SALUTE&BENESSERE: IL GLIFOSATO E’ CANCEROGENO

Il glifosato è cancerogeno. Per sapere cosa è il glifosato (utilizzato soprattutto in agricoltura) e le conseguenze che comporta, lo spiega la dottoressa ISABELLA SALVIA, nutrizionista con studio in Torrenova ed esperta di medicina in generale, nella settimanale rubrica “Salute&Benessere”. Il servizio…

Il glifosato è cancerogeno. Lo dice uno studio pubblicato su Environmental Health a cura di Simona Panzacchi ed Eva Tibaldi con Philip J. Landrigan, Fiorella Belpoggi e Daniele Mandrioli del Centro di Ricerca sul Cancro dell’Istituto Ramazzini di Bologna fra le più grandi e importanti cooperative sociali italiane di ricerca (sostenuta da 40.000 soci) e fondata dal prof. Cesare Maltoni.

Una sfida vinta grazie alla determinazione e al talento di una squadra capitanata dalla dottoressa Fiorella Belpoggi, ricercatrice biologa e figura di spicco della Fondazione Italiana Biologi (FIB). Trentuno pagine nero su bianco che dimostrano in maniera scientifica la tossicità del glifosato, un erbicida ampiamente utilizzato e che negli anni aveva suscitato preoccupazioni riguardo alla sua possibile cancerogenicità.

Se la IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) lo aveva classificato come “probabile cancerogeno per l’uomo”, l’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) aveva affermato che non era probabile che il glifosato costituisse un pericolo di cancerogenicità per l’uomo.

Lo studio della dottoressa Belpoggi e dello staff di ricerca offre un ulteriore contributo a dipanare la matassa e a fugare dubbi. E dai dati forniti dalla ricerca del team Ramazzini la correlazione tra glifosato e cancro esiste. “Quello raggiunto è il risultato di più di dieci anni di lavoro che il team ha svolto con entusiasmo e forza – ha dichiarato la dottoressa Belpoggi. Non abbiamo mai mollato e i nostri sforzi sono stati premiati”. Dalla ricerca dei fondi, al reclutamento del personale e dei partner scientifici anche internazionali, al disegno sperimentale: tutti tasselli riuscitissimi di un mosaico che impreziosisce il campo della ricerca ambientale indipendente.

In questo nuovo studio a lungo termine, il glifosato e due formulazioni commerciali a base di glifosato, Roundup Bioflow (MON 52276) utilizzato nell’UE e RangerPro (EPA 524-517) utilizzato negli Stati Uniti, sono stati somministrati ai ratti tramite l’acqua a partire dalla vita prenatale, a dosi di 0,5, 5 e 50 mg/kg di peso corporeo/giorno per 2 anni. Queste dosi sono attualmente considerate “sicure” dagli enti regolatori e corrispondono alla Dose giornaliera accettabile (Dga) e al Livello senza effetti avversi osservati (Noael) dell’Ue per il glifosato.

In tutti e 3 i gruppi di trattamento, è stato osservato un aumento di incidenza di tumori benigni e maligni in diverse sedi. Questi tumori si sono sviluppati nel sistema emolinfopoietico (leucemie), nella cute, nel fegato, nella tiroide, nel sistema nervoso, nelle ovaie, nella ghiandola mammaria, nelle ghiandole surrenali, nei reni, nella vescica, nelle ossa, nel pancreas, nell’utero e nella milza. L’incidenza è risultata aumentata in entrambi i sessi. La maggior parte di questi tumori sono rari nei ratti Sprague-Dawley (incidenza spontanea).

Ricordiamo che il glifosato è un diserbante sistemico e viene definito «totale», ovvero non in grado di agire in maniera selettiva. L’assorbimento avviene a livello fogliare, ma nell’arco di sei ore l’erbicida risulta diffuso in tutta la pianta. Il disseccamento si registra in poco meno di due settimane ed è dovuto all’azione chelante del glifosato, in grado di sottrarre alcuni micronutrienti (ferro, magnesio) cruciali per la vita e lo sviluppo delle piante.

L’uso del glifosato in agricoltura è stato autorizzato per la prima volta negli anni settanta ed è oggi diffuso in oltre 140 Paesi nel mondo.

L’utilizzo del glifosato è cresciuto negli anni – 127mila le tonnellate usate nel 2012 nei campi degli Stati Uniti – con la diffusione di coltivazioni di piante Ogm (organismi geneticamente modificati). L’introduzione di specie vegetali resistenti al glifosato (soia, mais e cotone) ha permesso ai coltivatori di utilizzare l’erbicida su queste piante senza danneggiare i raccolti. Nel 2011 è scaduto il brevetto in possesso della Monsanto, prima multinazionale a produrre il glifosato.

Oggi sarebbero 750 i prodotti in commercio a base di questo erbicida, le cui tracce possono essere ritrovate nel terreno, negli alimenti, nell’aria e nell’acqua. Nel mondo si stima che il mercato del glifosato ammonti a 5,4 miliardi di dollari.

Eventuali quesiti o temi d’interesse mi potranno essere segnalati su Facebook alla pagina “Dott.ssa Isabella Salvia – Biologa Nutrizionista” o tramite WhatsApp al 320 6556820.

ISABELLA SALVIA

I contenuti di questo articolo hanno esclusive finalità informative e divulgative, non essendo destinati ad offrire consulenza medica/nutrizionale personale. La dottoressa Isabella Salvia consiglia sempre di rivolgersi ad un professionista qualificato della nutrizione (un biologo nutrizionista, un medico dietologo o un dietista) per ricevere un piano alimentare personalizzato, redatto sulla base di una diagnosi individuale, sia per soggetti sani che per le persone affette da patologie accertate.

Edited by, venerdì 13 giugno 2025, ore 17,34. 

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