Messina: Il crack di Centonove. La Cassazione cancella alla radice il processo all’editore Enzo Basso

La Corte di Cassazione ha annullato alla radice il processo al giornalista messinese ENZO BASSO (foto in alto), già editore del settimanale Centonove. La Suprema Corte ha bypassato la sentenza di condanna in appello, per bancarotta documentale, a 4 anni e 4 mesi, azzerato anche il primo grado e rimesso gli atti al Tribunale di Messina. Si riparte daccapo dopo nove anni. Il servizio…

MASSIMO SCAFFIDI

La Cassazione cancella alla radice il processo a suo carico, azzerando pure il primo grado. “Annulla senza rinvio la sentenza impugnata e quella di primo grado e dispone la trasmissione degli atti al Tribunale di Messina per l’ulteriore corso…”.

E’ una sentenza tranchant, senza molti precedenti, quella della V sezione della Corte Suprema di Cassazione di Roma sul giornalista Enzo Basso, fondatore del settimanale “Centonove”, chiuso per ordine della magistratura di Messina dopo venticinque anni di ininterrotte pubblicazioni.

Enzo Basso fu arrestato all’alba del 28 ottobre del 2017 con l’accusa di bancarotta documentale per ordine della Procura allora diretta da Maurizio De Lucia (oggi Procuratore di Palermo) e passò sei mesi agli arresti domiciliari. La conseguenza dell’arresto fu la chiusura del settimanale e la cessione del ramo di azienda 109press, la prima società di rassegne stampa telematiche del Sud Italia, senza nessuna procedura competitiva di evidenza pubblica. Ora, a distanza di nove anni dai fatti, la Cassazione non si esprime, come da prassi, sulla sentenza di secondo grado che aveva determinato la condanna a 4 anni e 4 mesi del giornalista ma cancella alla radice il processo, azzerando pure il primo grado.

“Si riparte da zero” potrebbe essere la sintesi di questa storia politico-giudiziaria cioè da quando Basso venne arrestato senza ce ne fossero le condizioni. Dal primo capo di imputazione che contestava al giornalista una voce di bilancio, un credito di 334.000 euro, molti elementi sono risultati falsi o inesatti come la cifra riportata in bilancio. Questa era corretta, 176.000 euro, il credito verso la cooperativa Intermedia, la stessa che non aveva restituito alla società editoriale Centonove la somma di 26.000 euro, a seguito della uscita dell’azienda dalla compagine.  Altro elemento risultato falsato, le contestazioni sul credito di imposta, regolarmente usufruito dalla società editoriale e certificato da una sentenza della commissione tributaria. Ma al centro dell’indagine, guidata dall’allora magistrato Antonio Carchietti ora in servizio alla Procura di Palermo, c’è soprattutto la richiesta dei fondi al Dipartimento dell’Editoria della cooperativa Kimon, alla quale partecipava anche Editoriale Centonove: si contestava la presenza della Srl, come socio sostenitore, elemento regolarmente previsto dal Codice civile. La testata era stata ceduta alla cooperativa secondo i dettami di legge, dopo la stima e la perizia giurata di un consulente del Tribunale di Roma.

Da evidenziare che l’Editoriale Centonove non ha mai usufruito dei fondi della legge sull’editoria. Dopo nove anni di giudizi, ora il processo è stato cancellato alla radice. Basso ha denunciato a Reggio Calabria il Pm che ha avviato l’inchiesta, di contro la famiglia e gli affini del magistrato hanno presentato contro di lui e il giornale da lui diretto più di venti querele. Una “querelle” che ancora farà tanto discutere.

Edited by, venerdì 17 aprile 2026, ore 17,31. 

 

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