
La Polizia di Stato ha eseguito un decreto di sequestro di beni per un valore di circa 250.000 euro emesso dal Gip del Tribunale di Messina, su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia -, nei confronti di due uomini e due donne, arrestati, lo scorso 14 gennaio (15 arresti in quella occasione) ed accusati di fare parte della “famiglia” mafiosa dei “Barcellonese”. Il servizio con i nomi…
La Polizia di Stato ha eseguito un decreto di sequestro di beni per un valore di circa 250.000 euro emesso dal Gip del Tribunale di Messina, su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia -, diretta dal Procuratore Antonio D’Amato.
Il provvedimento scaturisce dagli accertamenti di carattere patrimoniale svolti dagli agenti della Squadra Mobile di Messina e del Commissariato di polizia di Barcellona Pozzo di Gotto, coordinati dalla DDA, nei confronti di due uomini e due donne arrestati lo scorso 14 gennaio (15 arresti in quella occasione) ritenuti membri attivi della “famiglia” mafiosa “barcellonese”, indagati per associazione di tipo mafioso, peculato ed estorsione aggravati dalle finalità mafiose. Si tratta di: Luisella Alesci 53 anni; Domenico Ofria, 53 anni; Tiziana Francesca Foti, 52 anni e Angelo Munafò, 45 anni.
Le indagini svolte hanno accertato la riconducibilità di un’impresa operante nel settore dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani, di rifiuti speciali e demolizione dei veicoli con sede a Barcellona, ad un esponente della famiglia mafiosa dei barcellonesi ed ai suoi familiari, nonostante l’impresa fosse confiscata, sia in sede penale che di prevenzione, ed affidata ad un amministratore giudiziario sin dall’anno 2011. Gli elementi di prova raccolti hanno svelato come l’impresa sarebbe stata utilizzata, anzitutto, quale strumento di illecito arricchimento, attraverso la quotidiana appropriazione del denaro, non contabilizzato, dalle casse; conseguendo, in tal modo, il risultato della percezione da parte della comunità, di un’organizzazione mafiosa in grado di gestire un’azienda, nonostante ben due provvedimenti di confisca e relativa amministrazione giudiziaria.
Le indagini patrimoniali hanno permesso di appurare che i beni sequestrati costituiscono provento di attività illecite. In particolare, il sequestro, finalizzato alla futura confisca dei beni, riguarda somme di denaro, un fondo comune di investimento e due autovetture riconducibili agli indagati ovvero ai loro più stretti congiunti, per un valore complessivo di circa 250.000 euro.
g.l.
Edited by, venerdì 11 luglio 2025, ore 12,20.