parzialmente riformato la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Patti il 19 luglio 2023 decretando 7 condanne. Per un capo di imputazione era stato assolto, perché il fatto non sussiste, Biagio Salvatore Borgia, e rideterminata la pena da 4 anni e 3 mesi a tre anni di reclusione, come visto adesso confermata dalla Cassazione. Assolti perché il fatto non sussiste anche Nicolino Gioitta, Salvatore Artino Inferno e Carmelo Gioitta, tutti di Alcara Li Fusi, per un capo di imputazione e Nicolino Gioitta anche per un altro capo di imputazione, riducendo così la pena nei confronti di quest’ultimo da 4 anni e 6 mesi a 2 anni e 2 mesi di reclusione e la multa irrogata in primo grado da 2.500 ad 800 euro.
Assolti da un capo di imputazione Antonino Calcò e Sebastiano Conti Mammamica, da due capi di imputazione perché il fatto non sussiste.
Rideterminata la pena a carico di Giovanni Girbino al quale erano state concesse le attenuanti generiche con riduzione della pena da 2 anni e 6 mesi ad 1 anno e 4 mesi, concedendo anche la sospensione condizionale della pena e la riduzione della multa da 2.500 a 800 euro. Assolti Salvatore Musarra e Tindaro Giacomo Agostino Ninone rispettivamente per un capo di imputazione ciascuno perché il fatto non sussiste.
LA SENTENZA DI PRIMO GRADO

Il 19 luglio 2023, al Tribunale di Patti, era stata pronunciata la sentenza di primo grado. Il pm aveva chiesto 6 anni di reclusione nella sua requisitoria ma il verdetto, inequivocabile, di piena assoluzione, rese onore ad un fedele servitore dello Stato quale è stato Vincenzo Saporito, per tutti Enzo (foto sopra). Originario di Sant’Angelo di Brolo, residente a Capo d’Orlando, sposato e padre di due figli dei quali una è nell’Esercito Italiano e l’altro ne ha seguito le orme nella Polizia di Stato, il sostituto commissario Saporito ha svolto servizio per 42 anni, da 18 a 60 anni, fino alla quiescenza. Irreprensibile e disponibile, soprattutto Saporito è stato una guida, per la magistratura inquirente, nelle numerose attività antimafia svolte sul territorio. Ha partecipato alle indagini ai tempi della faida tra le cosche dei Bontempo Scavo e dei Galati Giordano di Tortorici con 16 morti e 7 casi di lupara bianca in due anni e alle inchieste delle operazioni antimafia più importanti: “Mare Nostrum”, “Romanza”, “Icaro” etc. E’ stato un importante punto di riferimento per i commercianti di Capo d’Orlando che si ribellarono al racket, è stato presente come investigatore in tutti gli altri fatti avvenuti negli ultimi 30 anni nei Nebrodi, anche fuori dalla propria competenza grazie al suo fiuto investigativo. Colonna del Commissariato di polizia di Capo d’Orlando per anni, ha chiuso una luminosa carriera da guida del Posto fisso di Tortorici e, al momento della pensione, ha ricevuto i pubblici elogi degli amministratori e dei cittadini.
Quando è scattata la “Gamma Interferon”, senza sapere neanche come, il sostituto commissario Saporito aveva subito l’onta dell’umiliazione: non solo indagato a piede libero per un reato non commesso, come confermato dalla sentenza, ma addirittura i suoi stessi colleghi del Commissariato di Sant’Agata Militello, lo obbligarono a prendersi la notifica dell’atto allo stesso Commissariato altrimenti gliela avrebbero consegnata a casa. In questo modo il nome di Saporito, con la notifica ricevuta, poteva comparire sui giornali. Poi l’assoluzione, diventata definitiva dopo il primo grado poiché non appellata dalla Procura Generale di Messina.
“Si chiama Enzo Saporito – scrisse nelle ore successive a quella sentenza l’on. Tommaso Calderone, uno dei due avvocati difensori -, è un ispettore della Polizia di Stato. Per anni ha comandato il Posto Fisso di Polizia a Tortorici. A Tortorici non a Cortina d’Ampezzo. È stato per anni in prima fila e ha lottato in trincea contro la mafia dei Nebrodi. Uomo delle Istituzioni e fedele servitore dello Stato. Poi un fulmine a ciel sereno dopo 42 anni di specchiata carriera. Indagato prima e imputato poi per un reato odioso: corruzione. Ipotesi di accusa evanescente. Il sottoscritto leggeva e rileggeva le carte e non capiva di cosa era accusato Enzo e perché. Ovviamente l’ispettore Saporito su tutti i giornali. Prima pagina e per giorni e giorni. Angoscia infinita, vergogna smisurata. Al suo fianco, oltre a qualche amico e collega, i suoi difensori: Alessandro Pruiti Ciarello e il sottoscritto. La richiesta della Procura: 6 anni di reclusione. Pochi minuti fa (il riferimento è alla sera del 19 luglio 2023 ndr) la sentenza: ASSOLTO PERCHÉ IL FATTO NON SUSSISTE. Chi restituirà a Enzo anni di disonore, di angoscia, di vergogna? Mi batterò con tutte le forze che ho perché questo scempio abbia a finire. Finirà, so che finirà, questa vergogna del “mostro in prima pagina””.
L’OPERAZIONE
L’operazione “Gamma Interferon” scattò il 14 dicembre 2016 e, sotto il coordinamento della Procura di Patti, fu condotta dalla polizia del Commissariato di Sant’Agata Militello, al tempo guidato dal dirigente Daniele Manganaro e dalla Squadra Mobile di Messina. L’inchiesta riguardava una presunta filiera parallela e illegale di produzione di carni nel comprensorio nebroideo in cui sarebbero stati coinvolti allevatori locali, macellai e medici veterinari, in servizio all’ASP di Messina, sede di Sant’Agata Militello. I reati ipotizzati, a vario titolo, erano associazione a delinquere, abigeato, maltrattamenti di animali, macellazioni clandestine e false certificazioni nei controlli degli animali. Furono una cinquantina le persone indagate, con 33 misure cautelari eseguite, 41 furono rinviate a giudizio per oltre 120 di capi di imputazione: numeri, oggi, completamente diversi davanti alle sentenze di primo e secondo grado e, adesso, della Cassazione.
Edited by, venerdì 19 settembre 2025, ore 10,28.