
Trentacinque persone sono state arrestate (32 sono finite in carcere e 3 ai domiciliari) a Niscemi (centro della provincia di Caltanissetta balzato all’attenzione della cronaca nazionale per la frana del 25 gennaio scorso) nel corso di un’operazione antimafia che ha visto impegnati 200 carabinieri. L’indagine ha scoperchiato l’infiltrazione del clan locale nel settore della raccolta degli oli vegetali esausti. Il servizio sul link Sicilia News e i nomi degli arrestati…
Trentacinque persone sono state arrestate (32 sono finite in carcere e 3 ai domiciliari) a Niscemi nel corso di un’operazione antimafia che ha visto impegnati 200 carabinieri. L’indagine ha scoperchiato l’infiltrazione del clan locale nel settore della raccolta degli oli vegetali esausti.
I mafiosi imponevano accordi a ditte specializzate nel settore, che erano colluse. Alcune aziende, per un valore di 6 milioni di euro, sono state sottoposte a sequestro preventivo. I militari hanno anche scoperto un gruppo criminale che vendeva cocaina e marijuana e che concedeva vere e proprie “autorizzazioni” allo spaccio a Niscemi, in cambio di un contributo di natura economica o di una “messa a disposizione” del sodalizio mafioso.
L’indagine è uno sviluppo dell’operazione “Mondo opposto”, che nel dicembre 2023 aveva portato all’arresto, tra gli altri, di Alberto Musto, boss della famiglia mafiosa di Niscemi. La famiglia si sarebbe inserita prepotentemente nel settore della raccolta degli oli vegetali avvalendosi dapprima di una società di Favara e, successivamente, di un’impresa di Catania. L’interesse di Musto per il racket dell’olio esausto e, più in generale per il settore dei rifiuti, era probabilmente maturato durante la sua reclusione nel carcere di Voghera, nel corso della quale aveva appreso da un detenuto dei grossi guadagni che si sarebbero potuti realizzare.
Ai commercianti locali era imposta con violenza e minaccia la sottoscrizione di contratti di smaltimento con le ditte colluse, garantendo a queste ultime una posizione dominante sul mercato in cambio di provvigioni fisse: 40 euro per ogni contratto e 600 euro ogni 1.000 litri di olio prelevato. L’indagine ha documentato come la sola “notorietà” della levatura mafiosa dei Musto esercitasse una pressione intimidatoria tale da annullare la libertà di autodeterminazione degli imprenditori.
Il settore degli stupefacenti rappresentava poi un’altrettanto indiscutibile fonte d’introiti per la famiglia mafiosa. In un’intercettazione il fratello del boss gli riferiva come un loro conoscente ne avesse tessuto le lodi, definendolo il prototipo del mafioso per l’integrale adesione ai “principi” dell’organizzazione: “Minchia tuo fratello…tuo fratello è malato di malavita”, affermazione che il boss accoglieva con palese compiacimento.
In un’altra intercettazione il capomafia ribadiva a uno spacciatore che ogni attività illecita sul territorio doveva passare sotto la sua egida: “Perché questo non è lavoro, se è lavoro, io non mi permetto di fare, di domandarvi nulla, ma siccome non è lavoro, questa è malavita e la malavita a Niscemi la gestisco solo io”.
Questo controllo capillare poggiava su un solido asse logistico-operativo tra Niscemi e il catanese da dove provenivano ingenti forniture di cocaina e marijuana poi stoccate in basi logistiche niscemesi. La forza coercitiva del gruppo veniva ribadita anche attraverso plateali interventi punitivi per il recupero dei crediti di droga, come documentato in un episodio in cui un debitore è stato costretto, con un’azione di forza condotta pubblicamente all’interno di un bar, a cedere il proprio cellulare per sanare una fornitura di droga non pagata. “Da oggi Cosa nostra a Niscemi è ridotta ai minimi termini” dice il Procuratore capo di Caltanissetta, Salvatore De Luca. “Per un bel po’ di tempo non sarà più in grado di nuocere. Era una mafia particolarmente violenta”.
In carcere sono finiti Antonio Mario Musto, 70 anni; Danilo Musto, 33 anni; Domenico Abaco, 36 anni; Alessio Alma, 23 anni; Davide Alma, 29 anni; Gaetano Azzolina, 35 anni; Gianluca Azzolina, 26 anni; Antonio Balsamo, 45 anni; Giuseppe Barone, 46 anni; Simone Bartoluccio, 36 anni; Michele Brancato, 37 anni; Angelo Cacciaguerra, 58 anni; Luciano Calabrese, 46 anni; Giuseppe Cona, 40 anni; Santo Cunsolo, 55 anni; Santo Oreste D’Arrigo, 41 anni; Carmelo Di Benedetto, 63 anni; Salvatore Di Pasquale, 59 anni; Giovanni Donato, 40 anni; Gianni Ferranti, 24 anni; Rosario Fidone, 21 anni; Rosario Greco, 42 anni; Giuseppe Infuso, 33 anni; Salvatore Lauria, 45 anni; Dario Licciardello, 35 anni; Liliana Parisi, 64 anni; Maurizio Parisi, 54 anni; Paolo Parisi, 29 anni; Giuseppe Sammartino, 36 anni; Salvatore Sciacca, 25 anni; Francesco Tizza, 29 anni; Filippo Tramontana, 40 anni.
Ai domiciliari sono andati Francesco Pullara, 50 anni; Giacomo Galvano, 49 anni; Luigi Tinnirello, 53 anni.
g.l.
Edited by, mercoledì 22 aprile 2026, ore 12,49.